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La pm Alessandra Pinto, durante una requisitoria, si è commossa ricordando Fakhri Marouane, detenuto vittima di violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e poi suicidatosi. La magistrata ha sottolineato come il giovane si sentisse tradito dallo Stato.

La drammatica vicenda di Fakhri Marouane

La pm Alessandra Pinto ha rievocato la storia di Fakhri Marouane, un detenuto di 30 anni di origine marocchina. Marouane era vittima di pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. La sua vicenda è emersa durante la requisitoria di un maxi-processo. Sono 105 gli imputati in questo procedimento giudiziario. Le violenze contestate risalgono al 6 aprile 2020. Colpirono circa 300 detenuti del reparto Nilo.

La magistrata ha descritto Marouane come un giovane che, pur non essendo un santo, aveva riposto fiducia nello Stato italiano. Aveva intrapreso un percorso di rieducazione. Seguiva corsi scolastici e di scrittura. Marouane era consapevole dei suoi errori, confidenze fatte più volte alla pm. Tuttavia, si sentì tradito proprio da rappresentanti dello Stato.

L'emozione della pm durante la requisitoria

Le parole della pm Pinto sono state cariche di pathos. Ha ricordato il percorso di risocializzazione del detenuto. Marouane si era diplomato mentre era recluso a Pescara. Si era rifiutato di chiedere la liberazione anticipata. Voleva proseguire il suo percorso formativo in carcere. La pm ha sottolineato quanto l'esperienza di Marouane fosse stata significativa per lei.

La magistrata ha dovuto interrompere il suo intervento per qualche minuto. L'emozione era palpabile. Questo accadde dopo aver mostrato video interni del carcere. Le immagini riprendevano Fakhri inginocchiato da solo nell'area socialità del reparto Nilo. Era circondato da agenti che lo colpivano con i manganelli. La pm ha citato i nomi di alcuni agenti imputati: Oreste Salerno, Gennaro Quisillo e Raffaele Piccolo (classe 1973).

Il tragico epilogo e le testimonianze

Dopo i pestaggi a Santa Maria Capua Vetere, Fakhri Marouane fu trasferito nel carcere di Pescara. Lì, nel maggio 2023, si diede fuoco. Morì dopo due mesi di agonia. Il decesso avvenne al Policlinico di Bari. La pm Pinto ha rivelato che Marouane le inviò delle lettere. Scrisse anche un testo che descriveva la sua esperienza. Questi scritti hanno lasciato un segno profondo nella sua carriera di magistrato.

Il processo vede imputati numerosi agenti di polizia penitenziaria. Le accuse riguardano le violenze commesse nel reparto Nilo. Le immagini mostrate dalla pm dipingono un quadro inquietante. Fakhri Marouane appare isolato e aggredito. La sua storia solleva interrogativi sulla gestione delle carceri e sul rispetto dei diritti dei detenuti. La commozione della pm Pinto evidenzia la gravità dei fatti contestati.

Domande frequenti

Cosa è successo a Fakhri Marouane?

Fakhri Marouane è stato vittima di violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Dopo essere stato pestato, è stato trasferito a Pescara dove si è suicidato dandosi fuoco. È morto dopo due mesi di agonia.

Chi è la pm Alessandra Pinto?

Alessandra Pinto è la sostituta procuratrice che ha condotto la requisitoria nel processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Si è commossa ricordando la vicenda di Fakhri Marouane, evidenziando come il detenuto si sentisse tradito dallo Stato.

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