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Un ex carabiniere del ROS è stato condannato a Perugia per corruzione e accesso abusivo a dati. La sentenza ha stabilito quattro anni e otto mesi di reclusione. L'indagine ha coinvolto anche armatori e ha accertato favori in cambio di assunzioni.

Ex carabiniere del ROS condannato a Perugia

La giustizia ha emesso una sentenza di condanna per un ex appartenente al ROS. L'uomo, Orazio Gisabella, dovrà scontare quattro anni e otto mesi di reclusione. La pena è stata inflitta per i reati di concorso in corruzione. Sono stati contestati anche atti contrari ai doveri d'ufficio e accessi abusivi a banche dati.

L'indagine che ha portato alla condanna è partita da Palermo. Successivamente, per questioni di competenza territoriale, il fascicolo è stato trasferito alla procura di Perugia. I magistrati Mario Formisano e Laura Reale avevano richiesto una pena più severa. La loro richiesta era di sette anni e tre mesi di reclusione.

Coinvolti anche armatori nella vicenda

Nel medesimo procedimento giudiziario sono stati coinvolti anche altri soggetti. Tra questi figurano gli armatori Sergio La Cava e Vincenzo Franza. Per La Cava è arrivata una condanna. Vincenzo Franza, invece, è stato assolto da ogni accusa. La difesa di Gisabella, rappresentata dall'avvocato Nicola Di Mario, aveva definito le richieste dell'accusa «infondate».

Gli argomenti difensivi si sono concentrati sia su aspetti prettamente giuridici. Sono state inoltre contestate le ricostruzioni dei fatti presentate dall'accusa. La procura ha sostenuto che Gisabella avrebbe agito in favore dei coimputati. L'obiettivo era ostacolare la compagnia Ustica Lines e i suoi proprietari, i Morace. Questi ultimi si sono costituiti parte civile nel processo.

Favori e assunzioni in cambio di atti d'ufficio

Secondo la ricostruzione accusatoria, l'ex carabiniere avrebbe favorito gli armatori La Cava e Franza. In cambio, avrebbe ottenuto l'assunzione di sua figlia. La procura ha contestato a tutti e tre l'accusa di corruzione. L'intervento di Gisabella sarebbe stato strumentale agli interessi di La Cava e Franza.

In particolare, la presunta corruzione si sarebbe concretizzata con accordi precisi. Sergio La Cava, presidente della società Navigazione Generale Italiana Spa, avrebbe agevolato l'assunzione della figlia di Gisabella. Il contratto previsto era a tempo indeterminato. L'inquadramento sarebbe stato al quarto livello presso la Caronte & Tourist Isole Minori Spa. Quest'ultima società vede Vincenzo Franza come legale rappresentante.

Tutto ciò sarebbe avvenuto quale corrispettivo per condotte contrarie ai doveri d'ufficio. Queste azioni erano dirette a ostacolare la società di navigazione marittima Ustica Lines Spa. La società è stata poi rinominata Liberty Lines Spa. Erano presi di mira anche i componenti della famiglia Morace, proprietaria della compagnia.

Accessi abusivi e prescrizione

I giudici del collegio, presieduto da Giangamboni e a latere Esposito e Sconocchia, hanno emesso la sentenza. Hanno anche condannato l'ex militare per tre episodi di accesso abusivo a banche dati. Per questi fatti, Gisabella era stato precedentemente assolto a Firenze in un altro procedimento. Tale procedimento aveva coinvolto anche l'ex procuratrice aggiunta di Perugia, Antonella Duchini, poi assolta.

Per altri capi d'imputazione, invece, è stata dichiarata la prescrizione. A entrambi gli imputati condannati sono state concesse le attenuanti generiche. È stata disposta anche l'interdizione dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni. Dovranno inoltre sostenere le spese legali sostenute dalle parti civili. La questione dei risarcimenti sarà invece demandata al giudice civile.

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