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Il Movimento 5 Stelle in Basilicata solleva dubbi sulla localizzazione di un deposito nucleare, chiedendo al Presidente Bardi di chiarire la posizione regionale. La richiesta si estende anche alle aree militari, con un appello alla discussione di una mozione consiliare ferma da un anno.

No al deposito nucleare in Basilicata

Le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, hanno espresso una ferma opposizione alla realizzazione di un deposito per scorie nucleari nella regione Basilicata. La loro posizione si basa su una mozione presentata quasi un anno fa. Questa mozione, numero 18, manifesta la contrarietà della Regione a un sito di stoccaggio. La questione è particolarmente sensibile, ricordando la mobilitazione del 23 novembre con la marcia di centomila persone contro la scelta di Scanzano Jonico come sede del deposito nucleare nel 2005. A distanza di un anno dalla presentazione della mozione, il Movimento 5 Stelle lamenta una mancanza di progressi concreti. La mozione era nuovamente all'ordine del giorno del Consiglio regionale il 13 ottobre, ma non è ancora stata discussa. Le esponenti pentastellate chiedono che venga calendarizzata e votata con urgenza.

La richiesta di discussione della mozione è stata avanzata in prossimità dell'anniversario della grande mobilitazione popolare. Il Movimento 5 Stelle aveva inizialmente sollecitato una discussione immediata in Consiglio già il 12 novembre 2025. La loro insistenza sottolinea la volontà di affrontare la questione in modo trasparente e democratico. La mozione, infatti, figura da oltre un anno nel calendario dei lavori consiliari. La sua mancata trattazione solleva interrogativi sulla reale volontà politica di affrontare il tema. Le consigliere sottolineano come sia fondamentale che il Consiglio si esprima.

La contrarietà della Regione a un sito di stoccaggio è il fulcro della mozione. Il Movimento 5 Stelle intende garantire che la volontà popolare e le preoccupazioni ambientali vengano rispettate. La lunga attesa per la discussione della mozione alimenta le preoccupazioni riguardo a possibili decisioni prese senza un adeguato dibattito pubblico. La richiesta di votazione entro il 23 novembre mira a dare un segnale politico forte. Questo termine è simbolico, legato alla memoria delle proteste passate.

Estensione del 'no' alle aree militari

Un aspetto cruciale della richiesta delle consigliere Araneo e Verri riguarda l'estensione del divieto di localizzazione del deposito nucleare. Esse chiedono esplicitamente che il perimetro della mozione sia ampliato per includere anche le aree militari. Questo significa che il 'no' al deposito non dovrebbe limitarsi ai siti civili, ma abbracciare qualsiasi zona potenzialmente idonea, indipendentemente dalla sua attuale destinazione d'uso. L'obiettivo è prevenire che vengano individuate aree militari come possibili sedi per lo stoccaggio delle scorie. Tale estensione mira a coprire ogni possibile scenario futuro.

Le consigliere del Movimento 5 Stelle chiedono al Presidente della Regione Bardi un impegno formale. Non si accontentano di dichiarazioni rassicuranti o comunicati stampa. Vogliono un atto concreto che chiarisca la sua posizione. In particolare, desiderano sapere se il presunto 'no al deposito unico' attribuito a Bardi valga anche per le aree militari. L'intento è ottenere una garanzia che la Basilicata non diventi sede di tali impianti, indipendentemente dalla tipologia di sito. La richiesta è di un impegno a negare l'intesa in Conferenza Unificata su ogni decreto attuativo. Questo dovrebbe impedire la localizzazione del deposito senza il consenso del territorio interessato.

La trasparenza sullo stato del procedimento è un'altra richiesta fondamentale. Il Movimento 5 Stelle sollecita la pubblicazione dello stato reale delle procedure relative ai territori lucani. I cittadini hanno il diritto di essere informati su decisioni che potrebbero avere un impatto a lungo termine sull'ambiente e sulla salute. La mancanza di informazioni chiare alimenta sfiducia e preoccupazione. La richiesta di rendere pubblico lo stato del procedimento è un passo necessario per garantire la partecipazione democratica.

Monitoraggio sul versante governativo e parlamentare

Sul fronte governativo e parlamentare, il Movimento 5 Stelle non intende abbassare la guardia. Le consigliere regionali hanno annunciato che continueranno a seguire da vicino il dossier. In particolare, intendono interfacciarsi con il deputato Arnaldo Lomuti. L'obiettivo è quello di ottenere risposte concrete a livello nazionale. Una delle domande che intendono porre al Ministro competente riguarda le strutture militari attualmente in valutazione per ospitare il deposito. La collaborazione tra livello regionale e nazionale è vista come essenziale per una gestione efficace della questione.

La vigilanza parlamentare è uno strumento fondamentale per il Movimento 5 Stelle. Attraverso interrogazioni e richieste di chiarimento, puntano a ottenere informazioni precise sulle intenzioni del governo centrale. La questione delle aree militari è particolarmente spinosa. La loro eventuale destinazione a deposito nucleare potrebbe comportare implicazioni ambientali e di sicurezza complesse. Il deputato Lomuti avrà un ruolo chiave nel portare queste istanze all'attenzione del Parlamento. L'intento è di garantire che ogni decisione sia presa nel pieno rispetto delle normative e delle volontà locali.

La volontà di monitorare il dossier insieme al deputato Lomuti dimostra un approccio strategico. Il Movimento 5 Stelle mira a costruire un fronte comune contro la possibile realizzazione del deposito nucleare. La loro azione si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le tematiche ambientali e di sicurezza energetica. La Basilicata, già teatro di forti proteste in passato, si ritrova nuovamente al centro di un dibattito cruciale per il suo futuro. L'impegno del Movimento 5 Stelle è volto a difendere il territorio da scelte considerate potenzialmente dannose.

Contesto storico e normativo

La questione dei depositi nucleari in Italia ha una storia complessa e controversa. Il tentativo di localizzare un deposito nazionale di scorie radioattive ha incontrato, e continua a incontrare, forti resistenze da parte delle comunità locali e di parte del mondo politico. L'episodio di Scanzano Jonico nel 2005 rappresenta un punto di riferimento, segnando una delle più grandi mobilitazioni popolari contro un progetto di interesse nazionale. La marcia dei centomila evidenziò la profonda sfiducia delle popolazioni verso le decisioni prese a livello centrale, percepite come imposte e poco trasparenti. La legge sulla gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi prevede la individuazione di un sito idoneo, attraverso un processo che coinvolge enti locali e Stato.

La normativa vigente, in particolare il decreto legislativo che attua la delega in materia di energia nucleare, prevede procedure complesse per la localizzazione del deposito. La Conferenza Unificata, che riunisce Stato, Regioni ed enti locali, gioca un ruolo cruciale nell'espressione dell'intesa. Il Movimento 5 Stelle punta a far sì che questa intesa non venga mai raggiunta, qualora le condizioni non fossero ritenute soddisfacenti o il consenso del territorio venisse a mancare. La richiesta di estendere il divieto alle aree militari apre un nuovo fronte di discussione, poiché la gestione di tali aree è di competenza del Ministero della Difesa. L'interlocuzione con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, responsabile del procedimento, è quindi fondamentale.

La regione Basilicata, con la sua conformazione geografica e la presenza di aree potenzialmente idonee, è stata in passato oggetto di attenzione per la localizzazione di infrastrutture critiche. La storia delle proteste contro il deposito nucleare dimostra la forte sensibilità ambientale della popolazione lucana. Le consigliere Araneo e Verri si inseriscono in questa tradizione di difesa del territorio, portando avanti istanze che hanno radici profonde nella storia recente della regione. La loro azione mira a garantire che le decisioni future non ignorino le lezioni del passato e le preoccupazioni dei cittadini.