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Due monaci induisti sono stati assolti in Appello a Forlì. La Corte ha stabilito che la coltivazione di cannabis per scopi religiosi non costituisce reato, riconoscendo la libertà di culto.

Assoluzione in Appello per monaci induisti

La Corte di Appello di Bologna ha emesso un verdetto di assoluzione piena per due giovani monaci induisti. La decisione ribalta la condanna di primo grado ricevuta nel 2022. I giudici hanno stabilito che il fatto non sussiste, riconoscendo la legittimità della coltivazione di cannabis a fini religiosi.

Questa sentenza segna un punto fermo nel diritto. L'uso rituale della sostanza è ora considerato protetto dalla libertà di culto costituzionale. L'odissea giudiziaria dei due monaci si conclude quindi positivamente.

La vicenda dei monaci Hare Krishna

La storia ha avuto inizio circa quattro anni fa. I due monaci, devoti seguaci di Shiva e appartenenti alla comunità Hare Krishna, hanno dovuto lasciare l'India. Le restrizioni sui visti li hanno costretti a cercare un nuovo luogo per la loro vita ascetica.

Hanno scelto un rudere ottocentesco. Si trova nell'Appennino tosco-romagnolo, tra Premilcuore e Rocca San Casciano. La zona è impervia e selvaggia, ideale per la loro meditazione.

Il ritrovamento e il blitz dei Carabinieri

Il luogo scelto era un vero eremo. Raggiungibile solo dopo lunghe camminate e dislivelli notevoli. Non disponeva di comfort moderni come il riscaldamento. I due monaci dedicavano le loro giornate alla preghiera e alla meditazione.

A interrompere la loro quiete è stato un escursionista. Ha avvertito un forte odore di marijuana provenire dall'abitazione apparentemente abbandonata. L'escursionista ha allertato i Carabinieri di Rocca San Casciano.

I militari hanno dovuto organizzare una vera e propria spedizione alpina. I mezzi speciali non potevano raggiungere il luogo. I Carabinieri sono giunti a piedi, affrontando il sentiero impervio. I monaci hanno consegnato spontaneamente piante e infiorescenze, mostrando grande serenità.

La battaglia legale e la sentenza di Appello

Nonostante la collaborazione, i due monaci sono stati arrestati. Hanno affrontato un processo direttissimo a Forlì. Il Tribunale di Forlì li aveva condannati a 5 mesi e 10 giorni di reclusione. La condanna era per detenzione a fini non personali.

La difesa, guidata dall'avvocato Andrea Romagnoli, ha presentato ricorso. La tesi difensiva ha trovato pieno accoglimento presso la Corte di Appello di Bologna il 3 aprile. L'avvocato ha dimostrato che l'uso dei cannabinoidi non era finalizzato allo spaccio o al mero piacere.

L'assunzione era intrinsecamente legata alla loro pratica religiosa. I giudici d'appello hanno riconosciuto la scriminante dell'uso religioso. L'esercizio di un culto è un diritto costituzionale. In questo caso, prevale sulla norma penale.

La sentenza è equiparabile all'uso terapeutico della cannabis. Le motivazioni complete, attese tra 60 giorni, definiranno ulteriormente questo delicato equilibrio. Si tratta di un nuovo capitolo tra legge statale e libertà spirituale.

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