Condividi

L'opposizione in Consiglio Regionale umbro accusa l'assessore De Luca di appropriarsi indebitamente dei meriti relativi alla legge sui canoni idroelettrici. La normativa, approvata sotto la precedente giunta di centrodestra, è stata confermata da una recente sentenza che sblocca circa 30 milioni di euro.

Critiche all'assessore De Luca per legge idroelettrica

L'aula del Consiglio regionale dell'Umbria è stata teatro di un acceso dibattito politico. I consiglieri di minoranza hanno espresso forte disappunto. Hanno definito «grottesco e politicamente vergognoso» il comportamento dell'assessore De Luca. Secondo l'opposizione, l'assessore starebbe tentando di attribuirsi meriti non suoi. Il risultato in questione riguarda una legge approvata nel 2023. All'epoca, la giunta regionale era guidata dal centrodestra. L'assessore De Luca sedeva invece tra i banchi dell'opposizione.

Questa situazione è stata definita «una farsa» dai rappresentanti delle minoranze. Hanno sottolineato come chi ieri contestava determinate scelte, oggi si presenti a raccoglierne i frutti. Pretendere persino di impartire lezioni è considerato «un'operazione di squallida propaganda grillina». I consiglieri hanno affermato che questo comportamento non può passare inosservato.

Hanno firmato la nota congiunta: Enrico Melasecche, Donatella Tesei (Lega), Paola Agabiti, Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei (Fratelli d'Italia), Andrea Romizi, Laura Pernazza (Forza Italia), e Nilo Arcudi (Tp-Uc).

Sentenza favorevole alla disciplina regionale sui canoni

La recente sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche ha dato ragione alla Regione. Il tribunale ha respinto il ricorso presentato da Enel Produzione. Questo pronunciamento conferma la legittimità della disciplina regionale sui canoni per le grandi derivazioni idroelettriche. Di conseguenza, si apre la strada allo sblocco di circa 30 milioni di euro. Questi fondi dovrebbero essere destinati alla collettività.

I consiglieri di opposizione hanno voluto mettere «le cose in chiaro». Hanno evidenziato la necessità di preservare la memoria dei cittadini. Non si può permettere che venga cancellata da semplici comunicati stampa. La legge regionale numero 1 del 2023 è stata descritta come «innovativa e coraggiosa». Essa disciplina in modo specifico i canoni idroelettrici.

La norma è stata approvata durante la precedente legislatura. Il governo regionale era di centrodestra, con la presidenza di Donatella Tesei. È stata proprio quella legge ad introdurre un nuovo sistema di canoni. Ha stabilito obblighi precisi a carico dei concessionari. Tra questi, la monetizzazione di una parte dell'energia prodotta. Tale energia deve essere destinata a beneficio della collettività.

Anche le deliberazioni del 2024, finite al centro del contenzioso legale, sono state adottate dalla precedente amministrazione regionale. Pertanto, l'assessore De Luca non ha avuto alcun ruolo nella stesura o nell'approvazione di quella legge. Né ha avviato il percorso politico e amministrativo che ha portato alla sua emanazione. La sentenza odierna conferma la solidità di una scelta legislativa fatta dal centrodestra. Non può certo trasformare retroattivamente De Luca nel padre di una norma. Una norma che, al momento della sua approvazione, lui contrastava attivamente dall'opposizione.

Le riforme del centrodestra contro le tasse della maggioranza

I consiglieri di opposizione hanno contrapposto le loro azioni a quelle dell'attuale maggioranza. «Noi avevamo scelto la strada delle riforme e delle buone leggi», hanno dichiarato. Leggi capaci di superare le impugnative legali. Leggi in grado di garantire alla Regione Umbria circa 30 milioni di euro di risorse aggiuntive. Al contrario, l'attuale maggioranza non avrebbe dimostrato la stessa capacità di reperire nuove entrate. Per aumentare le entrate pubbliche, ha scelto la via più semplice. Questa consiste nel «mettere le mani nelle tasche degli umbri». Lo farebbe aumentando le tasse a carico di cittadini e imprese.

La Giunta Tesei, invece, ha avuto il coraggio di intervenire. Ha agito per valorizzare una risorsa pubblica strategica come l'acqua. Ha richiesto ai concessionari un ritorno economico per il suo sfruttamento. Enel ha impugnato gli atti regionali. La riscossione dei nuovi canoni è rimasta in attesa del pronunciamento giudiziario. Oggi, una decisione favorevole alle ragioni della Regione conferma la legittimità dell'impianto normativo. Questo impianto era stato voluto dalla precedente amministrazione. Così l'attuale Giunta e i territori interessati avranno a disposizione 30 milioni di euro.

Questo è il risultato da rivendicare, senza alterare la cronologia degli eventi. Tuttavia, i consiglieri provano a comprendere la posizione dell'assessore De Luca. Dopo due anni di governo, se i risultati concreti sono inesistenti, la tentazione di apporre il proprio nome sul lavoro altrui diventa «evidentemente irresistibile». La propaganda, però, non modifica i fatti. Non può sostituire la necessità di ottenere risultati tangibili.