Due quarantenni ivoriani affronteranno il tribunale di Pavia per una truffa basata sulla promessa di triplicare il denaro. Hanno raggirato un imprenditore ivoriano sottraendogli 23.700 euro con il metodo del "black money scam".
Raggiro delle banconote magiche a Pavia
Due uomini di 40 anni, provenienti dalla Costa d’Avorio, sono stati rinviati a giudizio. L'accusa è di truffa aggravata in concorso. Il reato contestato è il cosiddetto “black money scam”. Si tratta di una truffa che promette di moltiplicare il denaro. Questo meccanismo ben collaudato ha portato alla perdita di ingenti somme. Tra maggio e luglio 2023, un imprenditore ivoriano è stato la vittima. L'uomo, padre di famiglia, ha consegnato 23.700 euro. Il denaro è poi svanito nel nulla.
Come funzionava la truffa
La vicenda si è sviluppata tra Pavia e Sommo. I due imputati avrebbero agito con complici non ancora identificati. Hanno utilizzato schede telefoniche con false generalità. Alcune numerazioni erano straniere. Il primo contatto avvenne nella primavera del 2023. I truffatori avvicinarono la vittima. Con modi convincenti, prospettarono un affare straordinario. L'idea era di triplicare il denaro. Questo sarebbe avvenuto tramite un particolare procedimento chimico.
Per rafforzare la credibilità, misero in scena una dimostrazione. Il 5 luglio 2023, chiesero una banconota da 50 euro. Il denaro fu accostato a fogli bianchi. Venne poi trattato con liquidi misteriosi. In pochi istanti, il plico sembrò trasformarsi. Sotto gli occhi dell'uomo, apparvero tre banconote da 50 euro. Una messinscena studiata nei minimi dettagli. Questa dimostrazione convinse il 40enne della bontà dell'operazione.
La consegna del denaro e la richiesta di integrazione
A quel punto, scattò la consegna del denaro vero. La vittima riuscì a raccogliere 23.700 euro. Li affidò a uno dei complici. Era fiduciosa di ricevere presto una somma triplicata. Ma i giorni passarono senza alcun risultato. Non solo: uno degli uomini ricontattò la vittima. Chiese ulteriori 10mila euro. Addusse motivazioni legate a presunti costi aggiuntivi. Questi servivano a completare il procedimento.
Il sospetto nella vittima crebbe. Questo portò all'ultimo incontro. Fu fissato per il 15 luglio a Pavia. Qui entrò in scena un ulteriore soggetto. Questo individuo fu trovato in possesso di materiale. Gli investigatori lo ritennero chiaramente funzionale alla truffa. C'erano fogli bianchi riproducenti banconote. C'erano flaconi con liquidi rossi e trasparenti. Trovate anche polveri, cotone e guanti in lattice. Presente anche una lampada a raggi ultravioletti. Questi elementi hanno permesso di ricostruire il meccanismo del raggiro.
Il processo e la richiesta di risarcimento
Secondo l'accusa, si trattava di un sistema rodato. Si basava su artifici e raggiri. Questi erano idonei a indurre in errore la vittima. Lo scopo era procurare un ingiusto profitto agli autori. Un copione che si ripete in diverse varianti. L'obiettivo resta sempre lo stesso. Conquistare la fiducia della persona offesa. Spingerla a consegnare ingenti somme di denaro. L'imprenditore, assistito dall'avvocato Filippo Marioni, si costituirà parte civile. Lo farà nel processo che si aprirà a metà luglio. L'obiettivo è ottenere il risarcimento del danno subito. L'udienza è fissata per luglio. Si terrà davanti al tribunale monocratico di Pavia. Il giudice è Gaetano Alemanna. Sarà in quella sede che verranno esaminate le responsabilità degli imputati. Si ricostruiranno tutti i passaggi della vicenda. Questa dimostra quanto possano essere sofisticati i meccanismi delle truffe.
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