Il Tar ha annullato la valutazione negativa di un maresciallo dei Carabinieri. L'uomo aveva segnalato un'umiliazione subita da una collega. La sentenza riafferma il principio di non subire ritorsioni per chi agisce secondo legalità.
Maresciallo tutelò collega umiliata
Un maresciallo dei Carabinieri aveva segnalato un'ingiustizia. La collega, una giovane carabiniera di 21 anni, era stata umiliata. Un ufficiale le aveva apposto un segno con una penna sulla fronte.
L'episodio si verificò nella caserma di Pavullo. La data era il 14 maggio 2024. Il maresciallo, che comandava la stazione, informò i suoi superiori. Agì per difendere la collega.
Successivamente, la valutazione del maresciallo subì un declassamento. La sua scheda fu compilata dallo stesso ufficiale coinvolto nell'incidente. Il comandante della compagnia fu l'autore della valutazione negativa.
Valutazione declassata da eccellente a superiore alla media
Il sottufficiale decise di contestare la scheda di valutazione. Presentò ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar). Il tribunale ha accolto il suo ricorso.
Il Tar ha annullato il provvedimento di declassamento. La valutazione era passata da «eccellente» a «superiore alla media». A comunicare la notizia è stato il sindacato Usmia.
Il militare è stato assistito dall'avvocato Luca Maria Petrone di Roma. L'Usmia ha seguito ogni fase del procedimento legale.
Il Tar riconosce l'obiettività del giudizio
Secondo l'Usmia, il tribunale ha riconosciuto un punto cruciale. In presenza di fatti così delicati, il compilatore della scheda avrebbe dovuto astenersi. La sua posizione non garantiva la necessaria serenità e obiettività.
La scheda di valutazione è stata quindi annullata. L'amministrazione è ora obbligata a riformulare il giudizio. Dovrà essere affidato a un soggetto diverso, imparziale.
Questa decisione è di grande importanza. Non riguarda solo il singolo militare. Vale per tutti i membri dell'Arma che credono nella legalità e nella correttezza.
Sentenza a favore della legalità e contro le ritorsioni
Il segretario generale dell'Usmia, Carmine Caforio, ha commentato la sentenza. «Questa sentenza ristabilisce un principio semplice ma fondamentale», ha dichiarato.
Ha citato il comandante generale dell'Arma, Salvatore Luongo. I suoi interventi istituzionali sottolineano sempre questo concetto. Chi segnala un'ingiustizia o agisce secondo legalità non deve mai subire conseguenze negative.
Nel frattempo, per l'episodio della scritta sulla fronte, l'ufficiale coinvolto ha fatto una richiesta. Ha chiesto di svolgere lavori socialmente utili. La proposta del giudice era di 8 mesi. L'obiettivo è evitare un processo per ingiuria a un inferiore di grado.