Tre lupi sono stati rinvenuti morti per avvelenamento nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il bilancio sale a 13 esemplari in pochi giorni, destando forte preoccupazione. Il WWF Italia denuncia una vera e propria emergenza ambientale e chiede interventi urgenti.
Emergenza avvelenamenti nel parco nazionale
Sono stati scoperti altri tre lupi privi di vita a causa di avvelenamento. Questi tragici ritrovamenti sono avvenuti all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il numero totale di esemplari uccisi illegalmente in un breve lasso di tempo raggiunge così la cifra di 13.
A lanciare l'allarme è stato il WWF Italia. L'associazione ambientalista definisce la situazione una vera e propria emergenza ambientale. La gravità del fenomeno è sottolineata con forza dall'organizzazione.
La denuncia del WWF Italia
Il WWF Italia ha parlato apertamente di una «strage continua». Questa azione criminale sta colpendo duramente il patrimonio naturale del paese. L'uso di bocconi avvelenati è considerato un atto criminale. Questo non solo danneggia la biodiversità, ma rappresenta anche un serio rischio per la sicurezza delle persone.
L'associazione ha evidenziato come il veleno non discrimini. Colpisce infatti non solo i lupi, ma anche altri animali selvatici. Inoltre, può mettere in pericolo anche gli animali domestici. La diffusione di queste sostanze tossiche è un pericolo diffuso.
Indagini e appello alla collaborazione
La Procura di Sulmona è attualmente impegnata nelle indagini. L'obiettivo è identificare i responsabili di questi gravi crimini ambientali. Il WWF ha lanciato un appello. Si chiede la piena collaborazione delle comunità locali per fornire informazioni utili alle autorità.
«Chi giustifica questi reati è complice», ha ammonito l'associazione. Questo sottolinea la responsabilità collettiva nella protezione dell'ambiente. La denuncia mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di denunciare tali atti.
Preoccupazione per l'orso bruno marsicano
Una particolare preoccupazione è stata espressa per l'orso bruno marsicano. Questo animale è una specie simbolo dell'area protetta. La sua popolazione è già estremamente ridotta, contando poche decine di individui. L'orso bruno marsicano vive proprio nelle zone dove si sono verificati questi episodi di avvelenamento.
La presenza di veleni in queste aree rappresenta una minaccia diretta per la sopravvivenza di questa specie già vulnerabile. La protezione dell'orso bruno marsicano è una priorità assoluta.
Normative e proposte di intervento
Il WWF ha ricordato un'ordinanza ministeriale. L'8 agosto 2025, il Ministero della Salute aveva ribadito il divieto assoluto. È vietato l'uso e l'abbandono di esche avvelenate. Questa normativa sottolinea i gravi rischi per l'ambiente e la salute pubblica.
L'associazione chiede interventi più incisivi. Questi dovrebbero includere sia azioni di prevenzione che sanzioni efficaci contro i colpevoli. Il WWF si è detto disponibile a collaborare con le autorità. L'associazione offre il supporto delle proprie unità cinofile anti-veleno per le operazioni di bonifica dei territori.