Due dirigenti di un impianto di biogas a Polverigi sono stati colpiti da misure cautelari per presunto inquinamento ambientale. L'accusa riguarda lo scarico illecito di digestato nel torrente Pratacci, affluente dell'Esino.
Inquinamento torrente Pratacci: indagini a Polverigi
Le forze dell'ordine hanno notificato un provvedimento restrittivo. La misura riguarda il presidente e il vicepresidente di una società agricola locale. L'azienda gestisce un impianto per la produzione di biogas. I due sono indagati per reati ambientali.
Le indagini sono condotte dai Carabinieri Forestali del Nipaaf di Ancona. Ai due è stato imposto l'obbligo di presentarsi quotidianamente alle autorità giudiziarie. L'accusa principale è di inquinamento ambientale.
Scarichi illeciti di digestato: danni ambientali
Secondo le risultanze investigative, i dirigenti avrebbero effettuato scarichi non autorizzati. I rilasci riguarderebbero ingenti volumi di digestato. Questo materiale deriva dalla lavorazione di rifiuti organici. Tali azioni avrebbero causato un grave inquinamento diffuso.
I terreni circostanti e il torrente Pratacci sarebbero stati pesantemente compromessi. Il Pratacci è un affluente del fiume Esino. L'inquinamento avrebbe provocato una significativa moria di pesci. La causa ipotizzata è l'anossia, ovvero la carenza di ossigeno nell'acqua.
Le analisi effettuate dall'Arpam di Ancona confermano la gravità della situazione. I dati rilevati mostrano una forte alterazione degli ecosistemi fluviali. Gli standard di qualità ambientale previsti dalla legge sarebbero stati ampiamente violati. L'eccesso di azoto, proveniente dall'impianto, è indicato come causa principale del deterioramento.
Precedenti indagini sull'impianto di biogas
L'impianto in questione non è nuovo alle attenzioni delle autorità. Già nel mese di marzo dell'anno precedente, l'azienda era stata oggetto di perquisizioni. L'impianto era stato anche sottoposto a sequestro. Queste azioni rientravano in un'indagine più ampia.
L'inchiesta era coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona. L'indagine aveva coinvolto complessivamente sette persone e quattro società. Le accuse vertevano a vario titolo su traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. L'inchiesta riguardava anche altri due impianti di biogas e un allevamento di bovini.
Le misure cautelari odierne si inseriscono in questo contesto investigativo. Le autorità intendono accertare le responsabilità degli attuali gestori. L'obiettivo è prevenire ulteriori danni ambientali. La tutela del territorio e delle risorse idriche rimane una priorità.
Le indagini proseguono per definire l'esatta entità delle responsabilità. Si cerca di ricostruire l'intera catena degli illeciti. La comunità locale attende risposte concrete. La salvaguardia dell'ambiente è fondamentale per il futuro del territorio.