Condividi

La famiglia di Andrea Prospero, studente universitario a Perugia, descrive il profondo dolore e il vuoto lasciati dalla sua scomparsa. Il fratello Marco ricorda l'affiatamento del trio, mentre i genitori esprimono una vita segnata dalla perdita.

La testimonianza del fratello Marco

Marco, fratello di Andrea Prospero, ha condiviso ricordi commoventi durante un'udienza a Perugia. Ha descritto il legame fraterno come quello dei "tre moschettieri", un motto che li univa profondamente. La sua testimonianza si è concentrata sull'affiatamento tra lui, Andrea e la sorella gemella Anna.

Marco ha spiegato che il loro motto era "i tre moschettieri", sottolineando quanto fossero uniti. Ha aggiunto che la loro vita è cambiata radicalmente dopo la tragica scomparsa di Andrea. La sua assenza ha lasciato un vuoto incolmabile nella famiglia.

Ha evidenziato come la vita precedente non esista più, con la mancanza di Andrea che si fa sentire costantemente. Il padre ha confermato questo sentimento, affermando che la loro vita attuale è solo una sopravvivenza.

I genitori: "La nostra non è più vita"

I genitori di Andrea Prospero hanno espresso un dolore lancinante e una vita trasformata dalla tragedia. La madre ha dichiarato che la sua esistenza è diventata una mera sopravvivenza dopo la morte del figlio. Il padre ha confermato questa sensazione, descrivendo una casa priva di gioia e volontà di festeggiare.

Il padre ha ricordato Andrea come un ragazzo sensibile, gentile e timido, ma mai problematico. Ha sottolineato che non aveva mai manifestato intenti suicidi né assunto droghe. L'unico problema fisico che Andrea aveva era legato all'acne.

La madre ha descritto Andrea come un ragazzo tranquillo, con cui aveva un legame molto stretto. Ricorda le loro passeggiate serali, durante le quali parlavano per ore. Andrea era riservato e timido, ma sempre rispettoso e disponibile verso gli altri.

Ricordi e il peso del lutto

Matteo Prospero, un altro fratello, ha testimoniato dopo la sorella gemella Anna. Ha ricordato i momenti trascorsi insieme, come le uscite in bicicletta, le partite di calcio e le sessioni di PlayStation. Ha specificato che Andrea era tornato a casa per le festività natalizie e appariva sereno.

Matteo ha aggiunto di non essere stato informato da Andrea di eventuali amicizie online. Il padre ha ribadito il loro ottimo rapporto, descrivendo Andrea come un ragazzo benvoluto da tutti e rispettoso. Si sentivano ogni sera quando Andrea era a Perugia.

La madre ha descritto il profondo vuoto lasciato da Andrea, pensando a lui ogni giorno. Si sveglia di notte e piange di nascosto, andando nella sua stanza a guardare i suoi vestiti. Il suo dolore è immenso e non augura a nessuno una simile sofferenza, paragonando le sue strade a quelle che portano al cimitero.

Il processo e le testimonianze

La testimonianza di Marco si inserisce nel contesto del processo che vede un giovane accusato di aver istigato o indotto al suicidio lo studente abruzzese. L'udienza è stata dedicata in gran parte alle testimonianze dei familiari, che hanno dipinto un quadro commovente della vita di Andrea e del profondo impatto della sua morte.

I genitori hanno sottolineato la loro sofferenza, descrivendo la vita dopo la perdita come un peso insostenibile. La madre ha espresso il suo dolore in modo toccante, affermando che le sue strade portano solo al cimitero.

Le parole dei familiari evidenziano la complessità della vicenda e il dolore che circonda la tragica scomparsa di Andrea Prospero, lasciando aperte molte domande sul caso.