Il Siulp di Pesaro denuncia la crescente violenza contro le forze dell'ordine. Dopo l'aggressione a quattro agenti, il sindacato evidenzia la paura degli operatori, l'inefficacia delle leggi e la carenza di strutture adeguate per soggetti con problemi psichiatrici.
Aumenta la violenza contro gli agenti
La recente aggressione a Pesaro ha riacceso il dibattito sulla sicurezza. Il sindacato di polizia Siulp esprime forte preoccupazione. Il segretario Marco Lanzi parla di situazioni ad alto rischio. Gli agenti si trovano spesso in inferiorità numerica. Affrontano soggetti violenti e senza rispetto per le istituzioni. La paura non è solo dei cittadini. Anche gli operatori delle forze dell'ordine vivono un incubo. Devono scegliere tra intervenire e subire violenze o affrontare lunghe procedure legali. Devono anche sostenere spese legali.
Lanzi sottolinea la gravità della situazione. «Sempre più spesso ci troviamo costretti a intervenire sulle strade in situazioni ad altissimo rischio», afferma. «Spesso in inferiorità numerica, affrontando soggetti violenti, alterati, privi di qualsiasi rispetto per la divisa, per le leggi e per lo Stato». La paura colpisce inevitabilmente anche gli operatori delle Forze dell’Ordine. Non si può comprendere i colleghi che vivono l’incubo di dover scegliere tra intervenire e rischiare bastonate, pugni, calci, coltellate e altre forme di violenza oppure affrontare un lungo e complesso iter processuale.
L'aggressione in viale della Liberazione
L'episodio di Pesaro è un esempio lampante. Un cittadino gambiano in stato di alterazione è stato fermato in viale della Liberazione. L'uomo ha aggredito con estrema violenza quattro agenti. Due di loro hanno riportato prognosi di trenta giorni. Un altro è stato morso al braccio. Il Siulp esprime vicinanza e solidarietà agli agenti feriti. I dati del 2024 sono allarmanti. Si registrano circa 2.695 aggressioni fisiche con lesioni agli operatori. Questo esclude gli scontri durante l'ordine pubblico. Si tratta di una media di oltre 7 al giorno. Il 41% degli aggressori era sotto effetto di alcol.
«Quanto accaduto recentemente a Pesaro è l’ennesimo esempio di come l’atmosfera nelle nostre città sia sempre più tesa e insostenibile», dichiara Lanzi. «Un cittadino gambiano in evidente stato di alterazione, fermato per un controllo in viale della Liberazione, ha aggredito con inaudita violenza quattro agenti». Due hanno riportato una prognosi di trenta giorni, e uno è stato morso con violenza al braccio. A loro esprimiamo la nostra massima vicinanza e solidarietà. Spaventosi sono anche i dati del 2024 relativi ai soli attacchi fisici che hanno provocato lesioni agli operatori di polizia durante i controlli su strada.
Il rischio di impunità e le leggi
Le leggi attuali vengono spesso interpretate in modo sfavorevole. Questo crea un rischio di demotivazione tra gli operatori. Gli aggressori, come spesso accade, non vengono detenuti. Questo aumenta la percezione di impunità. Sempre più delinquenti non temono chi rappresenta lo Stato. Arrivano persino a deriderlo e insultarlo. Il cittadino gambiano di 23 anni è stato rilasciato. Era tossicodipendente e affetto da una grave patologia psichiatrica. Aveva ricevuto vari daspo e fogli di via. Non è mai stato possibile espellerlo dal Paese. Lanzi evidenzia che una persona in queste condizioni necessita di cure in strutture specializzate. Non può essere lasciata libera mettendo a rischio altri.
«Le leggi vengono spesso interpretate in modo sfavorevole rispetto al complesso lavoro di contrasto delle Forze dell’Ordine, creando il rischio di una crescente demotivazione tra gli operatori», spiega Lanzi. «Come spesso accade, gli aggressori non trascorrono neppure un giorno in carcere, aumentando la percezione di impunità». Sempre più delinquenti non temono chi rappresenta lo Stato, arrivando persino a deriderlo e insultarlo senza alcun limite. Il cittadino gambiano di 23 anni è stato rilasciato a piede libero.
Strutture psichiatriche e sovraffollamento
Lanzi ricorda l'esistenza degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Questi erano strutture detentive per persone con disturbi mentali autrici di reato. Furono chiusi nel 2015. Sono stati sostituiti dalle REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Queste strutture sono però insufficienti. Ci sono solo 600-700 posti in tutta Italia. A questo si aggiunge il grave problema del sovraffollamento carcerario. A fine 2025, i detenuti erano circa 63.800. I posti regolamentari sono 51.000. Ci sono 12.000 persone in più. Per ogni 100 posti disponibili, ci sono 138 detenuti.
«In passato esistevano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari», riflette Lanzi. «Strutture detentive per persone con disturbi mentali autrici di reato, giudicate non imputabili o parzialmente imputabili». Chiusi definitivamente nel 2015, sono stati sostituiti dalle REMS, strutture però fortemente sotto dimensionate rispetto al fabbisogno. Attualmente ci sono solo 600-700 posti in tutta Italia. A questo si aggiunge il grave problema del sovraffollamento carcerario. A fine 2025, i detenuti sono circa 63.800 a fronte di 51.000 posti regolamentari, cioè 12.000 persone oltre la capienza.
Appello alla politica per maggiore sicurezza
È il momento che la politica intervenga con decisione. Servono provvedimenti concreti e politiche di sicurezza reali. L'obiettivo è proteggere cittadini e agenti. Bisogna ridurre il rischio di violenze. È necessario garantire che chi commette reati paghi realmente. Il Siulp chiede azioni immediate. Non si può più restare soli di fronte al pericolo. La comunità di Pesaro attende risposte concrete.
«È arrivato il momento che la politica intervenga con decisione», conclude Lanzi. «Servono provvedimenti concreti e politiche di sicurezza reali per proteggere cittadini e agenti, ridurre il rischio di violenze e garantire che chi commette reati e mette a rischio la comunità paghi realmente per le proprie azioni». Non possiamo più permetterci di restare soli di fronte al pericolo.