La Basilicata aspira a diventare un centro di eccellenza europeo per la partecipazione culturale. L'obiettivo è integrare i giovani nelle decisioni e promuovere il dialogo intergenerazionale.
Basilicata al centro della scena culturale europea
La regione Basilicata punta a rafforzare la sua influenza nel settore culturale europeo. L'intento è valorizzare le risorse locali e creare politiche inclusive. Queste dovrebbero coinvolgere attivamente i giovani. Si mira anche a facilitare il confronto tra diverse fasce d'età.
Vania Cauzillo, co-direttrice dell'associazione lucana L'Albero, ha delineato questa ambiziosa visione. Questo avviene dopo tre anni alla guida di Reseo. Reseo è un network europeo che aggrega importanti realtà artistiche. Include teatri d'opera, orchestre, festival e compagnie. Il loro focus è la partecipazione culturale attiva.
«È un risultato notevole», ha dichiarato Cauzillo. «La presidenza di Reseo è stata affidata a un'organizzazione lucana. L'Albero opera tra il Vulture e Matera. È nata nel 1993 e rifondata nel 2007. Ho guidato il network dopo due anni come vice chair.»
«Non è scontato», ha aggiunto, «che una rete europea scelga di farsi guidare da una compagnia del Sud Italia. Soprattutto una che non possiede un proprio teatro. Questo dimostra il valore del lavoro svolto in Basilicata a livello internazionale. Un contributo importante è venuto anche da Matera 2019.»
Reseo: tre anni di crescita e innovazione
Durante il suo mandato, il network ha perseguito tre direttrici strategiche. Queste sono state la visibilità, il posizionamento e la cooperazione europea. Un risultato di rilievo è stata la creazione di Research Space. Questo spazio è dedicato alla ricerca e al confronto. Vi partecipano sia professionisti che studiosi della partecipazione culturale.
Il percorso si è concluso con la conferenza per il trentennale della rete. L'evento si è tenuto a Bruxelles dal 15 al 17 ottobre. Ha visto la partecipazione di figure di spicco. Tra queste, Glenn Micallef, commissario europeo per l'equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport.
«Il nostro messaggio è chiaro», ha spiegato Cauzillo. «Quando le istituzioni culturali si aprono ai processi democratici, tutto cambia. Diventano luoghi cruciali per la coesione sociale. Cambia chi le frequenta, chi prende le decisioni e cosa producono.»
«Le istituzioni culturali diventano uno dei pochi spazi autentici. Qui generazioni diverse possono incontrarsi. Possono costruire qualcosa insieme. L'opera lirica, in particolare, è un linguaggio universale. Unisce bambini, giovani, adulti e anziani.»
Giovani e cultura: un legame da rafforzare
Il fulcro del lavoro di Cauzillo riguarda il rapporto tra i giovani e le istituzioni culturali. Una ricerca condotta tra i membri di Reseo ha evidenziato dati significativi. I giovani tra i 18 e i 30 anni rappresentano circa un quinto dei biglietti venduti.
La sfida principale è trasformare questi nuovi spettatori in frequentatori assidui. Solo il 22% ritorna più di una volta al mese. Questo dato contrasta con il 36% del pubblico abituale.
«I giovani non cercano solo intrattenimento o educazione», ha sottolineato Cauzillo. «Chiedono di contare, di sentirsi parte di qualcosa. Vogliono poter costruire il loro futuro all'interno di queste istituzioni.»
Per coinvolgerli efficacemente, non bastano sconti sui biglietti. È necessario offrire spazi di partecipazione reale. Bisogna coinvolgerli nelle decisioni. Occorre ripensare orari, repertori e luoghi culturali. Fondamentale è riconoscere loro un ruolo autoriale nei processi creativi.
La Basilicata e la sfida intergenerazionale
Questa sfida coinvolge direttamente la Basilicata. Secondo Cauzillo, sono necessarie politiche culturali strutturali. Servono strumenti di concertazione efficaci. È fondamentale una maggiore presenza dei giovani negli organi decisionali.
Il cuore della strategia europea per l'equità intergenerazionale, voluta dal commissario Micallef, è un patto equo tra le generazioni. «Nelle società che invecchiano», ha affermato Cauzillo, «i giovani diventano una minoranza. La loro voce rischia di essere sovrastata da quella delle generazioni più anziane.»
«In Basilicata questo rischio è ancora più accentuato», ha concluso. «Credo che i trenta-quarantenni debbano assumersi la responsabilità di reclamare il proprio spazio. Devono aprirne altri per le nuove generazioni.»