Il gigante vinicolo Collis Wine Group ha ritirato la sua manifestazione d'interesse per Terre d'Oltrepò, deludendo gli agricoltori locali. La decisione è legata alla promessa di conferimento di uve Pinot nero inferiore alle attese. Si attende l'udienza di liquidazione coatta per la cooperativa TdO, mentre nasce un nuovo comitato di soci.
Collis Wine Group abbandona Terre d'Oltrepò
Il colosso vinicolo Collis Wine Group ha ufficialmente ritirato la sua manifestazione d'interesse nei confronti di Terre d'Oltrepò. La decisione, comunicata verbalmente dall'amministratore unico Giampaolo Cocconi a un ristretto gruppo di soci, segna un punto di svolta negativo per la cooperativa vitivinicola. La motivazione principale addotta dal gruppo è la promessa di conferimento di soli 13mila quintali di Pinot nero da parte degli agricoltori. Questa cifra è risultata insufficiente per giustificare un piano industriale da parte di Collis.
Gli agricoltori, dal canto loro, esprimono profondo rammarico e una certa frustrazione. Secondo le loro dichiarazioni, l'accordo sarebbe saltato a causa della mancata sottoscrizione di impegni di conferimento per 250mila quintali di uve, un obiettivo che appariva irraggiungibile date le attuali condizioni del mercato e della produzione. Viene sottolineato come anche la qualità del Pinot nero promesso fosse leggermente superiore a quanto inizialmente previsto, ma non in termini quantitativi tali da giustificare il ritiro di Collis.
Si evidenzia inoltre un peggioramento generale delle condizioni agricole nella zona. Molti vigneti, un tempo fiore all'occhiello del territorio, sarebbero ormai ridotti a semplici campi, testimoniando un declino produttivo che preoccupa gli addetti ai lavori. La situazione attuale genera incertezza sul futuro della cantina di Broni, nonostante si preveda ancora la pigiatura delle uve a settembre. Le prospettive rimangono dunque nebulose.
Agricoltori a un punto fermo, Oltrepò in sofferenza
La mancata intesa con Collis Wine Group lascia gli agricoltori di Terre d'Oltrepò in una situazione di stallo. «Siamo a un punto fermo», lamentano i soci, evidenziando come siano trascorsi quasi dodici mesi dall'insediamento dei commissari. Questa paralisi decisionale sta avendo ripercussioni negative sull'intero territorio dell'Oltrepò. L'assenza di prospettive concrete e di un piano di rilancio incide pesantemente sull'economia locale, con un impatto visibile anche sul settore della ristorazione e del commercio.
I bar e i ristoranti della zona, un tempo vivaci centri di aggregazione e commercio, ora appaiono «desolatamente deserti». Questo quadro dipinge un'area che soffre la crisi della sua principale realtà cooperativa. La speranza di un salvataggio tramite l'intervento di un grande gruppo come Collis si è infranta, lasciando un vuoto di fiducia e prospettive. La comunità agricola si sente abbandonata e priva di una guida chiara per superare questo momento critico.
La situazione è ulteriormente complicata dalla recente udienza tenutasi presso il Tribunale di Pavia. L'udienza riguardava la richiesta di liquidazione coatta della cooperativa TdO, avanzata dal commissario Luigi Zingone. Questo passaggio giudiziario sottolinea la gravità della crisi finanziaria che attanaglia la cantina. La prospettiva di una liquidazione coatta rappresenta l'ultimo atto di un percorso travagliato, segnato da difficoltà gestionali e di mercato.
Nasce il Comitato 107 per tutelare i soci
In risposta alle difficoltà e per tutelare i propri interessi, un gruppo di soci della cantina sociale Terre d'Oltrepò ha costituito il “Comitato 107 dei soci della cantina sociale Terre d’Oltrepò”. Questa iniziativa nasce a luglio, in seguito a contestazioni sulla governance societaria dell'epoca. Il comitato si propone di agire come voce unitaria per difendere i diritti e le istanze dei soci in tutte le sedi opportune. I coordinatori Antonio Morini, Roberto Penati e Cristina Duca hanno chiarito che non esistono problemi relazionali con le associazioni di categoria.
Il Comitato 107 avanza due richieste precise. In primo luogo, auspica un rinvio di qualsiasi decisione relativa alla liquidabilità della cantina. La motivazione è chiara: TdO è stata ormai dichiarata in default, rendendo necessarie nuove valutazioni strategiche. In secondo luogo, il comitato chiede alla Regione Lombardia, attraverso Finlombarda, di anticipare i ristori destinati alle aziende vitivinicole. Questi aiuti sono fondamentali per le imprese colpite duramente dalla peronospora nell'annata 2024.
Nel frattempo, la scena politica locale si muove. In serata, alle 18:00, è prevista una riunione al circolo Pd di Broni. Sarà la Commissione agricola nazionale dei Dem a incontrarsi, segno dell'attenzione che la questione sta suscitando anche a livello partitico. La crisi di Terre d'Oltrepò e le sue implicazioni sull'economia agricola dell'Oltrepò Pavese diventano così un tema centrale nel dibattito politico locale e regionale.
Contesto storico e normativo
La crisi di Terre d'Oltrepò si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per il settore vitivinicolo italiano, in particolare per le realtà cooperative. Queste ultime, spesso caratterizzate da una base sociale ampia ma frammentata, possono incontrare ostacoli significativi nella gestione e nell'adattamento ai mutamenti del mercato. La dipendenza da grandi acquirenti o gruppi industriali, come nel caso di Collis Wine Group, può diventare un'arma a doppio taglio.
La normativa italiana prevede procedure specifiche per la gestione delle crisi aziendali, inclusa la liquidazione coatta amministrativa. Questa procedura, spesso attivata su richiesta dei commissari nominati per gestire cooperative in stato di insolvenza, mira a tutelare i creditori e, in parte, i soci. Tuttavia, può portare alla dismissione dei beni e alla cessazione dell'attività, con conseguenze sociali ed economiche rilevanti per il territorio.
L'intervento della Regione Lombardia, attraverso strumenti come Finlombarda, è cruciale in questi casi. L'anticipo dei ristori per i danni da peronospora, richiesto dal Comitato 107, è un esempio di come le istituzioni regionali possano intervenire per mitigare gli effetti di eventi avversi e sostenere la ripresa del settore agricolo. La peronospora, una malattia fungina devastante, ha colpito duramente le colture vitivinicole in diverse annate, richiedendo interventi mirati e tempestivi.
La vicenda di Terre d'Oltrepò evidenzia anche l'importanza della solidarietà tra i soci e la necessità di una governance trasparente e partecipata. La costituzione del Comitato 107 dimostra la volontà dei soci di riprendere in mano il proprio destino, cercando soluzioni alternative e pressioni politiche per ottenere risposte concrete. Il futuro della cantina e dell'economia dell'Oltrepò Pavese dipenderà dalla capacità di tutti gli attori coinvolti di trovare un accordo e di implementare strategie efficaci per superare la crisi attuale.
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