L'artista Emilio Isgrò ha visitato il carcere di Perugia Capanne, incontrando le detenute partecipanti al progetto 'Il Museo in valigia'. L'iniziativa mira a portare il patrimonio artistico in luoghi inaspettati, promuovendo uno scambio culturale e personale. Isgrò ha sottolineato l'importanza del tempo trascorso in detenzione come momento di riflessione e riconnessione interiore.
Arte e inclusione nel carcere di Perugia
L'artista Emilio Isgrò ha fatto visita al carcere di Perugia Capanne. L'incontro è avvenuto nell'ambito del progetto 'Il Museo in valigia'. L'iniziativa è promossa dalla Fondazione CariPerugia Arte. Ha vinto il Bando per il Welfare culturale. Questo bando è stato promosso e finanziato da Sviluppumbria. L'obiettivo principale è portare il patrimonio artistico in luoghi insoliti. Luoghi dove l'arte solitamente non arriva.
Il progetto ha preso il via al Museo di palazzo Baldeschi. Questo si trova nel capoluogo umbro. Le valigie sono state decorate dai giovani. Questi giovani frequentano il museo da diversi centri per disabilità. Le valigie sono diventate oggetti unici. Possono custodire pensieri, lettere e messaggi personali.
Da palazzo Baldeschi, le valigie hanno iniziato il loro viaggio. Hanno raggiunto il carcere. Hanno raggiunto anche residenze protette. Sono arrivate anche in case di quartiere. Il loro contenuto ha generato un percorso di scambio. Questo scambio ha superato distanze e differenze.
Le lettere e i pensieri dei ragazzi hanno ricevuto risposte. Le persone che hanno ricevuto le valigie hanno risposto. Si è creato un dialogo. Questo dialogo è fatto di parole, emozioni e creatività. L'arte diventa un ponte. Un ponte tra mondi diversi.
Il 'Cantico delle Creature' e la cancellatura
L'incontro con Emilio Isgrò è nato da un percorso creativo specifico. Le partecipanti sono rimaste profondamente colpite. Sono state colpite dal 'Cantico delle Creature'. Quest'opera era stata cancellata dall'artista. L'opera è di proprietà della Custodia generale del Sacro convento di San Francesco. Si trova ad Assisi. Appartiene ai frati minori conventuali. L'opera è esposta nella mostra 'San Francesco nostro contemporaneo'. La mostra si tiene a palazzo Baldeschi. Rimarrà visitabile fino al giorno successivo all'evento.
Adottando il linguaggio della cancellatura. Le donne hanno lavorato sulle pagine di libri e riviste. Hanno scelto quali parole lasciare emergere. Hanno trasformato testi preesistenti. Li hanno trasformati in messaggi personali. Questo è un nuovo modo per raccontarsi. È un modo per comunicare pensieri ed emozioni.
Per il maestro, che ha 89 anni, è stata un'esperienza significativa. È stato il suo primo incontro in un luogo di detenzione. Un luogo dove erano presenti detenute. È stata un'occasione speciale. Un confronto con donne che hanno trovato nella sua arte. Una nuova possibilità di espressione.
Le parole di Emilio Isgrò
Emilio Isgrò ha condiviso le sue impressioni. «Oggi», ha dichiarato, «non mi sarei mai aspettato di sentirmi in una famiglia allargata, anziché in carcere». Il calore ricevuto lo ha fatto sentire così. Ha aggiunto un messaggio importante per le detenute. «Il tempo trascorso in carcere non è un tempo da cancellare», ha affermato. Ha fatto un parallelo con le sue opere. Le sue opere spesso utilizzano la cancellatura. Ma in questo contesto, il tempo in carcere non va eliminato.
«È un tempo per riconnettersi con sé stesse», ha spiegato Isgrò. Ha sottolineato che anche il mondo esterno non sempre fa sentire liberi. Non sempre fa sentire sereni. Questo progetto lo ha commosso profondamente. Soprattutto dopo tanti anni di carriera artistica.
L'iniziativa 'Il Museo in valigia' si inserisce in un contesto più ampio. Il contesto è quello del welfare culturale. Promosso da Sviluppumbria, l'agenzia regionale per lo sviluppo economico. L'obiettivo è duplice: da un lato, valorizzare il patrimonio artistico e culturale. Dall'altro, promuovere l'inclusione sociale. Portando l'arte in contesti marginali. Offrendo nuove prospettive a chi vive in situazioni di isolamento.
La scelta di coinvolgere l'artista Emilio Isgrò non è casuale. La sua ricerca artistica, incentrata sulla cancellatura e sulla decostruzione del linguaggio. Si presta perfettamente a un dialogo con chi sta vivendo un'esperienza di interruzione della propria vita. La cancellatura, nel suo lavoro, non è distruzione. È piuttosto un modo per far emergere nuovi significati. Per stimolare una riflessione critica sul messaggio originale.
Nel carcere di Perugia, questo approccio ha trovato un terreno fertile. Le detenute hanno reinterpretato il concetto. Hanno trasformato la cancellatura in uno strumento di espressione personale. Hanno dato voce ai propri pensieri e sentimenti. Utilizzando libri e riviste come medium. Questo processo creativo ha permesso loro di riappropriarsi della propria narrazione. Di costruire un ponte tra il loro vissuto e il mondo esterno.
L'incontro con Isgrò ha rappresentato un momento culminante. Ha offerto un riconoscimento tangibile del loro percorso. Ha fornito uno stimolo ulteriore alla loro creatività. La sua presenza ha umanizzato ulteriormente l'esperienza. Ha dimostrato che l'arte può essere un veicolo di speranza. E di riconciliazione con sé stessi e con la società.
Il progetto 'Il Museo in valigia' è un esempio virtuoso. Dimostra come la collaborazione tra istituzioni culturali, enti pubblici e artisti possa generare impatti sociali significativi. L'arte, in questo caso, non è solo un oggetto di contemplazione. Diventa uno strumento attivo di trasformazione. Un catalizzatore di emozioni e di crescita personale. L'esperienza nel carcere di Perugia è destinata a lasciare un segno. Un segno indelebile nel percorso delle detenute. E nell'immaginario dell'artista stesso.