Salute

Medicina di precisione: ricerca Anthem in Humanitas

18 marzo 2026, 09:23 7 min di lettura
Medicina di precisione: ricerca Anthem in Humanitas Immagine da Wikimedia Commons Pieve emanuele
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La Fondazione Anthem sta rivoluzionando la medicina in Humanitas con tecnologie avanzate. La ricerca si concentra su diagnosi più precise e trattamenti personalizzati per malattie cardiache, neurologiche, polmonari e oncologiche.

Nuove tecnologie per diagnosi precise

La Fondazione Anthem sta potenziando la ricerca clinica all'interno di Humanitas. L'obiettivo è accelerare lo sviluppo della medicina predittiva e personalizzata. Si lavora su quattro aree fondamentali: cuore, cervello, polmoni e tumori. Questa iniziativa mira a migliorare significativamente la cura dei pazienti.

Sono già attivi ben 19 progetti di ricerca. Questo dimostra la rapidità con cui la collaborazione sta portando avanti gli obiettivi prefissati. L'impegno è notevole e i risultati iniziano a manifestarsi concretamente.

L'innovazione è guidata da tecnologie di imaging all'avanguardia. Una nuova stampante 3D è stata integrata nel processo. Queste risorse sono state acquisite grazie ai fondi del progetto Anthem. Il finanziamento proviene dal piano nazionale complementare al Pnrr, gestito dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

L'evento 'Humanitas University e Anthem: un anno di innovazione in Imaging avanzato e Intelligenza Artificiale' ha fatto il punto sui progressi. Si è tenuto nell'ateneo di Pieve Emanuele. Medici e ricercatori hanno condiviso i risultati preliminari e le prospettive future.

Imaging avanzato: TAC e Risonanza Magnetica

Le nuove tecnologie di imaging includono una TAC a conteggio di fotoni. Questo strumento rivoluzionario trasforma l'energia dei singoli fotoni in segnali elettrici. Permette di ottenere immagini dei tessuti con un dettaglio senza precedenti. La precisione diagnostica ne beneficia enormemente.

Accanto alla TAC, è stata implementata una risonanza magnetica a 3 Tesla. Questa macchina genera campi magnetici potenti e veloci. Migliora notevolmente la qualità delle immagini. La sua performance si avvicina a quella di macchine da 7 Tesla, offrendo dettagli anatomici eccezionali.

Entrambe le tecnologie consentono di osservare minuzie anatomiche con grande accuratezza. Un vantaggio cruciale è la riduzione dell'esposizione alle radiazioni. Si riduce anche il tempo necessario per ogni seduta diagnostica. Questo migliora il comfort del paziente e l'efficienza del sistema.

Queste avanzate apparecchiature sono dedicate a 19 progetti di ricerca clinica. Si concentrano sulla medicina predittiva e personalizzata. Le aree di interesse sono neurologia, oncologia e ambito cardio-respiratorio. Altri sei studi sono attualmente in fase di approvazione, segno di un'intensa attività di ricerca.

La stampante 3D per modelli tissutali

A queste tecnologie si affianca una speciale stampante 3D. Opera all'interno del 3D Innovation Lab di Humanitas University. Il suo ruolo è fondamentale nel supportare lo sviluppo. Si occupa anche della validazione e calibrazione di protocolli di imaging diagnostico. Le patologie target sono quelle cardiovascolari e neurodegenerative.

Il laboratorio utilizza materiali con diverse proprietà meccaniche e radiologiche. Questo permette la creazione di modelli altamente realistici. Simulano tessuti cardiaci e cerebrali in condizioni sia fisiologiche che patologiche. Questi modelli sono essenziali per testare e perfezionare le tecniche diagnostiche.

La capacità di creare repliche accurate di organi e tessuti è un passo avanti enorme. Permette di studiare le malattie in modo più approfondito. Offre anche la possibilità di testare nuovi approcci terapeutici in un ambiente controllato.

Dichiarazioni e visione futura

Il prof. Luigi Maria Terracciano, direttore Scientifico Irccs Istituto Clinico Humanitas e Rettore Humanitas University, sottolinea l'importanza della collaborazione. La definisce «una straordinaria opportunità per accelerare la ricerca clinica di frontiera». L'obiettivo è tradurre rapidamente i risultati in benefici concreti per i pazienti. La sinergia tra ricerca e clinica è fondamentale.

«Questa sinergia non solo rafforza la nostra vocazione scientifica», afferma il rettore. «Ma incarna la visione di una medicina di precisione». La ricerca multidisciplinare e l'integrazione tra pubblico e privato sono la chiave. Aprono la strada a soluzioni innovative. Il paziente e il suo percorso di cura rimangono al centro di questa visione.

Stefano Paleari, presidente della Fondazione Anthem e professore ordinario all'Università degli Studi di Bergamo, aggiunge: «Mettiamo a disposizione risorse, competenze e una piattaforma di collaborazione». Unisce università, ospedali, centri di ricerca e imprese. L'obiettivo è creare le condizioni per lo sviluppo rapido di nuove tecnologie. Queste devono arrivare più velocemente alla pratica clinica.

«La collaborazione con Humanitas, tra i soci della Fondazione, rappresenta un contributo particolarmente importante», spiega Paleari. «Il dialogo tra ricerca scientifica e medicina clinica è ciò che consente all'innovazione di tradursi in strumenti reali di cura». La tecnologia da sola non basta; l'impatto sui pazienti è l'obiettivo finale.

Ad oggi, il progetto ha coinvolto circa 700 pazienti in Humanitas. Sono state assunte 18 figure professionali. Tra queste, ricercatori, dottorandi, infermieri di ricerca, ingegneri biomedici e data manager. Tutti sono stati impiegati grazie al Progetto Anthem.

Approccio multidisciplinare e integrazione di competenze

Il prof. Letterio Politi, docente di Humanitas University e Direttore dell'area Neuroradiologica dell'Irccs Istituto Clinico Humanitas, evidenzia l'approccio multidisciplinare. «Alla base di tutti i progetti di ricerca vi è un forte approccio multidisciplinare», afferma. Cardiologi, pneumologi, neurochirurghi, radioterapisti, fisici medici, ingegneri biomedici ed esperti di AI collaborano strettamente.

L'obiettivo è sviluppare soluzioni integrate. «Il risultato», conclude Politi, «è un modello di medicina sempre più guidato dai dati». Tecnologie avanzate e competenze diverse convergono. Offrono diagnosi più accurate e percorsi di cura personalizzati. La sinergia tra professionisti è la chiave del successo.

Fondazione Anthem: un progetto di ricerca strategico

La Fondazione Anthem rappresenta una delle più significative iniziative di ricerca in Italia ed Europa. È finanziata con 120 milioni di euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Fa parte del Pnc (Piano Nazionale Complementare). Il progetto è multidisciplinare e mira a sviluppare tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario e assistenziale.

Include strumenti innovativi e sensori per la diagnosi. Si occupa anche di monitoraggio sanitario e ambientale. L'intelligenza artificiale e l'imaging sono centrali. La diagnosi e il trattamento del cancro sono altrettanto importanti. Anthem comprende 28 progetti pilota.

Questi sono raggruppati in 4 Spoke. Sono coordinati dalle Università di Bergamo, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano e Università di Catania. Coinvolgono oltre 350 ricercatori. La Fondazione vanta una solida rete di partner pubblici e privati. Include università, ospedali, realtà private e istituzioni pubbliche.

La missione di Anthem è migliorare la cura e la qualità della vita dei pazienti fragili e cronici. Si rivolge anche a chi soffre di patologie senza terapie attuali. Si punta su monitoraggio intelligente, prevenzione, diagnosi precoce e medicina di precisione. Il miglioramento tecnologico è un pilastro fondamentale.

Esempi concreti di ricerca Humanitas-ANTHEM

La ricerca in corso offre esempi tangibili dell'impatto del progetto Anthem. Nell'ambito cardiaco, si studiano nuovi biomarcatori di imaging per la malattia coronarica. La dott.ssa Federica Catapano, radiologa presso IRCCS Istituto Clinico Humanitas, guida questo filone. Si concentra sull'imaging avanzato e la quantificazione della placca. Si effettua anche il follow-up dei pazienti sottoposti a impianto di stent cardiaci.

Attualmente, la valutazione del corretto funzionamento degli stent e l'esclusione di nuove stenosi richiedono spesso esami invasivi. La TC a conteggio di fotoni, grazie alla sua altissima risoluzione, permette di ottenere immagini non invasive. Si propone come un nuovo standard diagnostico. Sarà utile per guidare terapie farmacologiche personalizzate per la coronaropatia.

Per i tumori cerebrali, un secondo progetto mira a migliorare la pianificazione degli interventi neurochirurgici. Il gruppo di ricerca, coordinato dal fisico Giovanni Savini, utilizza sequenze di RM sofisticate. Misurano il movimento delle molecole d'acqua per studiare la microstruttura dei tessuti. Questo permette di distinguere l'acqua intracellulare da quella extracellulare.

Un aumento dell'acqua intracellulare può indicare infiltrazione tumorale o progressione della malattia. Queste informazioni aiutano a definire meglio i margini del tumore. Supportano il neurochirurgo in resezioni più estese ma sicure. Consentono anche di distinguere la progressione della malattia dagli effetti dei trattamenti oncologici.

Un altro filone di ricerca, guidato dall'Ing. Riccardo Levi, sviluppa applicazioni di Intelligenza Artificiale. Algoritmi basati su reti neurali permettono la segmentazione automatica dei tumori. Misurano con precisione i volumi, classificano le lesioni e predicono gli esiti clinici. L'automazione riduce la variabilità della valutazione manuale.

Nell'ambito delle interstiziopatie polmonari, i dottori Francesco Amati e Anna Stainer guidano la ricerca. La Photon-Counting CT facilita l'identificazione precoce di fibrosi e altre alterazioni polmonari. Permette un monitoraggio accurato dei pazienti. Supporta decisioni terapeutiche più mirate. Gli stessi strumenti studiano gli effetti dell'inquinamento atmosferico su polmoni e cuore.

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