Un manoscritto liturgico del XV secolo, conservato a Piacenza, contiene una ricetta per preparare pillole contro la peste. Il documento, redatto da un cardinale, offre uno sguardo sulle pratiche mediche medievali.
Manoscritto liturgico custodisce segreti medievali
Un prezioso documento del Quattrocento è emerso dalla Biblioteca Capitolare del Duomo di Piacenza. Si tratta di un manoscritto di uso liturgico che racchiude una ricetta inaspettata. Un cardinale dell'epoca ne curò la stesura. La notizia è stata diffusa dal quotidiano Libertà.
L'archivista della cattedrale, Tiziano Fermi, ha portato alla luce questo singolare reperto del Basso Medioevo. Fermi, anche ricercatore di storia medievale presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, ha identificato il documento.
Contenuto del codice: tra preghiere e rimedi
Il manoscritto, noto come Codice 20, segue il rito piacentino. La sua redazione risale interamente al XV secolo. È scritto in scrittura gotica, disposto su due colonne. Il codice si estende per oltre 322 fogli di pergamena. Contiene i testi per la preghiera quotidiana e per le principali festività religiose.
Tra le pagine dedicate alle liturgie, si trova una sezione intitolata «Pillule contra pestem». Questa parte del codice rivela una miscela di polveri ed erbe. L'obiettivo era la preparazione di rimedi contro la peste, il morbo che affliggeva l'Europa.
La ricetta: ingredienti e preparazione
Le «Pillule contra pestem» erano composte da una miscela specifica di ingredienti. Questi includevano aloe vera, acqua di rose, indivia e fiore di bugulossa. Vi erano poi acqua di sandalo, mirra e un preparato a base di coriandolo. Infine, venivano aggiunti semi di canfora. Il tutto era amalgamato con sciroppo di limone.
«Già dall'intitolazione si evince la materia», ha commentato il medievalista Tiziano Fermi. «Si tratta di una ricetta per preparare le pillole contro la peste, inserita tra le preghiere». Il testo è interamente in latino, con le abbreviazioni tipiche della scrittura amanuense medievale.
L'autore della ricetta: un cardinale umanista
La ricetta è firmata con una sigla che rimanda a una figura di spicco del periodo: «I. P. cardinalis papiensis». Secondo le ricerche di Fermi, questa sigla identifica Iacopo Ammannati, in seguito noto come Piccolomini. Fu segretario delle lettere latine sotto i papi Callisto III e Pio II.
Enea Silvio Piccolomini (Pio II) lo adottò, inserendolo nella propria famiglia. Iacopo Ammannati era un umanista attivo alla corte pontificia. Papa Pio II lo nominò vescovo di Pavia il 18 luglio 1460. La sua creazione a cardinale nel 1461 giustifica il soprannome «cardinale di Pavia».
In qualità di camerlengo, assistette Pio II fino alla sua morte. Fu proprio lui, mentre selezionava le preghiere del giorno, ad annotare a margine il rimedio contro la peste. Questa glossa rivela un interesse per la medicina e la salute pubblica, oltre ai suoi doveri ecclesiastici e umanistici.