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Lo spettacolo teatrale "Re Chicchinella" di Emma Dante arriva a Perugia dal 10 al 12 aprile. Un'opera grottesca e visionaria ispirata a Basile, che esplora la fragilità del potere e l'avidità umana.

Emma Dante presenta "Re Chicchinella" al Teatro Morlacchi

La città di Perugia accoglie dal 10 al 12 aprile lo spettacolo “Re Chicchinella”. L'opera è frutto della mente creativa di Emma Dante, autrice e regista. Questo lavoro segna la conclusione della sua trilogia barocca. Essa si ispira alle celebri fiabe di Giambattista Basile. Lo spettacolo debutta a circa due anni dalla sua prima rappresentazione.

“Re Chicchinella” si conferma come un'esperienza teatrale di grande impatto. È tra le più originali del panorama italiano contemporaneo. La pièce fonde elementi grotteschi, ironia pungente e lirismo intenso. La sua forma scenica è distintiva e radicale, tipica dello stile di Emma Dante.

Una fiaba nera tra crudeltà e avidità

Lo spettacolo trae libera ispirazione da “Lo cunto de li cunti”. Presenta una narrazione crudele e visionaria. Il potere viene mostrato nella sua intrinseca fragilità. È esposto e profondamente umano nella sua vulnerabilità. Al centro della vicenda si trova un sovrano. Egli è costretto a convivere con una presenza assurda e dolorosa.

Questa presenza è una gallina. Si è conficcata nel suo corpo per un gesto incauto. Il re aveva usato le sue piume per pulirsi dopo aver espletato i propri bisogni. La condizione del sovrano appare insopportabile. Sembra non esserci via d'uscita da questo tormento. Tuttavia, per coloro che lo circondano, la situazione si trasforma in una risorsa inaspettata.

Ogni volta che il re avverte lo stimolo di evacuare, la gallina genera un uovo d'oro. Questo evento innesca una dinamica di dipendenza e sfruttamento. La corte, incapace di empatia, vede in questa produzione una fonte di ricchezza.

La corte avida e la resistenza del re

Attorno al Re si muove una comunità priva di empatia. È una corte deformata. La bramosia è l'unica ragione della loro esistenza. Questo alimenta una tensione costante. Si contrappone il dolore individuale del re all'interesse collettivo della corte. La sofferenza fisica del sovrano è continua. È un malessere umiliante e perenne. A questo si oppone la crescente avidità della corte. Essa vede nella condizione del re una fonte inesauribile di ricchezza.

Il re è consapevole di questo meccanismo. Tenta una forma estrema di resistenza. Sceglie di non nutrirsi più. Vuole liberarsi dell'animale che lo tormenta. La sua decisione, però, incontra l'opposizione di paggi, lacchè e ancelle. Essi sono determinati a non rinunciare alla preziosa “produzione” di uova d'oro.

Per questo motivo, mettono in scena una serie di tentazioni sempre più elaborate. Queste sono fatte di cibo e bevande. L'obiettivo è piegare la volontà del monarca. I banchetti, inizialmente raffinati, si trasformano in spettacoli di ingordigia sfrenata. L'eleganza dei gesti si dissolve in un caos animalesco. Un linguaggio caricaturale emerge. Esso mescola grammelot francesizzante e richiami “gallineschi”. Questo smaschera la vacuità della corte.

La performance di Carmine Maringola e la regia di Emma Dante

In questo equilibrio instabile, spicca la prova di Carmine Maringola. Interpreta un re nudo e vulnerabile. Il suo corpo diventa il fulcro della narrazione. La sua performance si sviluppa attraverso una fisicità estrema. Spasmi, contrazioni e movimenti ripetuti creano una partitura scenica rigorosa. È ipnotica e trasforma il dolore in linguaggio teatrale.

La regista Emma Dante, che firma anche scene e costumi, descrive la sua opera. «Re Chicchinella racconta la storia di un re malato, solo e senza più speranze», afferma. È circondato da una famiglia anaffettiva e glaciale. Il loro unico scopo è ricevere un uovo d'oro al giorno. L'animale vive e si nutre, divorando lentamente le viscere del re. Alla fine si scopre che per il mondo il re e la gallina sono la stessa cosa.

La regia di Emma Dante costruisce un universo compatto e immersivo. Il nero domina lo spazio scenico. Concentra lo sguardo sull'azione degli attori. Le luci di Cristian Zucaro incidono la scena con precisione. I suoni barocchi accompagnano la tensione drammaturgica. I costumi, volutamente eccentrici, annullano le differenze tra i personaggi. Trasformano la corte in un organismo unico, grottesco e disturbante.

Lo spettacolo alterna momenti di apparente leggerezza a immagini di forte impatto. Il riso si mescola a una riflessione sulla natura del potere. La dimensione fiabesca si apre a una lettura contemporanea. Parla con lucidità e sarcasmo del presente.

Informazioni e biglietti per lo spettacolo

È possibile prenotare i biglietti tramite il Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria. Il numero è 075 57542222. È attivo dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 20. La prevendita a Perugia avviene presso il Botteghino del Teatro Morlacchi. Il numero è 075 5722555. Gli orari sono dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.30. Il sabato dalle 17 alle 20. È possibile acquistare i biglietti anche online sul sito www.teatrostabile.umbria.it.