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L'Umbria registra un'elevata partecipazione culturale con numerosi eventi, ma il suo settore produttivo culturale genera meno valore e occupazione rispetto alla media nazionale. La regione si posiziona in ritardo su segmenti digitali e innovativi.

La vivacità culturale umbra supera la media nazionale

La regione Umbria ha registrato un numero eccezionale di eventi culturali. La SIAE ha contato 66.710 spettacoli offerti.

Questi eventi hanno attratto 3,57 milioni di spettatori. Ogni mille abitanti si sono verificati 78,3 appuntamenti culturali. Questo dato rappresenta il valore più alto in tutta Italia.

Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela una realtà diversa. Il rapporto “Io sono Cultura” del 2026 ha esaminato la struttura produttiva del settore.

I dati evidenziano una discrepanza. L'offerta culturale è molto diffusa sul territorio. La ricchezza generata e i posti di lavoro creati rimangono invece al di sotto delle medie nazionali e del Centro Italia.

Il sistema culturale umbro genera valore e occupazione

Nel corso del 2025, il settore culturale e creativo dell'Umbria ha prodotto un valore aggiunto di 1 miliardo e 105 milioni di euro. Questo comparto ha garantito impiego a 19.081 persone.

La crescita economica del settore in regione è stata dell'1,4%. L'aumento dell'occupazione si è attestato allo 0,9%.

Questi tassi sono inferiori rispetto alla media nazionale. L'Italia ha registrato un incremento del 3,3% per il valore aggiunto e dell'1,7% per l'occupazione.

Il peso del sistema culturale sull'economia regionale è del 4,4%. A livello nazionale, questa incidenza raggiunge il 5,7%. Nell'area centrale del paese, si attesta al 6,8%.

Per quanto riguarda l'occupazione, il settore culturale incide per il 4,8% in Umbria. La media nazionale è del 5,7%, mentre nel Centro Italia è del 6,7%.

La spesa dei cittadini e la struttura delle imprese

Un precedente studio della Camera di Commercio aveva già evidenziato un calo nella spesa del pubblico umbro. Nel 2025, questa spesa è diminuita del 2,2%, fermandosi a 45,17 milioni di euro.

Contemporaneamente, la spesa culturale in Italia è aumentata del 7%. La spesa media per singolo spettatore in Umbria è stata di 12,66 euro. La media nazionale è significativamente più alta, pari a 16,99 euro.

Il rapporto “Io sono Cultura” aggiunge un ulteriore livello di analisi. La struttura che trasforma la domanda culturale in imprese solide, proprietà intellettuale e servizi digitali è meno sviluppata.

L'Umbria si colloca all'undicesimo posto in Italia per valore aggiunto culturale e creativo. Per quanto riguarda il peso degli occupati nel settore, è decima. Regioni come Toscana, Marche e Lazio presentano quote superiori.

Questa analisi non valuta la qualità degli eventi. Misura invece la capacità del settore di generare aziende, competenze e prodotti esportabili.

La geografia della produzione culturale in Umbria

La distribuzione geografica della produzione culturale in Umbria differisce da quella degli eventi. La provincia di Perugia è il motore principale.

Perugia genera 888 milioni di euro di valore aggiunto. Conta inoltre 14.963 occupati nel settore.

La provincia di Terni contribuisce con 217 milioni di euro. Il numero di addetti si attesta a 4.118.

Oltre l'80% della ricchezza culturale e creativa e più del 78% del lavoro si concentrano nella provincia di Perugia.

Mentre la diffusione degli spettacoli suggerisce una regione policentrica, la mappa economica della filiera appare più concentrata.

Core Cultura e Embedded Creatives: la composizione del settore

Il Core Cultura, ovvero le attività che producono direttamente beni e servizi culturali, vale in Umbria 644 milioni di euro. Questo segmento impiega 11.579 persone.

I restanti 461 milioni di euro e 7.502 addetti provengono dagli Embedded Creatives. Si tratta di professionisti creativi impiegati in settori non strettamente culturali, come la manifattura, l'artigianato e i servizi.

Le aree di forza e di debolezza del Core Culturale Umbro

La composizione del Core Culturale umbro spiega in parte il divario con la media nazionale. L'editoria e la stampa generano il 26,7% del valore aggiunto regionale.

A livello nazionale, questo comparto pesa il 17,3%. Le arti performative e visive rappresentano il 12,5% in Umbria, contro il 10,1% in Italia.

Il patrimonio storico e artistico incide per il 7,2% in regione, superando il 5,8% nazionale. Queste attività sono fondamentali per l'identità locale, ma spesso lavorano su base progettuale.

Nel segmento che oggi genera maggiore crescita, l'Umbria mostra una presenza ridotta. Software e videogiochi rappresentano solo il 14,4% del valore aggiunto del Core regionale.

Il confronto con il dato nazionale è netto: il 27,8% in Italia. Nell'occupazione, la percentuale umbra è del 14,6%, contro il 22,6% nazionale.

A livello nazionale, il comparto digitale genera 18,6 miliardi di euro e oltre 206 mila posti di lavoro. Il suo valore aggiunto è aumentato del 5,8% nel 2025.

Il ritardo digitale limita la possibilità di estendere la vita economica di eventi, digitalizzare archivi, produrre contenuti audiovisivi e migliorare la conoscenza del pubblico.

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