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Il Movimento 5 Stelle lucano sollecita risposte concrete dal Presidente Bardi riguardo al deposito nazionale di scorie nucleari. La richiesta si estende anche alle aree militari, chiedendo un impegno formale per negare l'intesa su eventuali decreti.

No al deposito nucleare: la mozione M5S

Le consigliere regionali del Movimento Cinque Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, hanno ribadito la ferma opposizione del loro partito alla realizzazione di un deposito nazionale per scorie nucleari in Basilicata. La loro attenzione si concentra su una mozione, la numero 18, ferma in Consiglio Regionale da oltre un anno. Questo documento esprime la contrarietà della Regione a un sito di stoccaggio, specialmente se situato in un parco tecnologico. La mozione era nuovamente all'ordine del giorno della seduta del 13 ottobre, ma non è ancora stata discussa. Le esponenti pentastellate chiedono che venga finalmente calendarizzata e votata entro il 23 novembre, una data significativa che ricorda la mobilitazione popolare del 23 novembre 2005 contro la scelta di Scanzano Jonico come potenziale sede del deposito.

La richiesta del Movimento Cinque Stelle non si limita a un generico 'no'. Le consigliere chiedono che il perimetro della mozione sia esplicitamente esteso a qualunque sito, sia esso civile o militare. Questa inclusione mira a coprire ogni possibile scenario futuro, impedendo che aree di interesse strategico nazionale possano essere considerate alternative. La posizione del M5S è chiara: la Basilicata non deve ospitare un deposito di scorie nucleari, indipendentemente dalla destinazione d'uso dell'area.

Richiesta di chiarimenti al Presidente Bardi

Le consigliere Araneo e Verri si sono rivolte direttamente al Presidente della Regione, Vito Bardi, con un appello formale. Chiedono che egli si esprima con un atto ufficiale, superando i semplici comunicati stampa rassicuranti. L'interrogativo centrale riguarda la posizione del Presidente riguardo alle aree militari. Viene chiesto se il 'no al deposito unico' che gli viene attribuito si estenda anche a queste zone strategiche. Inoltre, sollecitano un impegno concreto da parte di Bardi: negare l'intesa in sede di Conferenza Unificata su ogni decreto attuativo che possa consentire la localizzazione del deposito senza il consenso esplicito del territorio interessato. Questo passaggio è cruciale per garantire che le comunità locali abbiano voce in capitolo nelle decisioni che le riguardano direttamente.

La trasparenza è un altro punto fondamentale della richiesta. Il Movimento Cinque Stelle esige che venga reso pubblico lo stato reale del procedimento relativo alla potenziale localizzazione del deposito in Basilicata. I cittadini hanno il diritto di conoscere l'avanzamento delle procedure e le aree che potrebbero essere coinvolte. La mancanza di informazioni chiare alimenta l'incertezza e la preoccupazione tra la popolazione, rendendo ancora più urgente un intervento da parte delle istituzioni regionali.

Monitoraggio sul versante governativo e parlamentare

Oltre alla sfera regionale, il Movimento Cinque Stelle sta seguendo attivamente il dossier anche sul fronte governativo e parlamentare. Il deputato Arnaldo Lomuti è impegnato nel monitorare la situazione e nel porre domande dirette al Ministro competente. L'obiettivo è ottenere informazioni precise su quali strutture militari siano attualmente sotto valutazione per ospitare il deposito. La collaborazione tra consiglieri regionali e deputati mira a garantire un controllo capillare e a intervenire tempestivamente qualora emergessero sviluppi preoccupanti. La vigilanza su questo tema è costante, poiché le implicazioni per la salute pubblica e l'ambiente sono enormi.

La questione del deposito nucleare è complessa e coinvolge aspetti tecnici, ambientali e politici di primaria importanza. La storia recente, con la forte opposizione popolare a Scanzano Jonico, dimostra quanto questo tema sia sensibile per la popolazione lucana. Il Movimento Cinque Stelle intende garantire che la lezione del passato non venga dimenticata e che le decisioni future rispettino la volontà dei cittadini e le specificità del territorio lucano. La richiesta di trasparenza e di partecipazione attiva delle comunità locali è quindi un pilastro fondamentale della loro azione politica.

Contesto storico e normativo

La discussione sul deposito nazionale di scorie radioattive affonda le sue radici in decisioni prese a livello nazionale, ma la sua localizzazione richiede l'intesa tra Stato e Regioni. La legge delega in materia di energia nucleare prevede la designazione di un sito idoneo, ma il processo è complesso e soggetto a valutazioni ambientali e pareri tecnici. La precedente esperienza di Scanzano Jonico, nel 2003, ha segnato un punto di svolta, evidenziando la necessità di un ampio consenso territoriale. La mobilitazione popolare, definita la 'marcia dei centomila', portò al ritiro del progetto in quella località. Da allora, la ricerca di un sito è proseguita in modo altalenante, con diverse proposte e altrettante resistenze.

La normativa vigente prevede che la scelta del sito avvenga attraverso un processo che include la pubblicazione di una Carta delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) e successive fasi di consultazione pubblica e valutazione di impatto ambientale. L'intesa in Conferenza Unificata Stato-Regioni è un passaggio chiave, che richiede il consenso delle regioni coinvolte. Il Movimento Cinque Stelle, con la sua mozione, mira a rafforzare la posizione negoziale della Basilicata, assicurando che qualsiasi proposta venga valutata con estrema cautela e nel pieno rispetto della volontà locale. L'inclusione delle aree militari nella discussione apre scenari inediti, poiché queste zone sono spesso di proprietà dello Stato e soggette a normative specifiche, rendendo la trattativa ancora più delicata.

L'importanza della trasparenza e del consenso territoriale

La richiesta di trasparenza avanzata dal M5S è fondamentale per la democrazia partecipativa. I cittadini devono essere informati in modo chiaro e completo sui procedimenti che riguardano il loro territorio. La mancanza di informazioni può generare sfiducia nelle istituzioni e alimentare tensioni sociali. La pubblicazione dello stato reale del procedimento per i territori lucani è quindi un passo necessario per costruire un dialogo costruttivo tra istituzioni e cittadini. Questo permetterebbe di affrontare le preoccupazioni in modo proattivo e di trovare soluzioni condivise.

Il principio del consenso territoriale, emerso con forza dopo l'esperienza di Scanzano Jonico, rimane un punto fermo per molte forze politiche e per la cittadinanza. La realizzazione di infrastrutture così impattanti, come un deposito di scorie nucleari, non può prescindere dall'accettazione da parte delle comunità che vivono nelle vicinanze. Il Movimento Cinque Stelle si fa portavoce di questa esigenza, chiedendo al Presidente Bardi di impegnarsi a negare l'intesa qualora il consenso territoriale venisse a mancare. Questo approccio garantisce che le decisioni siano prese nel rispetto dei diritti delle comunità e della loro salute.