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Diciotto lupi sono stati trovati morti nell'area del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. La Società italiana per la storia della fauna definisce l'evento una 'strage criminale senza eguali', chiedendo di accertare le responsabilità.

Strage di lupi nel Parco Nazionale

Un numero elevato di lupi, precisamente diciotto, è stato rinvenuto senza vita nel giro di pochi giorni. L'area interessata è quella del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Questo tragico ritrovamento ha suscitato profonda preoccupazione.

Corradino Guacci, presidente della Società italiana per la storia della fauna, ha espresso forte sconcerto. Ha inviato una nota dettagliata a importanti figure istituzionali. Tra i destinatari figurano il ministro dell'ambiente Gilberto Pichetto Fratin e altri rappresentanti del governo.

Appello per fermare il massacro

L'auspicio espresso è che questo macabro conteggio possa finalmente arrestarsi. Si teme che la conta possa estendersi anche alla popolazione di orsi bruni marsicani. Guacci ha definito l'accaduto una «strage criminale senza eguali» nella storia recente del Parco. Questo Parco è noto sia in Italia che all'estero.

La Società italiana per la storia della fauna ha manifestato piena solidarietà all'istituzione del Parco. Tuttavia, ritiene fondamentale capire le motivazioni dietro questo gesto. L'atto è considerato vile e dannoso per la politica delle aree protette. Inoltre, getta un'ombra negativa sulla Regione dei Parchi.

Indagini e responsabilità

Le prime indagini suggeriscono la presenza di pesticidi. Questi prodotti sono comunemente impiegati in agricoltura. Guacci ha sottolineato che, allo stato attuale delle indagini, sarebbe prematuro individuare responsabilità specifiche. Tale compito spetta unicamente all'Autorità giudiziaria inquirente.

È chiara l'importanza di un fronte comune. Questo fronte deve opporsi a un atto definito antico e barbaro. Gli autori sono considerati criminali isolati. Il loro comportamento getta discredito sull'intera categoria degli allevatori. Colpisce in particolare le realtà locali che producono beni di alta qualità.

Queste realtà locali hanno un impatto minimo sulle richieste di indennizzo per danni da predazione. Il lupo, purtroppo, è spesso vittima e capro espiatorio. I dati ufficiali, però, dipingono un quadro differente. Per ogni euro di rimborso per danni da lupo, ne corrispondono circa dieci per danni da ungulati. Questo dato, riportato da Guacci, evidenzia una disparità significativa.

Il ruolo degli allevatori e i danni da predazione

La situazione attuale nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è critica. L'avvelenamento di diciotto lupi rappresenta un grave colpo per la biodiversità. Le indagini puntano verso l'uso di pesticidi agricoli. Questo solleva interrogativi sulla gestione del territorio e sulla convivenza tra attività umane e fauna selvatica.

Corradino Guacci ha voluto mettere in luce come il comportamento di pochi criminali possa danneggiare l'immagine di molti allevatori. Questi ultimi operano nel rispetto delle normative e contribuiscono all'economia locale. La loro reputazione viene offuscata da atti illegali e dannosi.

La distinzione tra danni causati da lupi e quelli provocati da ungulati è cruciale. I dati ufficiali, citati da Guacci, mostrano che i danni da ungulati sono economicamente molto più rilevanti. Questo aspetto è spesso trascurato nel dibattito pubblico.

La tutela della fauna selvatica

La Società italiana per la storia della fauna si impegna a promuovere la conoscenza e la tutela della fauna. L'episodio dei lupi avvelenati è un campanello d'allarme. Richiede un'azione congiunta da parte delle istituzioni e della cittadinanza. La salvaguardia di specie come il lupo e l'orso bruno marsicano è fondamentale per l'equilibrio ecologico.

Si attende ora l'esito delle indagini. L'obiettivo è identificare i responsabili di questa strage. Solo così si potrà ripristinare la fiducia e garantire la protezione delle aree naturali protette. La Regione dei Parchi merita rispetto e tutela.

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