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Cinquanta anni fa, il 6 maggio 1976, un devastante terremoto colpì il Friuli. Nonostante le quasi mille vittime e oltre tremila feriti, la regione è diventata un esempio di rinascita e resilienza, trasformandosi da area rurale a zona di crescita economica e sociale.

La forza della ricostruzione friulana

Le aree colpite da eventi sismici spesso faticano a riprendersi completamente. Molte rimangono segnate dalla tragedia, vivendo in una sorta di sospensione emotiva e materiale. Il Friuli, tuttavia, rappresenta un'eccezione notevole a questa regola generale.

Da una regione prevalentemente rurale e economicamente depressa, caratterizzata da un'intensa emigrazione di braccia, il Friuli ha intrapreso un percorso di profonda trasformazione. La ricostruzione post-terremoto ha innescato un processo di crescita e sviluppo che ha ridefinito il suo futuro.

L'impresa di Zamberletti e la tenacia dei 'furlans'

Il successo di questa rinascita è attribuito a una combinazione di fattori. La tenacia degli abitanti delle zone montane e la laboriosità intrinseca dei friulani, i cosiddetti 'furlans', sono state determinanti. Queste qualità hanno permesso al commissario per il terremoto, Giuseppe Zamberletti, di portare a termine un'impresa straordinaria.

Zamberletti stesso riconosceva questa unicità. Di fronte ai paragoni con altre aree colpite da sismi, come l'Irpinia, lui rispondeva con semplicità: «Ma lì c'erano i friulani». Questa frase sottolinea il carattere distintivo della risposta friulana all'emergenza.

L'Orcolat e la scossa del 1976

I friulani chiamano il terremoto 'Orcolat', l'Orco che vive sottoterra. Cinquanta anni fa, il 6 maggio 1976, questo 'Orco' si manifestò con violenza. Alle 21, una scossa di magnitudo 6.4 Richter si protrasse per 59 secondi, cambiando radicalmente il volto del Friuli.

La violenza dell'evento è testimoniata da ritrovamenti d'archivio. La Rai ha recuperato una registrazione su nastro della Rete 2. Un giovane a Udine stava registrando un brano dei Pink Floyd quando la scossa interruppe la sua attività. La registrazione catturò integralmente il terrificante evento sismico, offrendo una testimonianza agghiacciante.

Danni, vittime e la nascita di una nuova realtà

La scossa principale devastò la fascia collinare a nord di Udine. Il bilancio fu drammatico: quasi mille vittime e oltre 3.000 feriti. Più di cento paesi subirono danni ingenti. La sola Gemona contò circa 400 morti.

Seguirono centinaia di altre scosse, tra cui quella del 15 settembre, di magnitudo 5.9, che causò ulteriori distruzioni. Nonostante la devastazione, da queste macerie nacque una nuova realtà. La regione si dotò di una università, con l'obiettivo di trattenere i giovani e offrire loro opportunità formative sul territorio.

Fu istituita la Protezione civile, un modello che sarebbe poi stato esteso a tutta l'Italia. Inoltre, si sviluppò un polo industriale che continua a prosperare ancora oggi, nonostante i fondi e gli aiuti siano terminati da decenni.

La memoria e la prevenzione

In occasione del cinquantesimo anniversario, Domenica a Gemona si è svolta una giornata di preghiera e memoria. Il presidente della Cei, cardinal Matteo Maria Zuppi, ha sottolineato l'importanza della 'solidarietà', intesa come 'pensarsi insieme'. Ha evidenziato la creazione di un sistema circolare di aiuto, una profonda coesione e condivisione.

Tuttavia, il cardinale ha anche espresso preoccupazione: si fa ancora 'abbastanza poco' per la prevenzione. La tendenza a 'ragionare sempre sull'emergenza' rimane una criticità. È necessario un maggiore impegno nella preparazione e nella mitigazione dei rischi futuri.

Le celebrazioni e le presenze istituzionali

Le commemorazioni vedono la partecipazione di importanti figure istituzionali. Il 6 maggio, il Capo dello Stato è atteso nel Nord Est. La sua presenza sottolinea la rilevanza nazionale di questo anniversario. Dieci anni fa, era presente per i 40 anni dal sisma, e ora si attende il suo discorso per il cinquantesimo.

Sono attese anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i ministri Giancarlo Giorgetti e Luca Ciriani, originario di Pordenone. La loro partecipazione testimonia l'attenzione del governo verso questa ricorrenza.

Anche da Vaticano è giunto un messaggio. Papa Francesco ha inviato un telegramma, esprimendo vicinanza a coloro che persero la vita e alle loro famiglie. Ha lodato la 'solidarietà umana e cristiana' manifestata dalle comunità italiane ed estere.

Nel messaggio, a firma del cardinal Segretario di Stato Parolin, si auspica che la memoria di questo tragico evento possa rinnovare l'impegno nella promozione dei valori di fraternità e carità. Viene definita 'una ricostruzione esemplare, modello di rinascita civile'.

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