Pescara e altri 17 enti hanno presentato ricorso contro il Piano di Stralcio Difesa Alluvioni (Psda). Simona Barba di Radici in Comune critica la scelta, sottolineando l'importanza della prevenzione idrogeologica e la necessità di strategie condivise per la sicurezza del territorio.
Critiche all'approccio istituzionale
La recente frana a **Silvi**, con il crollo di un edificio, ha riacceso i riflettori sulla vulnerabilità del territorio. **Simona Barba**, presidente dell'associazione **Radici in Comune**, ha espresso forte preoccupazione. Ha criticato l'atteggiamento delle istituzioni riguardo all'aggiornamento del Piano di Stralcio Difesa Alluvioni (Psda). Questo piano identifica aree a rischio idrogeologico, ma ha incontrato l'opposizione di diversi enti.
Barba ha ricordato il suo passato da consigliera comunale. All'epoca, il dibattito sul Psda fu caratterizzato da un «silenzio assordante». L'obiettivo sembrava essere il salvataggio dello sviluppo economico a ogni costo. La priorità, secondo Barba, dovrebbe essere invece la «prevenzione».
«La prevenzione non è un ostacolo allo sviluppo», ha affermato Barba. «È l'unico vero modo per garantire sicurezza, responsabilità e futuro a **Pescara** e al suo territorio fluviale».
L'allarme del capo della Protezione Civile
A distanza di mesi, le parole di **Fabio Ciciliano**, capo dipartimento della Protezione Civile nazionale, hanno confermato i timori di Barba. Ciciliano ha denunciato pubblicamente un paradosso tutto abruzzese. Diciotto enti pubblici, inclusi la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara, hanno presentato ricorso al TAR. Lo hanno fatto contro i vincoli imposti dal Psda.
Questo accade nonostante il sindaco sia anche autorità locale di protezione civile. «Da un lato i sindaci impugnano un atto per la tutela del territorio, dall'altro sono i responsabili della prevenzione e della gestione delle emergenze su quello stesso territorio», ha dichiarato Ciciliano il 19 novembre scorso. Barba ha citato queste parole per sottolineare l'incoerenza.
Ciciliano ha evidenziato come questa scelta tuteli le componenti economiche a scapito della sicurezza collettiva. Viene minato il sistema che garantisce la prevenzione delle tragedie.
Pescara: rischio idrogeologico e progetti urbanistici
L'associazione **Radici in Comune** ricorda che il Psda si basa su studi universitari. Ha classificato ampie zone di **Pescara** centro e Portanuova con il livello di rischio più alto (P4). Questo evidenzia la crescente fragilità del territorio. Gli eventi meteo estremi e il consumo di suolo inarrestabile aggravano la situazione.
Invece di accogliere l'allarme e attivare strategie di prevenzione, l'amministrazione di **Pescara** sembra preferire la difesa di progetti urbanistici. Tra questi, l'area di risulta e l'area ex Cofa. Vengono citati anche interventi di demo-ricostruzione con incentivi volumetrici che superano le norme.
Barba ha esortato a smettere di ignorare i dati scientifici. Ha criticato l'atteggiamento di chi considera le evidenze scientifiche come semplici opinioni. Guardare solo al passato con la convinzione errata che «se non è successo non accadrà» è un errore fatale.
Proposte per la sicurezza del territorio
L'appello di Barba è rivolto alle istituzioni. Chiede di abbandonare i ricorsi legali. Propone invece l'avvio di un tavolo di bacino. Questo dovrebbe coinvolgere tutti i Comuni del fiume **Pescara** per definire strategie condivise di mitigazione del rischio.
Tra le proposte concrete: promuovere la rinaturalizzazione delle sponde fluviali. Avviare processi di decementificazione urbana per aumentare la capacità di assorbimento del suolo. Rivedere i progetti di trasformazione urbana alla luce della nuova mappa del rischio.
«È ora di aprire finalmente un dibattito pubblico sul Piano alluvioni, sul dissesto idrogeologico, sul consumo di suolo e sulla forestazione urbana», ha concluso Barba. Questi temi dovrebbero guidare la pianificazione territoriale e urbanistica, non esserne perseguiti a posteriori.
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