Un padre dalla Sicilia raggiunge Pavia sconvolto dalla notizia dell'omicidio del figlio 25enne. La comunità locale si stringe attorno alla famiglia, mentre le indagini proseguono.
Dolore e incredulità a Pavia
L'abbraccio davanti al pronto soccorso del San Matteo a Pavia è straziante. Antonio Vaccaro, il padre del giovane brutalmente ucciso, ha preso un volo dalla Sicilia per raggiungere la città il prima possibile. Lo attendeva una piccola folla di amici, molti dei quali originari di Favara, paese d'origine della famiglia.
Questi amici, emigrati al nord per lavoro anni fa, si sono ritrovati uniti dalla tragedia. «Siamo una comunità unita anche qui», ha detto un uomo visibilmente commosso. «Appena abbiamo saputo siamo venuti, mi ha chiamato mia sorella stamattina».
«Non si può morire a 25 anni in questo modo», ha ripetuto con voce rotta dall'emozione. Il padre, invece, era in uno stato di profondo shock, incapace di elaborare l'accaduto. «Gabriele era venuto in provincia di Pavia per lavorare, aveva solo 25 anni», ha sussurrato un amico che lo sosteneva. «Non avrebbe fatto del male a una mosca, perché è successo tutto questo?».
La nuova vita interrotta
Gabriele Favara, diplomato all'istituto alberghiero, si era trasferito a settembre in provincia di Pavia. Aveva ottenuto un contratto presso il centro logistico delle Poste a Stradella. Questo lavoro rappresentava un'opportunità concreta, un'alternativa alla precarietà che la Sicilia sembrava offrirgli.
Amici che già lavoravano per la stessa azienda lo avevano incoraggiato a candidarsi. Il contratto era a termine, ma per lui significava un futuro più stabile. «Sarebbe scaduto a luglio», ha spiegato un amico. «Poi sarebbe andato giù per le ferie, finora non ne aveva fatte».
I suoi genitori lo attendevano con ansia. «Anche suo padre mi aveva detto che non vedeva l’ora», ha aggiunto l'amico. La famiglia sperava in un periodo di riposo condiviso.
Ricordi e speranze infrante
A Pavia attendevano Gabriele anche la sorella gemella e gli altri due fratelli, Gerlando e Totò. Come lui, avevano giocato a calcio nell'Asd CastrumFavara. La squadra ha espresso cordoglio sui social, ricordando Gabriele «non solo per le sue abilità sportive, ma per la sua educazione».
Gli amici di famiglia lo descrivono come «un ragazzo d’oro, senza grilli per la testa, educato e con tanti sogni ancora da realizzare». Un altro amico ha raccontato di aver aiutato Gabriele a fare domanda per le Poste, dove già lavoravano molti giovani del loro paese.
Presente davanti al pronto soccorso anche il direttore del centro Poste, anch'egli originario di Favara, che aveva offerto il contratto al giovane. La comunità siciliana a Pavia si è stretta attorno alla famiglia, condividendo il dolore e l'incredulità.
Indagini in corso
Lavora per le Poste anche Christian Giallombardo, rimasto ferito all'addome con la stessa arma utilizzata per l'omicidio. È ricoverato al San Matteo in prognosi riservata. Le indagini si concentrano nell'area del Vallone, in via Edoardo Camera, dove risiedeva Christian e dove, pare, alloggiava anche Gabriele da alcuni mesi.
Gabriele aveva anche un precedente domicilio a Broni. Forse attendeva di capire se il contratto a termine potesse trasformarsi in un impiego più duraturo. «Ci contava», ha confermato l'amico di famiglia. «I genitori erano contenti perché il direttore è siciliano pure lui, poteva essere una buona prospettiva di carriera. Adesso è finito tutto, in modo assurdo e senza un perché».