Il Movimento 5 Stelle lucano chiede al Presidente Bardi di chiarire la posizione regionale riguardo al deposito di scorie nucleari, estendendo il 'no' anche alle aree militari. Si sollecita la discussione di una mozione consiliare ferma da un anno.
Contrarietà al deposito di scorie nucleari
Il Movimento Cinque Stelle in Basilicata ribadisce la propria ferma opposizione alla realizzazione di un deposito nazionale per le scorie nucleari. Le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri hanno espresso preoccupazione per la possibile localizzazione di tale impianto. La loro posizione si estende anche alle aree militari, per le quali chiedono esplicitamente che il diniego sia confermato. La questione è tornata centrale nel dibattito politico regionale.
La richiesta di chiarimenti si rivolge direttamente al Presidente della Regione, Donato Bardi. I pentastellati desiderano una presa di posizione formale e inequivocabile da parte sua. Non sono sufficienti, a loro dire, dichiarazioni generiche o comunicati che non entrano nel merito. Vogliono sapere se il presunto 'no al deposito unico' pronunciato da Bardi includa anche le zone a destinazione militare. La trasparenza sul procedimento è considerata fondamentale.
Le consigliere hanno sottolineato come una mozione specifica sulla contrarietà della Regione Basilicata a un sito di stoccaggio sia ferma in Consiglio da oltre un anno. La mozione, identificata con il numero 18, era già all'ordine del giorno della seduta del 13 ottobre. Nonostante ciò, non è ancora stata discussa né votata. Questo ritardo solleva interrogativi sulla reale volontà di affrontare la questione in modo tempestivo e risolutivo.
Richiesta di discussione mozione consiliare
Il Movimento Cinque Stelle ha ricordato un precedente importante. Il 12 novembre 2025, in prossimità dell'anniversario della grande mobilitazione popolare del 23 novembre, il M5S aveva già chiesto una discussione immediata in Consiglio. Quella mobilitazione, che vide scendere in piazza centomila persone, era nata contro la scelta di Scanzano Jonico come potenziale sede del deposito nucleare. A quasi un anno di distanza da quella richiesta, la situazione appare immutata.
La mozione numero 18, che figura da oltre un anno nel calendario dei lavori consiliari, rappresenta un punto fermo. Essa esprime la contrarietà della Regione Basilicata a un sito di stoccaggio di scorie radioattive all'interno di un parco tecnologico. Le consigliere Araneo e Verri insistono affinché il Consiglio regionale la calendarizzi e la voti senza ulteriori indugi. La scadenza indicata è entro il 23 novembre, data simbolica per la regione.
È fondamentale, secondo il M5S, che il perimetro della mozione venga esplicitamente esteso. Deve includere ogni possibile sito, sia esso di natura civile o militare. Questo per garantire che la contrarietà regionale sia totale e non lasci margini di interpretazione o future manovre. La volontà popolare espressa in passato deve essere rispettata e tradotta in atti concreti.
Chiarimenti sul coinvolgimento delle aree militari
La richiesta al Presidente Bardi è chiara e perentoria. Si chiede un atto formale, non un semplice comunicato stampa. L'obiettivo è ottenere una risposta definitiva sulla questione delle aree militari. Il M5S vuole sapere se il diniego all'installazione del deposito si applichi anche a queste zone. Inoltre, si chiede un impegno concreto da parte del Presidente a negare l'intesa in Conferenza Unificata. Questo dovrebbe avvenire per ogni decreto attuativo della delega che permetta la localizzazione dell'impianto senza il consenso dei territori interessati.
Le consigliere regionali del Movimento Cinque Stelle hanno anche richiesto la pubblicazione dello stato reale del procedimento per i territori lucani. La trasparenza è un pilastro fondamentale in questioni così delicate e potenzialmente impattanti per l'ambiente e la salute dei cittadini. La mancanza di informazioni chiare alimenta sfiducia e preoccupazione tra la popolazione della Basilicata.
Sul fronte governativo e parlamentare, il M5S non abbassa la guardia. Il deputato Arnaldo Lomuti continuerà a seguire da vicino il dossier. Verranno poste domande dirette al Ministro competente per conoscere quali strutture militari siano attualmente sotto valutazione per ospitare il deposito. L'impegno del Movimento è quello di garantire la massima vigilanza e di portare avanti le istanze dei cittadini lucani.
Contesto storico e normativo
La questione del deposito di scorie nucleari in Basilicata affonda le radici in un passato recente ma denso di tensioni. La mobilitazione del 2003 a Scanzano Jonico rappresenta un precedente storico di grande rilievo. La popolazione, con una partecipazione massiccia e determinata, riuscì a far recedere il governo dalla scelta di localizzare lì il deposito. Questo evento ha segnato profondamente la coscienza collettiva della regione, creando un precedente di resistenza civica.
Attualmente, il dibattito si inserisce nel contesto della pianificazione nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi. La Società Gestione Impianti Nucleari (Sogin) è l'ente responsabile della progettazione e realizzazione del Deposito Nazionale. Questo impianto è destinato allo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi a bassa, media e alta attività. La legge quadro in materia prevede la consultazione delle Regioni e degli enti locali, ma la decisione finale spetta al governo centrale, previa intesa in Conferenza Unificata.
La normativa vigente, in particolare il Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n. 101, disciplina la gestione dei rifiuti radioattivi e la messa in sicurezza dei siti nucleari. Il decreto prevede l'individuazione di aree idonee attraverso un processo tecnico-scientifico. Tuttavia, la componente politica e il consenso dei territori rimangono elementi cruciali, come dimostrato dalla storia di Scanzano Jonico. La richiesta del M5S di estendere il diniego alle aree militari si inserisce in questo quadro complesso, mirando a rafforzare le garanzie per la regione.
La Conferenza Unificata, che vede la partecipazione del governo e delle Regioni, gioca un ruolo chiave nell'approvazione dei decreti attuativi. L'intesa in questo consesso è necessaria per dare il via libera alla localizzazione. Il M5S chiede al Presidente Bardi di impegnarsi a non concedere tale intesa se non saranno rispettate le condizioni poste, in primis il consenso del territorio e l'esclusione delle aree militari. L'obiettivo è impedire che la Basilicata diventi la destinazione delle scorie nucleari, preservando il suo territorio e la salute dei suoi cittadini.
La mozione consiliare ferma da un anno, e la richiesta di discussione entro il 23 novembre, sottolineano l'urgenza della questione. Il M5S vuole trasformare la contrarietà politica in un atto amministrativo vincolante. La vigilanza parlamentare, con il deputato Lomuti, mira a ottenere informazioni precise dal governo centrale riguardo alle possibili localizzazioni, incluse quelle in aree militari. La trasparenza e la partecipazione democratica sono i pilastri su cui si fonda la battaglia del Movimento Cinque Stelle in Basilicata.