Condividi

Il settore metalmeccanico in Friuli Venezia Giulia registra un significativo aumento delle richieste di cassa integrazione nel primo quadrimestre del 2026. Oltre 600 posti di lavoro sono a rischio, con un appello a interventi concreti per sostenere il comparto.

Crescita degli ammortizzatori sociali nel settore metalmeccanico

Il ricorso agli ammortizzatori sociali nel comparto metalmeccanico del Friuli Venezia Giulia ha visto un incremento notevole. Questo aumento riguarda sia il numero di imprese coinvolte sia la quantità di operai sospesi dalle attività lavorative. A fornire questi dati è la Fim Cisl del Friuli Venezia Giulia.

Attualmente, sono 92 le realtà imprenditoriali nella regione ad usufruire di ammortizzatori sociali. Questo dato segna un aumento del 67% rispetto alle 55 aziende registrate alla fine dell'anno precedente. L'impatto coinvolge direttamente 8.335 lavoratori.

Di questi, 5.758 dipendenti si trovano in cassa integrazione. Si tratta di un incremento di oltre 1.400 unità rispetto alla fine del 2025. Questa cifra rappresenta circa il 10% dell'intera forza lavoro del settore metalmeccanico regionale.

Le province più colpite e le aziende sotto osservazione

Le province che registrano il maggior numero di aziende interessate da queste misure sono Pordenone, con 44 imprese coinvolte, e Udine, con 39 realtà.

Tra le situazioni più critiche segnalate, spicca quella della Savio. L'azienda continua a soffrire per la contrazione delle proprie quote di mercato nel settore delle roccatrici. Anche la Friulpress è sotto osservazione. Sebbene si riconoscano le buone intenzioni della proprietà, le preoccupazioni persistono.

Particolare attenzione è rivolta anche allo stabilimento Electrolux di Porcia. Attualmente, l'impianto opera con un solo turno produttivo. I volumi di produzione sono nettamente inferiori rispetto alla capacità teorica dell'impianto. Altre aziende sotto i riflettori includono StarTech, Kito Chain e Radiators.

Appello per azioni concrete e politiche industriali

Il segretario regionale della Fim Cisl, Pasquale Stasio, lancia un forte appello. Le aziende in maggiore difficoltà nella regione mettono a rischio concreto tra i 600 e i 700 posti di lavoro. Questo dato non considera l'ulteriore impatto che potrebbe derivare dalla situazione di Electrolux.

Le realtà che destano maggiore preoccupazione sono quelle a capitale estero. Questo aspetto richiede una riflessione approfondita. Sono necessarie azioni concrete e mirate. Servono politiche industriali capaci di individuare i settori strategici.

L'obiettivo è attrarre investimenti pubblici e privati. È fondamentale implementare politiche energetiche per ridurre i costi. Inoltre, è necessario stabilire vincoli sociali per le imprese che investono nel nostro Paese. Il comparto metalmeccanico rappresenta il 46% dell'attività manifatturiera regionale e necessita di un sostegno deciso.

Questa notizia riguarda anche: