Due arresti e provvedimenti per tre minorenni a Priolo per estorsioni a chioschi e lidi. L'aggravante del metodo mafioso è contestata.
Estorsioni e intimidazioni sulla costa di Priolo
Servizi di guardiania obbligatori venivano imposti a chioschi e lidi. I gestori dovevano pagare per evitare ritorsioni. Queste potevano includere incendi o aggressioni.
La richiesta di denaro per il parcheggio era un altro metodo. Se non accontentati, gli indagati potevano agire con violenza. Le indagini hanno coinvolto due procure di Catania.
La DDA e la procura per i minorenni hanno coordinato le operazioni. Cinque persone sono state indagate. Tutti sono originari di Priolo Gargallo, provincia di Siracusa.
Accuse e provvedimenti giudiziari
Le accuse a vario titolo includono estorsione. Viene contestata sia la forma tentata che quella consumata. L'aggravante del metodo mafioso è centrale nell'inchiesta.
Sono contestati anche intestazione fittizia di beni. Inoltre, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Detenzione e porto di armi sono altri capi d'accusa.
Danneggiamento a seguito di incendio completa il quadro delle accuse. Ai due maggiorenni è stata notificata la custodia cautelare in carcere. Le loro identità non sono state rese note.
Coinvolgimento di minorenni e figure chiave
Per due minorenni è stato disposto il collocamento in comunità. Al terzo minore è stata imposta la misura della permanenza in casa. Le indagini congiunte hanno messo in luce figure specifiche.
Tra queste, un uomo di 51 anni, il più grande dei maggiorenni. È indagato anche per la gestione dello spaccio di droga. La sua influenza si estendeva su tutto il territorio di Priolo Gargallo.
Questo 51enne avrebbe agevolato l'intestazione di un chiosco. L'operazione mirava ad aggirare la normativa antimafia. L'obiettivo era nascondere la reale proprietà.
Indizi su armi e spaccio
Per l'altro maggiorenne, un 24enne, sono emersi gravi indizi. La DDA di Catania gli contesta anche reati legati alle armi. Si tratta di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco.
Questi elementi rafforzano l'ipotesi di un'organizzazione strutturata. L'inchiesta ha visto la collaborazione di polizia e carabinieri. Le forze dell'ordine hanno lavorato in sinergia per raccogliere le prove.
L'operazione mira a contrastare fenomeni criminali radicati. La presenza di intimidazioni e violenza è un segnale preoccupante. Le autorità confermano l'impegno nella lotta alla criminalità organizzata.