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Il ricorso alla sanità privata per gestire le liste d'attesa in Umbria viene definito un fallimento politico della sinistra regionale. Le critiche evidenziano una contraddizione tra le promesse elettorali e le azioni concrete intraprese.

Critiche al ricorso al privato nella sanità umbra

L'ampio utilizzo della sanità privata per smaltire le lunghe liste d'attesa in Umbria è stato etichettato come una chiara sconfitta politica. Questa mossa, secondo le opposizioni, smentisce la narrazione costruita contro il centrodestra. Viene certificato un fallimento per la sinistra umbra nel settore sanitario. La presidente Proietti è al centro delle critiche per questa decisione. La sua giunta ha confermato le convenzioni con strutture private accreditate. Sono state attivate nuove procedure per affrontare la saturazione del sistema pubblico. Si cerca di ridurre forzatamente la domanda di prestazioni sanitarie.

Promesse elettorali e realtà delle liste d'attesa

Per cinque anni, la sinistra ha condotto un'opposizione serrata al precedente governo regionale di centrodestra. La sanità privata era stata dipinta come il male assoluto. Ogni forma di collaborazione veniva demonizzata. Durante la campagna elettorale, la presidente Proietti aveva promesso di azzerare le liste d'attesa in soli tre mesi. L'obiettivo era raggiungere questo risultato puntando esclusivamente sul sistema pubblico. Molti ricordano ancora un gesto plateale. La presidente strappò il programma del centrodestra in segno di disprezzo. Oggi, a un anno e mezzo dall'insediamento del suo governo, la situazione è radicalmente diversa. Le liste d'attesa sono raddoppiate rispetto al passato. Le prestazioni sono bloccate e i servizi sono stati ridotti. I cittadini sono costretti a rinunciare alle cure. Altri attendono anni per una visita o un esame diagnostico. La sanità pubblica, nonostante l'impegno del personale, è satura. Non riesce più a rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione.

Il ritorno agli strumenti precedentemente osteggiati

Invece di una rivoluzione del pubblico, si è proceduto al rinnovo delle convenzioni già esistenti. Il ricorso strutturale al privato accreditato era stato ampiamente previsto dalle opposizioni. Le assunzioni nel settore sanitario sono in forte ritardo. Questo avviene nonostante le roboanti promesse di reclutare oltre 700 dipendenti entro la fine del 2025. Con il metodo adottato dalla presidente Proietti, che ricopre anche il ruolo di assessore alla sanità, si inaugurano progetti avviati dalla precedente giunta. Tuttavia, non si riesce ad aumentare la capacità operativa del sistema. La domanda di servizi sanitari è in crescita. Questo aumento era prevedibile, anche a causa dell'elevato tasso di anzianità della popolazione. La Giunta sta cercando di correre ai ripari utilizzando gli stessi strumenti che aveva precedentemente osteggiato. Si spera che gli elettori non si accorgano della presunta presa in giro.

Silenzio di PD, M5S e sindacati

La situazione diventa ancora più grave considerando il silenzio assordante del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Questi partiti hanno cavalcato per anni la battaglia ideologica contro la sanità privata. Oggi scelgono il silenzio. Anche la sinistra più radicale, che si è sempre proclamata paladina del pubblico, tace. Sorprende l'atteggiamento della CGIL. Il sindacato accetta passivamente queste decisioni senza protestare. Viene dimostrata una chiara doppia morale. Quando governava il centrodestra, si scendeva in piazza. Ora, per evitare imbarazzi, si preferisce il silenzio di fronte a decisioni sostanzialmente identiche. Questo avviene solo perché sono prese da un governo di sinistra. A pagarne le conseguenze sono i cittadini umbri. Sono vessati dall'aumento dell'Irpef e dell'Irap. Affrontano liste d'attesa sempre più lunghe e servizi sanitari carenti. Molti pazienti vedono le loro richieste non essere nemmeno prese in carico dal sistema attuale. Questa è un'altra vergogna negata, ma vissuta quotidianamente. Gli operatori delle farmacie sono costretti a respingere le richieste di prestazioni. Non riescono nemmeno a inserire i soggetti più fragili nei percorsi di tutela.