Il tribunale di Pesaro ha stabilito che un carabiniere deceduto per mesotelioma è vittima del dovere. Il Ministero dell'Interno dovrà risarcire i familiari per l'esposizione all'amianto durante il servizio.
Riconosciuto il nesso tra servizio e malattia
Un maresciallo capo dell'Arma dei Carabinieri di Fano, scomparso nel 2013 all'età di 56 anni, è stato ufficialmente riconosciuto come vittima del dovere. La causa del decesso è stata identificata in un mesotelioma pleurico. La malattia è stata contratta a causa dell'esposizione all'amianto durante il suo periodo di servizio attivo.
La sentenza è stata emessa dal giudice del lavoro Gianfranco Tamburini presso il tribunale di Pesaro. Il Ministero dell'Interno è stato condannato a corrispondere agli eredi del militare i benefici economici previsti per le vittime del dovere. Questi benefici non erano stati goduti dal congiunto a causa del suo decesso prematuro.
Esposizione all'amianto durante la carriera
Il carabiniere ha prestato servizio nell'Arma dal 1975 fino al 2002. La sua carriera lo ha visto operare come addetto alle trasmissioni. Lavorava nelle centrali operative, dove l'esposizione all'amianto era legata a diverse attività. Queste includevano la manutenzione delle armi con guanti e pezze contenenti fibre nocive. Anche la manutenzione di mezzi meccanici, blindati e ruotati comportava rischi.
Tra gli episodi significativi della sua carriera, si ricorda il suo intervento nella notte del 27 maggio 1993. In quella circostanza, il militare operò tra le macerie della strage di via dei Georgofili a Firenze. Durante le operazioni di soccorso, secondo quanto ricostruito nel processo, era presente amianto disperso nell'aria.
Accertamento tecnico e condanna del Ministero
Una consulenza tecnica d'ufficio disposta durante il giudizio ha confermato il legame causale. È stato accertato il nesso tra il mesotelioma pleurico epiteliale maligno e il servizio svolto dal carabiniere. La perizia ha riconosciuto un'inabilità lavorativa totale. È stato stabilito un legame diretto tra l'esposizione professionale e il decesso avvenuto il 24 febbraio 2013.
La difesa presentata dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Ancona, rappresentante dell'amministrazione, è stata ritenuta insufficiente. Non è stata in grado di contestare la presenza di amianto nelle attività e nei mezzi indicati dal ricorrente. Il tribunale ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero.
Benefici economici e spese legali
Il tribunale ha accertato un'invalidità del 100% riconducibile al decesso del militare. Di conseguenza, ha condannato il Ministero dell'Interno a versare agli eredi, in solido tra loro, i benefici economici maturati ma non percepiti. La sentenza include anche il pagamento di interessi e spese di giudizio. Queste ultime sono state liquidate in 3.800 euro a favore del difensore della famiglia, l'avvocato Ezio Bonanni.
La sentenza, non essendo stata impugnata, è ora definitiva. Questo significa che non sono più possibili ricorsi contro la decisione del tribunale.
Un precedente per le forze dell'ordine
L'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, ha commentato la decisione. Ha affermato che la sentenza «restituisce dignità alla memoria del maresciallo». Ha aggiunto che «chi sacrifica la propria salute per il Paese non può essere dimenticato».
Bonanni ha espresso l'auspicio che questo caso possa rappresentare un punto di svolta. Spera che porti a riconoscimenti simili per altri appartenenti alle forze dell'ordine e alle forze armate. Molti di loro attendono ancora giustizia per patologie legate all'esposizione a sostanze nocive durante il servizio.