Cronaca

Funerali Umberto Bossi a Pontida: Messa sobria e protesta dei militanti

22 marzo 2026, 16:21 6 min di lettura
Funerali Umberto Bossi a Pontida: Messa sobria e protesta dei militanti Immagine da Wikimedia Commons Pontida
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I funerali di Umberto Bossi a Pontida hanno visto una messa sobria all'interno dell'abbazia, ma all'esterno migliaia di militanti nostalgici hanno dato vita a una cerimonia 'di popolo'. Tra fumogeni verdi, cornamuse e slogan secessionisti, la giornata è stata segnata da contestazioni verso la 'nuova Lega' e attacchi diretti a Matteo Salvini.

Funerali Umberto Bossi: Tra Intimità Familiare e Manifestazione di Popolo

Le esequie di Umberto Bossi a Pontida hanno rappresentato un momento complesso. La famiglia aveva richiesto un rito intimo e privato. Questo desiderio è stato rispettato solo in parte. All'esterno del monastero di San Giacomo, migliaia di sostenitori, definiti 'lumbard nostalgici', hanno creato un'atmosfera di forte partecipazione. L'uso di fumogeni verdi e il suono delle cornamuse hanno accompagnato il commosso saluto al loro 'Senatur'.

La cerimonia religiosa, officiata dall'abate Giordano Rota, si è svolta con sobrietà. La messa è durata circa un'ora. Durante l'omelia, l'abate ha sottolineato l'importanza della preghiera per sentire ancora vicino il 'fratello Umberto'. La lettura di brani biblici è stata affidata a figure di spicco. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha letto un passo dal profeta Ezechiele. Renzo Bossi, figlio del leader scomparso, ha letto un brano dalla lettera di San Paolo ai Romani.

Tuttavia, l'aspetto religioso è stato presto affiancato da una dimensione politica. La presenza di alte cariche dello Stato ha reso l'evento un appuntamento di rilevanza nazionale. Tra i presenti figuravano i presidenti di Camera e Senato, la premier Giorgia Meloni e il presidente della Lombardia Attilio Fontana. Anche l'ex doge del Veneto, Luca Zaia, ha partecipato alla cerimonia.

Militanti Nostalgici: Slogan e Contestazioni alla Nuova Lega

Per i militanti leghisti, giunti in massa da Lombardia e Veneto, l'addio al 'Senatur' è stato un'occasione per rievocare i vecchi slogan. Questi erano stati accantonati sotto la guida di Matteo Salvini. L'ala più oltranzista della Lega ha mostrato il suo dissenso. Già dal mattino, con largo anticipo sull'inizio della messa, i sostenitori si sono radunati nel paese della Bergamasca.

L'arrivo del feretro da Gemonio è stato accolto da cori decisi. Si sono uditi slogan come 'Roma ladrona, la Lega non perdona' e 'Secessione'. Il riferimento alla 'Padania' è stato un altro elemento ricorrente. L'iconografia tipica del movimento è riemersa con forza. Emblemi di Alberto da Giussano, il sole delle Alpi e richiami celtici con le cornamuse sono stati esibiti con orgoglio rinnovato. Questo apparato simbolico rappresenta l'essenza della Lega delle origini, quella voluta da Bossi.

Queste manifestazioni di dissenso erano chiaramente indirizzate anche verso la leadership attuale. La 'nuova Lega' è vista da alcuni come un tradimento dei principi fondanti. La presenza di esponenti del governo centrale, come la premier Meloni, è stata accolta con cori di protesta. Anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il governatore Zaia e altri rappresentanti istituzionali hanno udito gli slogan secessionisti. La giornata ha evidenziato la spaccatura interna al partito.

Giancarlo Giorgetti: Il Ponte tra Vecchia e Nuova Lega

Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha assunto un ruolo chiave durante la giornata. Considerato il 'figlioccio' politico di Bossi, Giorgetti ha agito da 'gran cerimoniere'. Ha lavorato in accordo con la famiglia per gestire la regia dell'evento. La sua figura è stata fondamentale per fare da ponte. Ha collegato i 'lumbard secessionisti' con i vertici istituzionali presenti. Giorgetti ha cercato di mantenere un equilibrio tra le diverse anime della Lega.

Durante la funzione religiosa, Giorgetti ha letto un brano biblico, mostrando il suo legame con la tradizione. La sua presenza discreta ma significativa ha sottolineato il suo ruolo di raccordo. Ha accolto le autorità romane, mediando tra le loro posizioni e le istanze della base più tradizionalista. Questo compito non è stato semplice, data la forte carica emotiva e politica della giornata.

Sui lati della chiesa, uno striscione verde recitava: 'Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi'. Era firmato dalla sezione di Pontida. Questo messaggio riassumeva il sentimento di molti militanti. La vecchia Lega, quella della prima ora, era assiepata nel piazzale. Si trovavano anche sul famoso 'pratone', teatro dei raduni per l'indipendenza della Padania. L'eredità di Bossi è stata al centro di un acceso dibattito.

Le Due Leghe: Scontro Ideologico e Attacchi a Salvini

Il 'pratone' e il piazzale antistante il monastero sono diventati un vero e proprio 'tribunale del popolo'. Qui, la 'vecchia Lega lombarda' ha processato, a suo modo, la 'Lega nazionale'. Il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, ha tentato di unire le due anime del partito. Ha affermato che la Lega deve proseguire come partito nazionale. Ha però sottolineato la necessità di riprendere con più forza la 'questione del Nord'.

Le sue parole sono state però subito contrastate dall'ex ministro Roberto Castelli. Senza troppa diplomazia, Castelli ha dichiarato: 'L'eredità di Bossi è un'eredità tradita dalla Lega di Salvini'. Ha aggiunto che la Lega è sopravvissuta grazie alle persone presenti e, forse, anche grazie a lui. Queste dichiarazioni hanno evidenziato la profonda frattura ideologica.

Il momento di maggiore tensione si è verificato con l'arrivo di Matteo Salvini. Indossava un completo scuro e una camicia verde. Quel colore, simbolo della Lega, sembra essere stato bandito sotto la sua guida. La folla ha reagito immediatamente. Si sono uditi cori come 'Togliti quella camicia, traditore!' e 'Vergogna!'. Salvini ha cercato di stringere la mano ai militanti, ma l'accoglienza è stata fredda. Molti hanno criticato la sua camicia verde, vista come un'offesa alla memoria di Bossi.

Anche il gesto della premier Giorgia Meloni, che si è avvicinata a Manuela Bossi per darle un bacio, è stato oggetto di commenti feroci. Dalla folla è stato definito un 'bacio di Giuda'. Marcello Dell'Utri ha commentato: 'Cosa pensava Bossi della Lega di Salvini? Stendiamo un pietoso velo...'. Salvini, nonostante le critiche, è rimasto tra la folla. Ha dichiarato ai cronisti: 'Oggi non si dichiara, oggi è la presenza'.

Clima Celtico e Ultimo Saluto al Senatur

All'uscita del feretro, i cori dei militanti più radicali sono aumentati. Si è udito: 'Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore', insieme al classico 'Secessione'. Sullo sfondo, Meloni, La Russa e Tajani ascoltavano in silenzio. Giancarlo Giorgetti ha preso il megafono. Ha chiesto il silenzio per la preghiera dell'Eterno riposo. È seguito il 'Va' pensiero' intonato da un coro di alpini. Questo momento ha cercato di riportare un po' di solennità.

Successivamente, le cariche istituzionali hanno lasciato Pontida. Un corteo si è mosso dall'abbazia verso il pratone. Massimiliano Romeo reggeva con i militanti una bandiera con il sole delle Alpi. Giorgetti camminava a piedi dietro i familiari. Dopo il 'Va' pensiero', considerato un inno nazionale e identitario lombardo amatissimo da Bossi, il corteo si è fermato davanti al pratone.

Qui, la cornamusa ha ripreso a suonare. L'ultimo coro scandito è stato 'Bossi Bossi'. Il cielo era plumbeo, i prati verdi e i fumogeni verdi creavano un'atmosfera particolare. La pioggia ha contribuito a un clima definito 'celtico'. Un'atmosfera che, secondo il racconto, sarebbe piaciuta molto al 'Senatur'. La giornata si è conclusa con un ultimo, commosso saluto al leader storico della Lega Nord.

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