Un'indagine denominata "Hocus Pocus" ha portato sei persone davanti al Tribunale Collegiale di Como. Le accuse spaziano dallo spaccio di stupefacenti a riciclaggio e usura, con richieste di pena che arrivano fino a 22 anni di reclusione.
Sei imputati nel mirino della giustizia
Sei individui sono attualmente sotto processo presso il Tribunale Collegiale di Como. L'indagine, battezzata "Hocus Pocus", è stata condotta dalla Squadra Mobile di Como. Il pubblico ministero ha presentato richieste di condanna che variano da 6 a 22 anni di carcere. Questi imputati rappresentano una parte dei trenta originariamente coinvolti nell'inchiesta. La scelta è stata quella di affrontare il dibattimento.
Le accuse si concentrano su due distinti raggruppamenti criminali. Il primo operava principalmente nella zona dell'Erbese, focalizzandosi sullo smercio di sostanze stupefacenti. Questo gruppo sembrava avere anche una notevole disponibilità di armi. Il secondo filone partiva anch'esso dallo spaccio di droga. Successivamente, le attività si sono estese al riciclaggio di denaro e all'usura.
Le richieste del pubblico ministero
Per quanto riguarda il filone nell'Erbese, Ibrahim Zabzuni, quarantasettenne residente a Ponte Lambro, è accusato di due episodi di spaccio di cocaina. Il pubblico ministero ha richiesto per lui 6 anni e 3 mesi di reclusione. A Mario Polito, quarantunenne di Cesana Brianza, vengono contestate le stesse accuse. Per Polito, la richiesta è di 9 anni di carcere.
Nel secondo filone, incentrato su Marco Bono, cinquantenne di Cadorago (già condannato con rito abbreviato), le imputazioni riguardano anche il riciclaggio e l'usura. Michele Filippo Cutrì, cinquantacinquenne di Uboldo, deve rispondere di accuse legate alla droga. La richiesta di pena per Cutrì è di 12 anni. Per Nicodemo Macrì, cinquantacinquenne di Cernusco sul Naviglio, il pubblico ministero ha chiesto 8 anni.
Usura, estorsione e spaccio
Infine, padre e figlio, Giuseppe e Giacomo Pirrottina, rispettivamente di 58 e 32 anni, residenti a Pisa, sono coinvolti in episodi di usura ed estorsione. Questi reati sarebbero stati commessi in concorso con Marco Bono ai danni di un imprenditore. Per entrambi è stata chiesta una pena di 11 anni di reclusione.
La posizione di Giacomo Pirrottina è aggravata dall'accusa di spaccio di stupefacenti, nello specifico hascisc e cocaina. Per lui, la pena richiesta sale a 22 anni. Il pubblico ministero, Sara Ombra, ha evidenziato l'esistenza di un'associazione dedita a queste attività. «Esisteva un’associazione di persone che avevano mezzi, diversi canali di approvvigionamento, disponibilità di luoghi dove custodire gli stupefacenti e che aveva anche il Pos per il pagamento della droga», ha dichiarato Ombra.
Il processo prosegue
Oltre all'intervento del pubblico ministero Sara Ombra, hanno discusso anche gli avvocati difensori. Maruska Gervasoni ha rappresentato Zabzuni, Stefano Idem Polito, Danilo Zucchiatti Macrì e Edoardo Rossi Giacomo Pirrottina. Il processo è stato aggiornato a maggio per proseguire con le discussioni e le eventuali repliche.
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