Un nuovo docufilm esplora la vita e l'opera del fotografo Giuseppe Morandi, documentando un mondo rurale in trasformazione. La proiezione avverrà mercoledì sera al cinema Mignon.
Il fotografo che documentò un'epoca
La figura di Giuseppe Morandi è complessa da definire. Nato nel 1937 al Vho di Piadena, proveniva da una famiglia di contadini. Iniziò a fotografare negli anni del Dopoguerra. Il suo obiettivo era catturare gli ultimi scorci del mondo contadino. Questo mondo, da cui lui stesso proveniva, stava scomparendo rapidamente.
Morandi voleva soprattutto attestare l'esistenza di quella realtà. Lo fece senza presunzione o giudizi. Il suo lavoro è un importante documento storico. Le sue immagini raccontano una storia di trasformazione sociale ed economica.
"Da che parte stai?" al cinema Mignon
Il documentario intitolato “Da che parte stai?” è dedicato proprio a Giuseppe Morandi. La presentazione è prevista per mercoledì sera, alle 21:00. La proiezione si terrà presso il cinema Mignon. Il film è opera del regista Alessandro Scillitani. La realizzazione ha visto il contributo di Olivia Barbieri e Pierluigi Bonfatti Sabbioni.
L'idea del film è nata mentre Morandi era ancora in vita. L'artista è scomparso nel novembre 2024. Il documentario mira a raccogliere le esperienze significative. Queste coprono oltre settant'anni di attività. Morandi fu un artista e un animatore culturale di Piadena. La sfida del regista è stata restituire le sue molteplici espressioni. Queste includono quelle letterarie, visive e politiche.
Le origini della Lega di Cultura
Nei primi anni Cinquanta, Morandi si avvicinò alla fotografia. Questo avvenne dopo un incontro fondamentale. Fu con il pedagogista Mario Lodi, anch'egli originario di Piadena. Nel 1967, insieme a Gianfranco Azzali, soprannominato “il Micio”, fondò la Lega di cultura. Questa iniziativa pose le basi per una lotta culturale nella Bassa.
L'obiettivo era dare dignità a persone e luoghi. Si volevano valorizzare identità e riti che stavano scomparendo. Il regista Scillitani sottolinea la capacità di Morandi. I suoi scatti e racconti immortalano un mondo in via di estinzione. Il mondo del bracciantato agricolo era rimasto immutato per secoli. Improvvisamente, si stava sgretolando.
Un'eredità politica e culturale
La scomparsa di quel mondo ha portato alla perdita di tradizioni. Sono svaniti canti popolari, saperi e modi di fare. L'opera di Morandi non è semplicemente nostalgica. Acquista invece una forte valenza politica. Testimoniando quella realtà, Morandi la rende visibile. In un certo senso, le dona una forma di sopravvivenza.
Questa sopravvivenza serve da monito. Interroga ancora il nostro presente. Morandi stesso cercò di emanciparsi da quel mondo. «Non mi piaceva star dietro alla terra», confessò a Scillitani. «Non mi piacevano affatto le oche». Eppure, il suo rispetto per il mondo d'origine è esemplare. Questo aspetto ha colpito profondamente il regista.
Le voci che arricchiscono il film
Il film è arricchito dalle testimonianze. Parlano intellettuali, amici e compagni di strada di Giuseppe Morandi. Queste voci restituiscono la profondità del suo percorso. Il percorso umano e artistico di Morandi viene così svelato. Grazie ai materiali conservati nell’Archivio Video Territoriale Oglio Po di Bonfatti Sabbioni, si riascoltano figure importanti.
Tornano a farsi sentire Mario Lodi, Ughetta Usberti, Marco Müller. E naturalmente, lo stesso Giuseppe Morandi. Il docufilm offre uno spaccato unico. Documenta un pezzo di storia italiana. Un'eredità culturale che rischiava di andare perduta.