Salman Rushdie, sopravvissuto a un attentato, ha parlato a Pordenonelegge della libertà di espressione minacciata. Nonostante le difficoltà, gli scrittori rimangono determinati a esprimere le proprie idee.
Rushdie: "Gli scrittori sono ostinati"
Lo scrittore Salman Rushdie ha condiviso il suo motto post-attentato: «Non perdere tempo, usalo per le cose importanti». L'autore de «I versi satanici» ha descritto il suo vissuto dopo l'aggressione del 2022. Ha provato un «forte dolore» e ha temuto per la sua vita. Successivamente, si è sentito «molto fortunato» a essere sopravvissuto. Questa esperienza gli ha fatto comprendere il valore di ogni singolo giorno. La vita gli ha concesso un «tempo extra» prezioso.
A Pordenonelegge, evento dedicato al libro e alla libertà, Rushdie ha inaugurato l'edizione del 2026. Qui riceverà il riconoscimento «Ambassador of Freedom». L'autore indossa occhiali con una lente oscurata. Questo a causa della perdita della vista a un occhio subita durante l'aggressione. Parlando della situazione attuale, ha evidenziato la «stampa sotto attacco». Ha anche menzionato la «grande pressione sulla libertà di espressione».
Nonostante le avversità, Rushdie ha affermato con fermezza: «gli scrittori sono delle persone piuttosto ostinate». Ha aggiunto che «vedrete che noi diremo quello che dobbiamo dire». Lo scrittore ha commentato il mondo attuale, segnato da conflitti e polarizzazione. Secondo lui, il problema non sono le guerre in sé. Il vero problema risiede nel «comportamento dei governi che promuovono queste guerre». Ha citato come esempio il suo governo, quello dello Stato in cui risiede.
Critiche a Trump e alla guerra in Iran
Salman Rushdie, residente a New York da quasi 30 anni, ha espresso un giudizio netto su Donald Trump. Ha dichiarato che «tutto quello che dice Trump è il contrario della verità». Riguardo alle elezioni di midterm del 3 novembre negli Stati Uniti, ha sottolineato che «mancano meno di 50 giorni». Ha ipotizzato che «forse le cose cambieranno».
Lo scrittore ha definito un errore la guerra promossa dagli Stati Uniti in Iran. Ha affermato che «gli Stati Uniti non hanno fatto una cosa giusta a promuoverla». Ha previsto che tale azione non porterà a un miglioramento della situazione per la popolazione iraniana. Anzi, secondo Rushdie, «il regime ne uscirà più forte». Ha definito la guerra «controproducente». Questo evento è un «segnale d'allarme», ha aggiunto. Ha invitato a rendersi conto che «tante religioni si stanno trasformando in fascismo, non solo l'Islam».
In Europa, Rushdie si dice preoccupato per «l'ascesa pericolosa della destra». Ha definito questa tendenza una «minaccia». Tuttavia, ha ammesso di non essere bravo a fare previsioni. Lo scrittore ha anche rivelato di sapere «poco o niente dell'IA». Ha espresso il desiderio di «tenere le cose così come stanno» riguardo a questa tecnologia.
I "Versi Satanici" e la resilienza
Salman Rushdie ha ricordato la vicenda dei «Versi Satanici», il libro che gli procurò la fatwa e la condanna a morte da parte dell'Ayatollah Khomeini. Ha specificato che il romanzo fu scritto «moltissimo tempo fa». Era il suo quarto romanzo e il quinto libro pubblicato. Da allora, ha scritto 23 libri. La maggior parte della sua carriera si è svolta dopo quell'evento.
Per circa 25 anni, Rushdie ha percepito quell'argomento come «chiuso, finito». Ha condotto una vita da scrittore ordinaria. Poi, nel 2022, si è verificato quello che lui considera un «attacco isolato, quasi fatale». Non lo vede però come l'inizio di una nuova fase di minaccia. Ha descritto l'attacco come un evento singolare e non un preludio a pericoli imminenti.
Lo scrittore si illumina parlando del potere dell'immaginazione. Ha spiegato che il suo scopo «non è mai stato quello di evadere dalla realtà». Piuttosto, mira «quello di dimostrare la realtà». Il suo ultimo libro, «L'undicesima ora» (Mondadori), è una raccolta di cinque racconti. Rushdie afferma che il libro «è infestato dall'incertezza». Questa incertezza riflette la condizione della vita moderna. Si dichiara perplesso di fronte a chi possiede «certezze granitiche».
Il dubbio e l'incertezza sono, secondo Rushdie, «strade che conducono alla verità». Lo scrittore ha poi ricordato figure letterarie importanti. Italo Calvino è stato per lui «uno dei maestri più importanti». Ha menzionato anche Umberto Eco e Mario Vargas Llosa. Con loro formava «una sorta di gang». Ora si sente «l'ultimo rimasto» di quel gruppo.
Il documentario e il futuro
Il 17 settembre, Rushdie si recherà a New York. Lì, in serata, verrà presentato il documentario «Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie». Il film è diretto da Alex Gibney. Rushdie ha lodato l'approccio «veramente molto sensibile» adottato da Gibney. Ha però sottolineato che la parte centrale del film è costituita da un «video diario» registrato da sua moglie. Per un anno, lei ha ripreso entrambi. Documentava i loro sforzi per affrontare la tragedia accaduta. Le riprese includevano anche i momenti in cui cercavano di capire come gestire l'evento.
Rushdie ha espresso il suo apprezzamento per il lavoro svolto da sua moglie. Il documentario, pur trattando un tema drammatico, mostra la forza dei legami personali. La narrazione si basa su materiale intimo e personale. Questo conferisce al film un'autenticità particolare. L'opera mira a esplorare le conseguenze dell'attacco. Lo fa attraverso uno sguardo intimo e riflessivo. La presenza del video-diario della moglie aggiunge una dimensione emotiva profonda. Offre una prospettiva unica sulla resilienza e sulla capacità di affrontare le avversità.