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L'assessore regionale dell'Umbria, Tommaso Bori, critica l'approccio del governo nazionale sull'autonomia differenziata. La mozione approvata in Assemblea regionale esprime perplessità sui rischi di disuguaglianza e sulla leale collaborazione istituzionale.

Autonomia differenziata: una posizione umbra

L'Assemblea legislativa umbra ha preso una posizione netta. Si è espressa contro l'attuale impostazione dell'autonomia differenziata. Questo voto servirà anche alla Giunta in Conferenza Stato Regioni. L'assessore regionale Tommaso Bori ha definito la questione un passaggio critico. La storia repubblicana recente affronta un tema delicato. Il Governo aveva promesso un patto su tre obiettivi. Questi erano premierato, giustizia e autonomia differenziata. La riforma della giustizia è già stata bocciata da un referendum. L'Umbria non vuole essere parte di questo cortocircuito. Questo finché il Parlamento non modificherà il testo. Le indicazioni della Corte Costituzionale devono essere seguite. La mozione approvata porta il nome di diversi consiglieri. Tra questi Cristian Betti (Pd), Fabrizio Ricci (Avs), Luca Simonetti (M5S) e Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp).

Critiche all'approccio governativo

L'assessore Bori ha chiarito la posizione umbra. Non c'è un pregiudizio ideologico contro l'autonomia. L'autonomia è vista come applicazione del principio di sussidiarietà. Deve esserci solidarietà tra regioni. Le città e i territori devono collaborare. L'articolo 116 della Costituzione è un'opportunità. Può avvicinare i servizi ai cittadini. Può migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione. L'importante è non creare disuguaglianze. I diritti sociali e civili devono essere garantiti. Questo vale per sanità e istruzione. Il comportamento del governo attuale è ritenuto scorretto. È anche considerato pericoloso. L'iter della riforma Calderoli ha tradito la collaborazione istituzionale. Ha creato una spaccatura. Ha rotto un fronte comune. Questo fronte univa Regioni, enti locali e governo.

I rilievi della Corte Costituzionale

L'Umbria condivide le preoccupazioni di altre Regioni. Tra queste ci sono Emilia-Romagna, Campania, Puglia e Toscana. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali parti della riforma Calderoli. Ha ricordato che l'autonomia non può diventare sovranità separata. Non può minare la solidarietà nazionale. La coesione sociale è fondamentale. L'uguaglianza dei cittadini nei diritti è un pilastro. L'autonomia deve servire il bene comune. Non deve disgregare l'unità nazionale. Nonostante il monito costituzionale, il governo è andato avanti. Ha firmato uno schema d'intesa preliminare. Questo riguarda Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Si è tentato di forzare la mano su materie importanti. Queste includono protezione civile, professioni e previdenza. La tutela della salute è particolarmente critica. Il governo ha agito unilateralmente. Non sono stati definiti i perimetri delle pre-intese. La Corte Costituzionale è stata chiara. Se si devolve una funzione, è necessario definire e finanziare i LEA. I Livelli Essenziali di Assistenza devono essere stabiliti prima. Non si può procedere senza questa definizione. Permettere alle Regioni di gestire la sanità con queste pre-intese è pericoloso. Si creano meccanismi perversi. Le Regioni potrebbero definire tariffe diverse. Queste potrebbero essere superiori a quelle nazionali. Questo è un rischio concreto.

Implicazioni finanziarie e legali

L'autonomia finanziaria prevista dalla riforma Calderoli è dannosa per l'Umbria. L'assessore Bori lo afferma con chiarezza. L'Umbria non può competere con Regioni più sviluppate. Queste hanno già sottoscritto pre-intese. Se l'impianto della riforma Calderoli è illegittimo, lo sono anche le pre-intese. La mozione approvata dall'Aula dovrebbe essere votata all'unanimità. Questo per rafforzare la posizione umbra. La maggioranza ha approvato la mozione con 13 voti favorevoli. L'opposizione ha espresso 5 voti contrari. La discussione evidenzia profonde divergenze. Le implicazioni dell'autonomia differenziata sono ancora oggetto di dibattito. La tutela dei diritti fondamentali e la coesione nazionale sono al centro delle preoccupazioni.