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Le associazioni ambientaliste criticano la nuova legge regionale umbra sulle aree idonee per le rinnovabili, definendola restrittiva. L'assessore De Luca respinge le accuse, parlando di giustizia climatica e indipendenza energetica.

Critiche alla legge regionale sull'energia

Greenpeace, Legambiente e Wwf hanno espresso forte disappunto. Hanno bocciato la recente legge regionale umbra. La normativa riguarda le aree idonee per gli impianti rinnovabili. Le associazioni la vedono come un ostacolo, non una soluzione. La considerano un problema invece di un'opportunità. La legge regionale 7/2025 sembra limitare lo sviluppo delle energie pulite. Questo contrasta con l'urgenza climatica.

Il testo approvato introduce restrizioni significative. Le organizzazioni ambientaliste sottolineano profili di illegittimità. Ritengono che i limiti allo sviluppo delle rinnovabili siano in contrasto con le leggi nazionali. Inoltre, ignorano la necessità di decarbonizzare il sistema energetico. Le associazioni temono che la legge possa essere facilmente contestata legalmente. Potrebbe anche subire un blocco governativo.

Le preoccupazioni delle associazioni ambientaliste

Tra le criticità più evidenti, le associazioni menzionano la retroattività. La nuova disciplina di non idoneità si applicherebbe anche a procedimenti già in corso. Questa misura è considerata illegittima. Il TAR del Lazio si è già espresso in merito. Viene inoltre introdotta una vasta area 'vietata' per i pannelli fotovoltaici a terra. Questo avviene nello spazio rurale. Tali limiti sono generici. Contraddicono quanto previsto dal Decreto Transizione 5.0.

Un altro punto dolente è l'uso preclusivo delle aree non idonee. Viene data prevalenza alla non idoneità. Questo anche se un progetto è presentato in un'area idonea. Si aggiungono le fasce di rispetto dai beni tutelati. Il procedimento autorizzativo risulta aggravato rispetto alla normativa statale. Vengono introdotte soglie minime o alternative progettuali. Le compensazioni richieste appaiono sproporzionate.

Le associazioni riconoscono alcuni aspetti positivi. Tra questi, l'ampliamento di alcune tipologie di aree idonee. Tuttavia, anche questi punti sono accompagnati da criticità. Si impongono limiti di potenza e strutturali. Le associazioni chiedono l'eliminazione di cavilli. Questi sarebbero in contrasto con la normativa nazionale. Propongono di allargare le aree idonee. Includere le fasce di almeno 350 metri attorno a strade ad alto scorrimento. Come la Ss 75 Centrale Umbra e la Ss 318 di Val Fabbrica. Anche altre infrastrutture lineari dovrebbero essere considerate. Così come aree prive di vincoli. O aree agricole non produttive o inutilizzabili. Infine, le zone attorno ai data center.

La replica dell'assessore De Luca

L'assessore regionale all'ambiente e all'energia, Thomas De Luca, ha risposto duramente. Ha respinto ogni accusa di ostruzionismo. La legge regionale 7/2025 non è un freno, ha affermato. È una legge di giustizia climatica. Mira all'indipendenza energetica dell'Umbria tramite le rinnovabili. È stata scritta per imprese e famiglie umbre. Non per dare carta bianca agli speculatori. L'assessore ha definito paradossale sentire parlare di limiti ostativi. Soprattutto da chi ha ignorato le richieste di aiuto. Queste richieste servivano a contrastare le conseguenze del Decreto Transizione 5.0. Tale decreto ha reso idonee solo poche aree in Umbria.

De Luca ha aggiunto: «Se avessero attaccato il governo Meloni con la stessa forza sul Decreto Transizione 5.0, l'Umbria sarebbe già come la Danimarca». Ha sottolineato che la legge umbra non è un freno. È uno strumento per garantire uno sviluppo sostenibile. Un modo per proteggere il territorio. E per favorire le comunità locali. Ha criticato l'approccio delle associazioni. Considerandolo troppo ideologico e poco pragmatico. La regione sta lavorando per semplificare le procedure. Ma senza compromettere la tutela ambientale.

I dati sulle rinnovabili in Umbria

Le associazioni hanno presentato dati preoccupanti. Secondo elaborazioni di Terna, tra gennaio 2021 e marzo 2026. L'Umbria ha installato solo 314 Mw di nuova capacità rinnovabile. Raggiunge appena il 17,9% dell'obiettivo fissato per il 2030. L'obiettivo è di 1.756 Mw. Se la regione continua a questo ritmo. Considerando la media delle installazioni tra il 2021 e il 2025 (60,4 Mw/anno). Rischia di raggiungere l'obiettivo tra 24 anni. Con un ritardo di 19 anni.

Questo scenario evidenzia la lentezza dello sviluppo delle rinnovabili in Umbria. Le associazioni attribuiscono parte di questa lentezza alle politiche regionali. La nuova legge sulle aree idonee potrebbe peggiorare la situazione. Le critiche puntano a una normativa troppo complessa. E a restrizioni che ostacolano gli investimenti. La contrapposizione tra regione e associazioni ambientaliste. Sembra destinata a continuare. Con implicazioni significative per il futuro energetico dell'Umbria.

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