La trasformazione digitale raggiunge le aziende umbre, ma l'intelligenza artificiale rimane uno strumento poco diffuso. La Camera di Commercio supporta le imprese nell'adozione tecnologica mirata.
Adozione IA: luci e ombre in Umbria
Un'indagine della Camera di Commercio ha analizzato 177 realtà produttive in Umbria. Solo 32 imprese hanno già integrato l'intelligenza artificiale nei loro processi. Altre 61 manifestano l'intenzione di investire in questa tecnologia nei prossimi tre anni. Rimangono 84 aziende che non utilizzano l'IA e non prevedono di farlo nel futuro prossimo. Questi dati emergono dalle rilevazioni effettuate nel 2025 e 2026 dal Punto Impresa Digitale (PID) della Camera di Commercio umbra.
La disparità tra questi gruppi evidenzia una sfida cruciale per gli imprenditori. Non si tratta solo di conoscere le tecnologie disponibili, ma di identificarle quelle realmente utili per la propria attività. Il PID si impegna proprio in questo senso. Attraverso il servizio Zoom 4.0, una valutazione gratuita e guidata, i Digital Promoter affiancano le imprese. Esaminano gli strumenti tecnologici esistenti, i flussi informativi e le aree operative suscettibili di miglioramento.
Al termine di questo percorso, ogni azienda riceve una fotografia della propria maturità digitale. Vengono inoltre fornite indicazioni concrete sulle direzioni di sviluppo possibili. Come specificato in una nota della Camera di Commercio, questo servizio non mira alla vendita di soluzioni tecnologiche. Il suo scopo è assistere nel riconoscimento dei bisogni specifici, delle priorità aziendali e delle competenze mancanti. Questo supporto è particolarmente prezioso per le realtà di piccole dimensioni, prive di specialisti interni.
Il ruolo del PID e la diagnosi digitale
Federico Sisti, segretario generale dell'ente camerale umbro, sottolinea un principio fondamentale: «La prima domanda non dovrebbe essere quale programma comprare, ma quale problema aziendale risolvere». La tecnologia può offrire soluzioni concrete quando gli ordini vengono trascritti ripetutamente, il magazzino non comunica con l'amministrazione o i dati non vengono sfruttati per le decisioni strategiche. L'approccio corretto, secondo Sisti, parte da una diagnosi accurata e non da una semplice tendenza del momento. Questo è il senso del lavoro svolto tramite il PID.
Il quadro fornito dall'ISTAT nel 2025 rende ancora più significativa l'attività diagnostica. Tra le imprese umbre con almeno dieci dipendenti, il 46% utilizza l'analisi dei dati. Questo dato supera la media nazionale del 42,7%. Per quanto riguarda i servizi cloud, il 70,3% delle aziende umbre ne fa uso, contro il 68,1% a livello italiano. Tuttavia, solo il 73,8% delle imprese umbre raggiunge un livello di intensità digitale almeno di base. Questo valore è inferiore di sei punti percentuali rispetto all'Italia (79,8%) e quasi sette rispetto alla Toscana (80,7%). Le Marche si attestano al 67,1%.
Anche i sistemi gestionali integrati, che collegano diverse funzioni e informazioni aziendali, risultano meno diffusi in Umbria. La percentuale si attesta al 44,5%, a fronte del 49,5% nazionale.
Oltre il software: maturità digitale e IA
Cosa succede dopo l'acquisizione di una nuova tecnologia? Un'azienda potrebbe utilizzare il cloud solo per archiviare documenti, senza integrarlo con i processi di vendita. Oppure potrebbe raccogliere enormi quantità di dati senza trasformarli in informazioni utili alla produzione. «Il ritardo non si colma contando i software installati», ribadisce Sisti. «Si colma quando le informazioni raggiungono chi deve prendere le decisioni, quando le persone sono adeguatamente formate e gli strumenti vengono integrati nel lavoro quotidiano. Un artigiano, un albergo e un'azienda metalmeccanica non possono ricevere lo stesso consiglio standardizzato».
Nei 177 assessment effettuati con Zoom 4.0, l'intelligenza artificiale risulta già operativa in 32 aziende (il 18,1%). Altre 61 (il 34,5%) pianificano investimenti in questo ambito nel prossimo triennio. I big data, ovvero gli strumenti per analizzare grandi volumi di informazioni, sono già in uso in 52 imprese (il 29,4%). Altre 57 stanno valutando la loro introduzione.
Il campione analizzato include 132 aziende provenienti dalla provincia di Perugia e 45 da quella di Terni. La partecipazione a queste indagini è volontaria. Le quote rilevate non vanno quindi confuse con i dati ISTAT, che si basano su un campione e un metodo di rilevazione differenti.
Le aziende che hanno già implementato l'intelligenza artificiale mostrano un punteggio medio di maturità digitale di 2,90 su una scala da zero a cinque. Quelle che progettano di adottarla si fermano a 2,80. Le realtà che non utilizzano l'IA registrano un punteggio di 2,60.
«Sarebbe un errore misurare il successo del digitale unicamente dal numero di aziende che dichiarano di usare l'intelligenza artificiale», conclude Sisti. «Per alcune realtà, il primo intervento utile potrebbe riguardare la sicurezza dei dati. Per altre, la gestione dei clienti, degli ordini o del personale. Il nostro compito è aiutare ciascuna impresa a individuare un percorso di sviluppo sostenibile e realmente efficace.»
Questa notizia riguarda anche: