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La sanità umbra è al centro di polemiche per la presunta esistenza di "pazienti fantasma" nelle liste d'attesa. Le accuse puntano a una prassi consolidata che falserebbe i dati ufficiali, spingendo i cittadini verso strutture private.

Accuse di "pazienti fantasma" nella sanità umbra

Il consigliere regionale Enrico Melasecche ha sollevato un grave problema riguardante la sanità regionale. Molti cittadini gli hanno segnalato anomalie nelle liste d'attesa. Si parla di "pazienti fantasma" e della mancata presa in carico delle prescrizioni mediche.

Melasecche ha presentato un'interrogazione a gennaio alla presidente Proietti. Inizialmente, la risposta è stata una smentita categorica tramite comunicato stampa. Successivamente, in Consiglio regionale, la posizione è mutata. La presidente ha parlato di casi isolati legati a disfunzioni del sistema.

Il consigliere Melasecche ha ribattuto, affermando che non si tratta di episodi sporadici. Al contrario, sarebbe una prassi consolidata, ben nota alla Giunta regionale. La negazione di questo fenomeno servirebbe a evitare critiche sui social media, in contrasto con le promesse elettorali.

Indagine parallela e dati falsati

Melasecche ha condotto un'indagine personale, interpellando alcune farmacie. L'obiettivo era accertare la veridicità delle segnalazioni. Le conversazioni con farmacisti di aziende pubbliche e private sembrano confermare una realtà nascosta.

Il consigliere denuncia un sistematico respingimento dei pazienti. Questi sarebbero costretti a tornare più volte, non per ottenere una prestazione, ma nemmeno per la semplice iscrizione nelle liste d'attesa. Questo meccanismo terrebbe i numeri ufficiali artificialmente bassi.

Tale comportamento viene definito illegale. I dati trasmessi al Ministero sarebbero quindi falsati, non contabilizzando numerosi casi. Melasecche critica coloro che si definiscono difensori della sanità pubblica.

Questi stessi attori, a oltre un anno dall'insediamento, promuoverebbero meccanismi irregolari. L'obiettivo sarebbe spingere verso studi privati. Si aggiungerebbero poi filtri per ridurre le richieste dei medici di famiglia e degli specialisti.

Intramoenia e ricorso al privato

Il consigliere ritiene questo comportamento assolutamente inaccettabile. Si augura che le autorità competenti svolgano il loro dovere. È fondamentale accertare le responsabilità, poiché la trasparenza è un pilastro democratico nei rapporti tra amministratori e cittadini.

A conferma delle sue tesi, Melasecche cita un'inchiesta di un quotidiano locale. Questa indagine certificherebbe l'incremento delle visite intramoenia in Umbria. Si tratta di prestazioni specialistiche pagate direttamente dai pazienti.

Questo sistema genera introiti per la sanità regionale. Si trarrebbe profitto da decine di migliaia di prestazioni. Formalmente pubbliche, ma di fatto private, erogate però in strutture pubbliche.

Molti cittadini si rivolgono direttamente a studi privati. Altri rinunciano alle cure. Melasecche ricorda le dichiarazioni dell'ex segretario del PD, oggi vice presidente della Giunta. All'epoca denunciava questa situazione, ma ora tace.

Il meccanismo dell'intramoenia risalirebbe alla riforma sanitaria voluta dall'allora ministro Rosy Bindi. Melasecche critica questa impostazione, in contrasto con la retorica della tutela dei più deboli.

Richiesta di accesso agli atti e ritardi

Il consigliere lamenta inoltre ritardi nell'accesso agli atti richiesti. I termini previsti dal Regolamento interno dell'Assemblea legislativa per la risposta obbligatoria ai consiglieri di minoranza sono scaduti.

Melasecche ha inviato un sollecito alla presidente del Consiglio regionale, Bistocchi. Chiede che venga garantita la risposta alla sua richiesta, come previsto dall'articolo 4 del Regolamento. La presidente è tenuta ad attivarsi immediatamente.

Il direttore generale regionale, nominato dalla presidente Proietti, non ha ancora fornito la documentazione richiesta. Questo ritardo ostacola la trasparenza e l'accertamento dei fatti.

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