Il Movimento 5 Stelle lucano sollecita una discussione urgente in Consiglio regionale sul deposito nucleare. La richiesta estende il 'no' a qualsiasi sito, inclusi quelli militari, chiedendo al presidente Bardi un impegno formale contro la localizzazione senza consenso territoriale.
Mozione sul deposito nucleare attende discussione
Il Movimento Cinque Stelle in Basilicata ha ribadito la propria ferma opposizione alla realizzazione di un deposito per scorie nucleari. Le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri hanno evidenziato come una mozione cruciale sia ferma in Consiglio da quasi un anno. La mozione, presentata in prossimità dell'anniversario della mobilitazione popolare del 23 novembre, mira a esprimere la contrarietà della Regione a un sito di stoccaggio. Tale proposta era inizialmente legata a un parco tecnologico. Ora, però, la richiesta è di estendere il perimetro di questo diniego.
Le esponenti pentastellate hanno ricordato che la mozione numero 18 figura da tempo nel calendario dei lavori consiliari. Era presente anche nell'ordine del giorno della seduta del 13 ottobre. Nonostante ciò, non è ancora stata discussa né votata. Le consigliere insistono sulla necessità che il Consiglio regionale affronti e deliberi su questo tema. La loro richiesta è che la mozione venga calendarizzata e votata con urgenza. L'obiettivo è ottenere una decisione definitiva entro il 23 novembre.
Estensione del 'no' a siti militari
Un punto fondamentale della richiesta del Movimento Cinque Stelle riguarda l'estensione del divieto di localizzazione del deposito nucleare. Le consigliere Araneo e Verri chiedono esplicitamente che il 'no' si applichi a qualunque sito. Questo include sia le aree civili che quelle militari. La loro preoccupazione è che la realizzazione del deposito possa avvenire in zone non soggette al consenso diretto delle comunità locali. La mobilitazione del 23 novembre del 2025, che commemorò la protesta contro la scelta di Scanzano Jonico, rappresenta un precedente storico. La memoria di quella mobilitazione popolare è ancora viva. Il movimento vuole evitare che si ripetano scelte imposte dall'alto.
Le consigliere hanno sottolineato l'importanza di un impegno formale da parte del presidente della Regione, Bardi. Non sono sufficienti comunicati rassicuranti. Chiedono una presa di posizione chiara e inequivocabile. Desiderano sapere se il suo presunto 'no al deposito unico' valga anche per le aree di pertinenza militare. Inoltre, sollecitano un impegno concreto a negare l'intesa in sede di Conferenza Unificata. Questo dovrebbe avvenire per ogni decreto attuativo. Tali decreti potrebbero consentire la localizzazione del deposito senza il preventivo consenso dei territori interessati. La trasparenza è un altro elemento chiave della loro richiesta.
Richiesta di trasparenza sullo stato del procedimento
Il Movimento Cinque Stelle ha anche avanzato una richiesta specifica riguardo alla trasparenza del procedimento. Le consigliere Araneo e Verri domandano che venga reso pubblico lo stato reale dell'iter per quanto concerne i territori della Basilicata. La mancanza di informazioni chiare alimenta l'incertezza e la preoccupazione tra i cittadini. La regione Basilicata, infatti, è stata in passato al centro di dibattiti accesi su questioni ambientali e di stoccaggio di materiali sensibili. La storia di Scanzano Jonico è un monito che non può essere dimenticato. La gestione di tali problematiche richiede la massima apertura e il coinvolgimento delle comunità.
Sul fronte governativo e parlamentare, il Movimento Cinque Stelle non intende abbassare la guardia. Il deputato Arnaldo Lomuti continuerà a seguire da vicino il dossier. La strategia prevede di interrogare direttamente il Ministro competente. L'obiettivo è ottenere informazioni precise su quali strutture militari siano attualmente sotto valutazione per ospitare il deposito. Questa azione parlamentare mira a garantire che ogni passo del procedimento sia sottoposto a scrutinio pubblico e democratico. La vigilanza su questioni di tale rilevanza ambientale e sociale è considerata un dovere primario.
Contesto storico e normativo
La questione del deposito nazionale per le scorie radioattive è un tema complesso che coinvolge aspetti tecnici, ambientali e politici. La legge che disciplina la gestione dei rifiuti radioattivi prevede la realizzazione di un deposito unico. Questo sito dovrà accogliere le scorie a bassa e media attività. La scelta della localizzazione è un processo delicato, che deve tenere conto di criteri scientifici e di sicurezza. Inoltre, la normativa impone il coinvolgimento delle regioni e delle comunità locali. La Conferenza Unificata, che riunisce Stato e Regioni, gioca un ruolo cruciale nell'approvazione dei decreti attuativi. La posizione del Movimento Cinque Stelle si inserisce in un dibattito più ampio sulla sostenibilità energetica e sulla gestione dei rifiuti nucleari in Italia. La memoria della forte opposizione popolare a Scanzano Jonico nel 2003 è un elemento che continua a influenzare le discussioni. Quella mobilitazione, che vide scendere in piazza centomila persone, dimostrò la determinazione delle comunità nel difendere il proprio territorio. La richiesta di estendere il divieto anche alle aree militari solleva ulteriori interrogativi sulla pianificazione e sulla trasparenza delle scelte. Le aree militari, spesso vaste e con infrastrutture dedicate, potrebbero essere considerate idonee da alcuni punti di vista tecnici, ma la loro destinazione d'uso solleva questioni di sicurezza e di impatto ambientale che necessitano di un'attenta valutazione.
La richiesta di Araneo e Verri di ottenere un impegno formale dal presidente Bardi mira a superare la vaghezza di dichiarazioni informali. Un atto formale avrebbe un peso politico e giuridico maggiore. L'intesa in Conferenza Unificata è un passaggio chiave. La negazione di questa intesa da parte della Regione Basilicata potrebbe bloccare o ritardare significativamente la realizzazione del deposito. La posizione della Basilicata, quindi, assume un'importanza strategica. La vigilanza del deputato Lomuti a Roma è fondamentale per monitorare le decisioni a livello nazionale. La trasparenza sullo stato del procedimento è essenziale per permettere ai cittadini di comprendere appieno le implicazioni della scelta. L'assenza di informazioni chiare può generare sfiducia nelle istituzioni e alimentare proteste. Il Movimento Cinque Stelle, attraverso queste azioni, cerca di garantire che il processo decisionale sia il più democratico e partecipato possibile, ponendo al centro la tutela del territorio e la salute dei cittadini.