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L'assessore regionale dell'Umbria, Tommaso Bori, critica l'approccio del governo nazionale sull'autonomia differenziata. La mozione approvata in Assemblea legislativa sottolinea i rischi per l'uguaglianza dei diritti e la coesione nazionale.

Autonomia differenziata, un nodo critico

L'Assemblea legislativa dell'Umbria ha preso una posizione netta. Si è espressa sull'autonomia differenziata, un tema considerato cruciale. Questo voto servirà anche alla Giunta regionale. La Conferenza Stato Regioni affronterà la questione. L'assessore regionale Tommaso Bori ha esposto i punti chiave. Ha parlato durante l'approvazione di una mozione specifica. La mozione è stata firmata da diversi consiglieri regionali. Ha ottenuto 13 voti favorevoli dalla maggioranza. Cinque consiglieri dell'opposizione hanno votato contro.

Critiche al governo e alla riforma Calderoli

L'assessore Bori ha chiarito la posizione dell'Umbria. Non c'è un pregiudizio ideologico contro l'autonomia. L'autonomia è vista come applicazione del principio di sussidiarietà. Deve favorire la solidarietà tra territori. L'articolo 116 della Costituzione è un'opportunità. Può avvicinare i servizi ai cittadini. Può migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione. Questo a condizione che non si creino disuguaglianze. I diritti sociali e civili devono rimanere uguali. La sanità e l'istruzione sono esempi chiave. Il comportamento del governo attuale è giudicato scorretto. È considerato anche pericoloso. L'iter della riforma Calderoli ha tradito la collaborazione istituzionale. Ha creato una spaccatura. Ha rotto un fronte comune tra Regioni, enti locali e governo.

I rilievi della Corte Costituzionale

L'Umbria condivide le perplessità di altre regioni. Tra queste, l'Emilia-Romagna, la Campania, la Puglia e la Toscana. La Corte Costituzionale ha invalidato parti significative della riforma Calderoli. Ha ricordato che l'autonomia non può diventare sovranità separata. Non deve minare la solidarietà nazionale. Non deve compromettere la coesione sociale. L'uguaglianza dei diritti dei cittadini è fondamentale. L'autonomia deve servire il bene comune. Non deve disgregare l'unità nazionale. Nonostante questi avvertimenti costituzionali, il governo è andato avanti. Ha siglato uno schema d'intesa preliminare. Le regioni coinvolte sono Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il governo ha tentato di forzare la mano. Ha agito unilateralmente su materie importanti. Tra queste, la protezione civile e la tutela della salute. La Corte Costituzionale è stata chiara. Prima di devolvere funzioni, occorre definire e finanziare i Lep (Livelli Essenziali delle Prestazioni). Senza questo passaggio, non si può procedere.

Rischi per la sanità e l'autonomia finanziaria

Permettere alle regioni differenziate di gestire la sanità con queste pre-intese è rischioso. Si innescherebbero meccanismi perversi. Le regioni potrebbero definire tariffe sanitarie diverse. Potrebbero stabilire compensi per il personale superiori a quelli nazionali. Questo scenario è molto pericoloso. L'autonomia finanziaria, come pensata da Calderoli, penalizzerebbe l'Umbria. La regione non potrebbe competere con altre. Non potrebbe reggere il confronto con economie più sviluppate. Regioni che hanno già sottoscritto queste pre-intese hanno un vantaggio. Se l'impianto della riforma Calderoli è illegittimo, ogni preintesa basata su di essa è viziata. La mozione approvata in Assemblea legislativa mira a prevenire questi rischi. Si chiede un approccio più equilibrato. Si cerca di tutelare l'unità nazionale e l'uguaglianza dei cittadini.