Il film 'Balcanica' di Nicola Sorcinelli racconta la fuga di un direttore d'orchestra e suo figlio dall'Afghanistan, dove la musica è vietata. L'opera, premiata a Venezia, sarà proiettata a Potenza con dibattito.
La musica proibita in Afghanistan al centro di Balcanica
La libertà negata e la speranza nella musica sono i temi centrali di 'Balcanica'. Questa opera prima di Nicola Sorcinelli ha ricevuto un riconoscimento alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film sarà presentato stasera a Potenza. L'evento fa parte dell'ottava edizione del festival Visioni Verticali. Dopo la proiezione, il pubblico potrà interagire con gli autori. Saranno presenti lo sceneggiatore Andrea Brusa e l'attore protagonista Babak Karimi. Quest'ultimo è un attore di origine iraniana, naturalizzato italiano. È noto anche per il film 'Una separazione' del 2011.
Il viaggio di Nazar e Jalil lungo la rotta balcanica
La trama segue Nazar, un direttore d'orchestra, e suo figlio Jalil. Quest'ultimo è un giovane suonatore di tuba. Sono costretti a lasciare l'Afghanistan. I talebani hanno imposto il divieto sulla musica. Padre e figlio intraprendono la rotta balcanica. Il loro sogno è raggiungere l'Italia. Lì sperano di organizzare un concerto. Durante il viaggio, incontrano Greta. Lei rappresenta la prospettiva occidentale.
Regista Sorcinelli: rabbia contro la censura
Il regista Nicola Sorcinelli spiega le motivazioni dietro il film. «Mia nonna ha combattuto per la libertà negli anni Quaranta», afferma. «Sono cresciuto con lei e le storie di libertà negate mi hanno sempre occupato la testa». 'Balcanica' nasce da questo sentimento. È una reazione «alla rabbia verso chi interrompe, nega, costringe, censura», dichiara Sorcinelli. Ricorda che era giovanissimo quando la musica fu bandita in Afghanistan. Questa notizia «è fermentata dentro di me per anni». La decisione di raccontare il viaggio di Nazar e Jalil è arrivata con Andrea Brusa.
Sceneggiatore Brusa: confine e libertà negata
Lo sceneggiatore Andrea Brusa descrive il processo creativo. «Io e Nicola Sorcinelli avevamo già affrontato storie che avevano a che fare con il confine e la frontiera», spiega. Si trattava di ritratti di personaggi confrontati con libertà negate. Erano spesso intrappolati in situazioni «assurde e kafkiane». La condizione «tragica e insensata della rotta balcanica non poteva lasciarci indifferenti», sottolinea Brusa. Il lavoro si è sviluppato su due direttrici principali. La prima è stata una ricerca approfondita. Questo ha permesso di «incidere la storia nelle pieghe della realtà». L'obiettivo era trasformare la traiettoria dei protagonisti in una testimonianza. La seconda direttrice è stata un approccio più ampio. Partendo dalla rotta balcanica, si voleva dipingere una storia universale di confine. Una narrazione con un taglio metaforico. Voleva rappresentare il limbo in cui i migranti rimangono bloccati. Un limbo che si trova «all'ultima frontiera, dopo averne superate tantissime in viaggi infiniti e massacranti».
Babak Karimi: lo spaesamento del migrante
L'attore Babak Karimi evidenzia come il film catturi lo spaesamento di chi lascia il proprio passato. Lo fa per affrontare un futuro ignoto. Descrive questa condizione paragonandola a quella degli astronauti. «C'è un momento in cui non si è più attratti dalla Terra, ma non si è ancora entrati nell'orbita lunare». È un «vuoto cosmico». Questo vuoto accompagna l'esperienza migratoria. Non ci sono più punti di appoggio emotivi o morali. Si perdono i riferimenti. Non si sa più «quale sia il prima e il dopo».
Il cinema unisce, la politica divide
Babak Karimi sottolinea il potere del cinema. Può abbattere i confini e unire i popoli. Questo avviene mentre la politica tende a dividere. «L'arte non ha bisogno di nemici per esistere», afferma. Ha bisogno di interlocutori e si nutre di ciò che le persone hanno in comune. «Tutti gli esseri umani ridono e piangono allo stesso modo, ovunque si trovino». La politica, invece, sembra avere bisogno di nemici. «Quando non li trova, finisce per crearli». E «lo straniero è il bersaglio più facile da individuare e da usare», conclude Karimi. Come attore, sente la responsabilità di dare voce alle sfide sociali. «Prima di essere un attore sono un cittadino», dichiara. «Un cittadino del mondo». Vive metà del tempo in Iran e metà in Italia.