Medici umbri hanno inviato una diffida alla Regione per segnalare gravi criticità nel servizio sanitario 116117. Le problematiche riguardano l'organizzazione, il trattamento economico e la sicurezza dei professionisti.
Criticità nel servizio sanitario regionale
Trenta medici hanno formalmente contestato la gestione del servizio 116117 in Umbria. La loro diffida è rivolta sia alla Regione che alle due aziende sanitarie coinvolte. Le preoccupazioni principali vertono sull'organizzazione del servizio e sulle condizioni economiche riservate ai professionisti. I consiglieri regionali della Lega Umbria, Enrico Melasecche e Donatella Tesei, hanno espresso pieno sostegno ai medici. Hanno sottolineato la necessità di un'attenzione massima verso queste problematiche, considerate sottovalutate dalle istituzioni. La politica, secondo i consiglieri, ha il dovere di ascoltare queste istanze e fornire risposte concrete.
La situazione attuale vede i medici costretti a intraprendere iniziative formali per far emergere le loro criticità. Questo sottolinea una presunta mancanza di ascolto da parte della politica regionale. I consiglieri Lega hanno evidenziato come la sanità non debba essere ridotta a un mero palcoscenico per annunci mediatici. La gestione di un sistema sanitario complesso richiede invece competenza e programmazione.
Le decisioni organizzative hanno ripercussioni dirette sulla qualità delle prestazioni offerte. Influenzano inoltre il lavoro e le responsabilità degli operatori sanitari. L'improvvisazione e le operazioni di immagine non sono soluzioni praticabili per affrontare le sfide sanitarie. È necessaria invece una visione strategica e un approccio basato sull'ascolto attivo.
Problemi organizzativi e tecnologici del 116117
Il numero 116117 è dedicato all'assistenza sanitaria non urgente. La sua gestione, secondo quanto emerso, presenta diverse criticità. La vicenda è emblematica di un approccio generale della Giunta Proietti alla sanità umbra. Un servizio così delicato necessita di una pianificazione meticolosa. L'organizzazione deve essere definita prima dell'attivazione effettiva. È fondamentale un adeguato coinvolgimento di tutto il personale, sia sanitario che non sanitario. Il coordinamento con la centrale del 118 e con la rete territoriale è altrettanto cruciale.
Tuttavia, nel percorso di attivazione del servizio sono emerse diverse problematiche. Queste riguardano proprio gli aspetti di integrazione e coordinamento. Si segnala un'integrazione ancora problematica tra le diverse centrali operative. Esiste anche il rischio concreto di sovrapposizione delle competenze tra i vari operatori. Le difficoltà nell'indirizzare correttamente le richieste dei cittadini sono significative. Ciò è aggravato dall'impiego di personale assunto con la qualifica di terminalista. Questi operatori devono fornire risposte in materia sanitaria senza avere una formazione medica specifica.
Sorge spontanea la domanda su chi debba rispondere in caso di errore. Il rischio è quello di orientare in modo non appropriato gli utenti, con potenziali conseguenze negative sulla loro salute. I dubbi sollevati sul modello di gestione delle telefonate sono una realtà concreta. Le chiamate sono affidate a operatori non sanitari, supportati da strumenti di intelligenza artificiale. I terminalisti si trovano nella condizione di dover stipulare polizze assicurative per coprire eventuali colpe professionali. È quindi necessario rivedere la copertura del personale medico e infermieristico. Questo garantirebbe un adeguato supporto clinico e una gestione più sicura delle emergenze non urgenti.
Trattamento economico e carichi di lavoro dei medici
Oltre alle questioni organizzative, la diffida dei medici solleva anche la delicata questione del trattamento economico. I professionisti chiamati a garantire un servizio sanitario essenziale affrontano responsabilità e carichi di lavoro rilevanti. Non è accettabile che non vengano assicurate condizioni economiche chiare, adeguate e coerenti con le prestazioni richieste. La Regione Umbria non può pretendere disponibilità, professionalità e responsabilità senza offrire in cambio regole contrattuali trasparenti e un giusto riconoscimento del lavoro svolto.
Le dichiarazioni dei medici sono particolarmente preoccupanti. Essi affermano che «Le richieste dei pazienti rischiano di restare in attesa senza un vero triage sanitario preliminare». Il sistema si basa su un algoritmo che la stessa procedura regionale riconosce come non ancora pienamente attivo. Inoltre, manca un presidio clinico nelle ore notturne, festive e prefestive. Il sistema registra la presa in carico del paziente come avvenuta prima ancora che il medico riceva la chiamata. Questo aspetto solleva seri interrogativi sull'efficacia e la sicurezza del servizio.
Particolarmente grave è la questione del trattamento economico delle prestazioni notturne. Un medico che lavora durante la notte affronta turni impegnativi e responsabilità significative. Ricevere un compenso inferiore rispetto a chi svolge attività diurna è un paradosso. Questo mortifica il lavoro dei professionisti e invia un messaggio scoraggiante. Non sorprende, in questo contesto, che i concorsi per medici vadano deserti. La difficoltà nel reclutare nuovo personale e la decisione di professionisti già in servizio di lasciare l'Umbria per lavorare altrove sono conseguenze dirette di queste condizioni.
La situazione evidenzia la necessità di un intervento deciso da parte delle istituzioni regionali. È fondamentale garantire condizioni di lavoro dignitose e retribuzioni eque per tutto il personale sanitario. Solo così si potrà assicurare la sostenibilità e la qualità del servizio sanitario regionale. La salute dei cittadini umbri dipende dalla valorizzazione e dal supporto dei professionisti che ogni giorno operano sul campo. La diffida dei medici rappresenta un campanello d'allarme che non può essere ignorato.