La storia dell'ex carcere borbonico di Santo Stefano emerge dagli archivi. Una ricognizione ha portato alla luce documenti inediti che raccontano la vita dei detenuti e il passato della struttura. Il recupero mira a creare spazi museali e formativi.
La storia della prigione borbonica rivive
Un'antica struttura carceraria, rimasta operativa per 160 anni, custodisce storie di personaggi illustri e criminali comuni. Tra le sue mura hanno soggiornato figure come Luigi Settembrini e Sandro Pertini. Vi trovarono posto anche dissidenti politici e oppositori di vari regimi.
Il brigante Carmine Crocco e l'anarchico Giuseppe Mariani sono solo alcuni dei nomi legati a questo luogo. Anche il bandito Sante Pollastri scontò la sua pena tra queste celle.
Un detenuto di particolare rilievo fu Altiero Spinelli. Questo storico antifascista, considerato padre fondatore dell'Unione Europea, scrisse il celebre Manifesto durante il suo confino. La sua prigionia avvenne tra Ventotene e Santo Stefano.
Il recupero dell'ex carcere e il progetto di valorizzazione
L'ex carcere di Santo Stefano sorge su un isolotto inaccessibile. Fu edificato dai Borbone verso la fine del Settecento. La sua architettura è unica: una struttura panottica a anfiteatro a cielo aperto.
La prigione chiuse i battenti nel 1965. Seguì un lungo periodo di abbandono, vandalismo e degrado. Dal 2016 è attivo un progetto governativo per il suo recupero. L'obiettivo è far rinascere l'intera cittadella carceraria.
Il progetto prevede la creazione di spazi museali. Ci saranno anche aree dedicate all'alta formazione. L'iniziativa integra percorsi espositivi naturalistici.
La ricognizione archivistica e la presentazione dei risultati
In quest'ottica di valorizzazione, è stata condotta una ricognizione archivistica. La documentazione dell'ex carcere borbonico è stata analizzata. I risultati sono stati presentati al Ministero della Cultura. L'evento si è svolto in occasione della Giornata Internazionale degli Archivi.
Il commissario straordinario Giuseppe Marinello e il direttore generale Archivi, Antonio Tarasco, hanno sottoscritto un Accordo di partenariato. La cerimonia si è svolta alla presenza del sottosegretario Giampiero Cannella.
Nei due secoli di attività, il carcere ha ospitato patrioti del Risorgimento. Vi furono detenuti condannati politici e comuni. Le loro vite emergono dai documenti.
Le tracce lasciate dai detenuti e dagli operatori
Le corrispondenze dei direttori, degli agenti di custodia e dei cappellani rivelano le storie individuali. Questi ultimi ebbero un ruolo cruciale nel conforto dei reclusi. Ognuno ha lasciato una traccia del proprio passaggio.
Gli eventi storici che portarono alla loro presenza sull'isola sono anch'essi documentati. La ricognizione ha permesso di raccogliere queste preziose testimonianze.
Le fonti relative all'Ergastolo di Santo Stefano saranno integrate nei sistemi informativi archivistici. Questo avverrà nell'ambito del nuovo portale "Archivi Nazionali". L'istituto centrale per gli Archivi coordina questo processo.
Il portale offrirà un punto di accesso unico. Sarà possibile ricercare e consultare tutte le risorse descrittive. Queste risorse sono attualmente sparse in diversi sistemi e portali archivistici.
Un patrimonio storico da scoprire e valorizzare
Secondo Marinello, si tratta di un patrimonio ancora poco conosciuto. Il suo recupero contribuirà a farlo emergere. La mole di documentazione esaminata supera le aspettative iniziali. Restituisce una vitalità inimmaginabile.
Grazie alla digitalizzazione, queste informazioni saranno accessibili. Non solo agli studiosi, ma anche a molti cittadini italiani ed europei. L'obiettivo è rendere la storia fruibile a un vasto pubblico.
Antonio Tarasco ha sottolineato l'importanza storica del luogo. L'Ergastolo di Santo Stefano è uno dei siti più significativi d'Italia. La sua storia permette di leggere passaggi fondamentali del Risorgimento. Include anche la costruzione della democrazia e la storia del diritto penale.
Il patrimonio documentario conservato negli Archivi di Stato dà voce ai detenuti. Racconta anche le storie degli amministratori e degli operatori. Le comunità che hanno vissuto questo luogo per oltre due secoli sono ora più vicine a noi.
L'esposizione dei risultati della ricognizione archivistica è stata affidata a professionisti del settore. Marilena Giovannelli e Libera Pennacchi, ex direttrici dell'Archivio di Stato di Latina, hanno collaborato. Anche Ferdinando Salemme, direttore dell'Archivio di Stato di Napoli, ha partecipato attivamente.