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A Pescara, un cantiere in corso Vittorio Emanuele II riaccende il dibattito sull'urbanistica. Si discute della ristrutturazione di un palazzo distrutto nel 1943, sollevando dubbi sulla legittimità del permesso.

Dubbi sulla ristrutturazione di un edificio storico

Un cantiere in Corso Vittorio Emanuele II a Pescara è al centro di una vivace discussione. L'associazione Radici in Comune, guidata da Simona Barba, solleva interrogativi sulla natura dei lavori in corso. Si tratta della ricostruzione di un palazzo bombardato nel 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale. La presidente Barba definisce il cantiere una «ristrutturazione fantasma».

La costruzione sta sorgendo accanto al piazzale della vecchia stazione. Il cartello di cantiere indica un intervento di «demo-ricostruzione». L'edificio originale fu distrutto dai bombardamenti bellici. Ora, a distanza di 83 anni, si procede alla sua ristrutturazione, come mostrato nel rendering del progetto.

Permesso di costruire: un caso limite

La questione principale riguarda il rilascio del permesso di costruire. Simona Barba si chiede come sia stato possibile autorizzare una «ristrutturazione con demolizione e ricostruzione» su un immobile distrutto quasi un secolo fa. Dal punto di vista tecnico-giuridico, si tratta di un caso estremamente complesso.

Diverse sentenze, infatti, specificano che non basta dimostrare la preesistenza di un immobile. È necessario fornire dettagli precisi sulla sua consistenza e descrizione originaria. In assenza di tali prove, l'intervento dovrebbe essere considerato una nuova costruzione. Questo implicherebbe il rispetto delle normative attuali su indici, distanze e standard urbanistici.

Alcune decisioni del Consiglio di Stato e del Tar hanno inoltre chiarito che la demolizione di un manufatto comporta la perdita della sua volumetria ai fini urbanistici. La ricostruzione, quindi, sarebbe preclusa se i piani regolatori non consentissero nuova edificazione in quel sito con quel volume.

Continuità funzionale e indennizzi di guerra

Simona Barba evidenzia ulteriori aspetti normativi. È stato affermato il principio della contestualità tra demolizione e ricostruzione. Nei casi di crollo avvenuto molto tempo prima, è necessario un percorso di ripristino che mantenga la continuità funzionale e strutturale. Non si può trasformare un'assenza pluridecennale in un «credito di volume» permanente.

Inoltre, la legge 968 del 1953 prevedeva un indennizzo per i danni di guerra. Chi non aveva scelto di ricostruire poteva ricevere un risarcimento. È plausibile ipotizzare che i proprietari dell'immobile in questione abbiano ricevuto tale indennizzo, non avendo proceduto alla ricostruzione per decenni.

L'associazione Radici in Comune non ha ancora i dati completi sul percorso che ha portato all'autorizzazione di questo cantiere. Tuttavia, la situazione evidenzia una «elasticità estrema» nell'interpretazione delle norme sulle ristrutturazioni a Pescara.

Riflessioni sull'urbanistica pescarese

Simona Barba esprime preoccupazione per l'eccessiva flessibilità interpretativa delle norme urbanistiche. Questo approccio rischia di alterare le previsioni del piano regolatore. La città di Pescara non può continuare a sviluppare nuove costruzioni mascherandole da ristrutturazioni.

Tale pratica, secondo Barba, sta modificando gli equilibri urbanistici. Si sta costruendo una città che perde progressivamente le sue caratteristiche di umanità e vivibilità. L'associazione chiede un urgente e serio dibattito sull'urbanistica cittadina.

L'obiettivo è evitare di superare limiti normativi che potrebbero compromettere il futuro sviluppo della città. È necessario un ripensamento delle strategie di pianificazione territoriale per garantire uno sviluppo sostenibile e armonioso.