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Il settore del commercio al dettaglio a Parma ha subito una contrazione dell'1.1% nel quarto trimestre del 2025. Le piccole e medie imprese sono le più colpite, con previsioni future incerte a causa dell'erosione dei redditi familiari.

Commercio parmense in flessione nel 2025

L'attività commerciale nel Parmense ha mostrato segnali di debolezza durante gli ultimi mesi del 2025. Nonostante una crescita del 2,5% registrata nei settori degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini, le vendite complessive hanno subito una diminuzione dell'1,1% rispetto all'anno precedente. Questa flessione è stata percepita da circa il 35% delle imprese intervistate. Un altro 39% ha segnalato una situazione di stabilità, mentre solo il 26% ha potuto constatare un incremento delle proprie vendite. Il dato complessivo si posiziona al di sotto della leggera crescita regionale, ferma allo 0,2%.

Le analisi condotte dall'Ufficio studi e statistiche della Camera di commercio dell'Emilia evidenziano come il peso maggiore di questa contrazione sia ricaduto sul commercio al dettaglio di prodotti non alimentari. Questo segmento ha visto una diminuzione delle vendite pari al 2,5%. Nello specifico, il settore dell'abbigliamento e degli accessori ha registrato un calo del 3,8%. Anche i prodotti per la casa e gli elettrodomestici hanno subito una flessione del 3,4%. Altri prodotti non alimentari hanno visto una diminuzione del 1,5%.

Al contrario, il comparto dei beni alimentari ha mostrato una lieve tendenza positiva, con una crescita dello 0,1%. Questo dato suggerisce una resilienza, seppur modesta, dei consumi legati ai beni di prima necessità. La dinamica generale del settore, tuttavia, rimane influenzata negativamente dalle performance dei beni non essenziali.

Impatto sulle piccole e medie imprese

Le maggiori difficoltà sono state riscontrate dagli esercizi commerciali di piccole e medie dimensioni. I negozi che impiegano tra 1 e 5 dipendenti hanno evidenziato un calo delle vendite del 2,1%. Un dato simile, seppur leggermente peggiore, è stato registrato dalle realtà con un numero di dipendenti compreso tra 6 e 19, che hanno subito una flessione del 2,2%. Le imprese di maggiori dimensioni, quelle con 20 dipendenti o più, hanno invece mostrato una performance leggermente positiva, con una crescita dello 0,1%. Questo divario sottolinea la maggiore vulnerabilità delle realtà imprenditoriali più piccole nel contesto economico attuale.

Il vicepresidente della Camera di commercio dell'Emilia, Vittorio Dall’Aglio, ha commentato la situazione evidenziando le sfide che il commercio parmense si trova ad affrontare. «È evidente che per il commercio parmense vi sono difficoltà che si manifestano non solo con il moderato calo delle vendite avvenuto nel 2025, ma, ancor di più, nelle previsioni relative al futuro», ha dichiarato Dall’Aglio. Le sue parole riflettono una preoccupazione diffusa tra gli operatori del settore.

Le prospettive per i prossimi mesi appaiono incerte. Il 30% delle imprese prevede un ulteriore calo delle vendite nel trimestre in chiusura, mentre solo il 7% si mostra fiducioso riguardo a un possibile aumento. Questa disparità tra aspettative negative e positive indica un clima di incertezza che potrebbe influenzare le decisioni di investimento e di gestione delle attività commerciali.

Fattori di criticità e previsioni future

Tra i fattori che destano maggiore preoccupazione, Vittorio Dall’Aglio ha indicato l'erosione dei redditi delle famiglie. Questo fenomeno, unito all'aumento dei costi delle fonti energetiche, grava direttamente sui bilanci familiari. Le conseguenze si riflettono inevitabilmente sui consumi, con una minore propensione alla spesa per beni non essenziali. L'impatto di questi fattori economici si estende a tutti i beni, modificando le abitudini di acquisto dei consumatori.

Di fronte a questa congiuntura sfavorevole, Dall’Aglio ha sottolineato la necessità di interventi di sostegno. «Occorrono allora interventi di sostegno in questa difficile congiuntura», ha affermato, evidenziando come gli appesantimenti che riguardano le famiglie e le attività delle imprese siano generalizzati. Il rischio, secondo il vicepresidente, è che questi oneri gravino in modo particolare sugli esercizi di minori dimensioni. Queste realtà, spesso diffuse nelle piccole comunità, svolgono anche un'importante funzione sociale, contribuendo alla vitalità dei centri urbani.

Guardando alle previsioni relative agli ordinativi verso i fornitori per il trimestre in corso, il quadro rimane complesso. Il 63% delle aziende del commercio ipotizza una situazione di stabilità, mentre solo il 6% prevede una crescita. Al contrario, il 31% delle imprese si attende una diminuzione degli ordinativi. Questo dato suggerisce una cautela generale nelle strategie di approvvigionamento delle merci.

Per quanto riguarda l'evoluzione della propria attività nei dodici mesi successivi, le aspettative delle imprese sono più orientate alla stabilità. Il 69% delle realtà commerciali prevede di mantenere la propria posizione, mentre il 24% punta allo sviluppo. Tuttavia, una piccola percentuale, pari al 5%, ipotizza una diminuzione del proprio giro d'affari, e l'1% contempla addirittura un ritiro dal mercato. Queste cifre delineano un panorama eterogeneo, con una maggioranza che punta alla resilienza e una minoranza che affronta prospettive più difficili.

Struttura del settore commerciale parmense

Nel corso del 2025, il Registro Imprese ha censito un totale di 7.011 imprese attive nel settore del commercio a Parma. Questo dato rappresenta il 18,2% del totale delle imprese presenti sul territorio parmense, evidenziando l'importanza strategica di questo settore per l'economia locale. La suddivisione tra commercio al dettaglio e all'ingrosso mostra una prevalenza del primo: il 56,3% delle realtà commerciali opera nel dettaglio, corrispondente a 3.950 imprese. Il restante 43,7% opera nell'ingrosso, per un totale di 3.061 imprese.

Analizzando la composizione del tessuto imprenditoriale del commercio, emergono dati interessanti sulla titolarità delle imprese. Il 15% delle 7.011 imprese attive è a titolarità straniera, con 1.050 realtà. Le imprese a titolarità femminile rappresentano il 25,7%, per un totale di 1.800 realtà. Le imprese giovanili, ovvero quelle guidate da imprenditori under 35, costituiscono l'8,4%, per 589 imprese. Questi dati indicano una diversificazione significativa all'interno del settore.

Per quanto riguarda la forma giuridica, la maggior parte delle imprese commerciali a Parma opera come impresa individuale, rappresentando il 59,7% del totale. Le società di capitale costituiscono il 26,7%, mentre le società di persone rappresentano il 13,2%. Le cooperative sono una piccola percentuale (0,3%), così come le altre forme giuridiche (0,2%). Questa struttura prevalentemente individuale suggerisce una forte presenza di piccole attività a conduzione familiare.

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