Un'imprenditrice cinese è stata arrestata a Prato per aver sfruttato migranti irregolari, costretti a lavorare 14 ore al giorno in condizioni precarie. L'operazione ha portato alla luce gravi violazioni delle norme sul lavoro e sulla sicurezza.
Sfruttamento e lavoro nero a Prato
Un'operazione dei carabinieri ha scoperchiato un caso di grave sfruttamento lavorativo a Prato. L'indagine ha rivelato che una ditta tessile impiegava dieci lavoratori migranti in condizione di irregolarità. Questi individui, di età compresa tra i 20 e i 60 anni, venivano costretti a turni massacranti. Lavoravano per 14 ore quotidiane, con solo due brevi pause per i pasti. Il compenso era basato sul cottimo, con un pagamento di soli 0,60 centesimi per ogni pezzo cucito. Questo sistema garantiva loro una paga mensile tra gli 800 e i 900 euro. Oltre allo stipendio irrisorio, ricevevano un alloggio in un dormitorio o in un appartamento vicino al laboratorio.
L'operazione è stata condotta dai carabinieri di Prato, supportati dal nucleo tutela lavoro del Gruppo Roma e dall'ispettorato del lavoro di Perugia. Le indagini sono state coordinate dalla procura della città toscana. La titolare dell'azienda, un'imprenditrice di nazionalità cinese, è stata arrestata. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo dell'azienda, denominata Confezione Zhao. La procura ha reso noti i dettagli dell'operazione tramite un comunicato ufficiale.
Il blitz e le condizioni dei lavoratori
L'intervento delle forze dell'ordine è avvenuto martedì sera in via Palestro. Nonostante il portone dell'azienda fosse chiuso, dall'esterno si udiva il rumore dei macchinari in funzione. La procura ha sottolineato l'importanza dell'uso di una body-cam per accertare la flagranza di reato. Attraverso una finestra, la telecamera ha ripreso la titolare mentre impartiva ordini concitati ai lavoratori. Li incitava a nascondersi per evitare il controllo. Solo dopo diversi minuti di attesa, la donna ha acconsentito ad aprire il portone.
Una volta all'interno, i militari hanno trovato solo l'imprenditrice e tre dipendenti in regola. Gli altri dieci lavoratori irregolari si erano nascosti in vari nascondigli. Erano celati sotto cumuli di tessuti, sotto i tavoli, in bagno e persino in cucina. Le verifiche hanno evidenziato una totale assenza di tutele per la salute e la sicurezza dei lavoratori. I dispositivi di sicurezza dei macchinari erano stati manomessi. Le condizioni abitative fornite ai lavoratori erano inoltre definite degradanti.
Accuse e conseguenze per i migranti
Alla titolare sono stati contestati i reati di assunzione di migranti irregolari e di sfruttamento del lavoro. Quest'ultimo reato è aggravato dall'aver approfittato dello stato di necessità dei lavoratori. I migranti privi di permesso di soggiorno, secondo quanto spiegato dalla procura, hanno scelto di non collaborare con le autorità. Di conseguenza, sono state avviate le procedure per la loro espulsione. La procura ha ricordato che la collaborazione con la giustizia avrebbe potuto consentire loro di ottenere un permesso di soggiorno.
Domande e Risposte
Cosa è successo a Prato? A Prato, un'operazione dei carabinieri ha portato all'arresto di una imprenditrice cinese e al sequestro di una ditta tessile. L'accusa è di sfruttamento del lavoro e impiego di migranti irregolari.
Quali erano le condizioni di lavoro? I migranti irregolari venivano impiegati per 14 ore al giorno, con paghe molto basse basate sul cottimo e alloggi in condizioni degradanti. Inoltre, mancavano le tutele per la salute e la sicurezza sul lavoro.