Estorsioni e violenza, maxi-operazione anti-mafia
Bari, 8 giugno 2026 – I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito questa mattina un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone. I provvedimenti sono stati emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di gravi reati aggravati dal metodo mafioso. Tra le accuse figurano il tentato omicidio, l'estorsione e il porto illegale di armi. Sono inoltre contestati reati come la ricettazione, il furto e l'incendio di autovetture, oltre al favoreggiamento personale.
L'operazione, denominata «Re Nero», ha visto l'impiego di diverse unità specializzate dell'Arma. Hanno partecipato il Nucleo Cinofili, lo Squadrone Eliportato «Cacciatori Puglia», le Aliquote di Primo Intervento (API) e il Nucleo Elicotteri di Bari.
Il blitz è scattato contemporaneamente nel Comune di Palo del Colle e all'interno delle Case Circondariali di Lecce e Paola. Alcuni degli indagati erano già detenuti in queste strutture.
Le indagini: dall'estorsione al tentato omicidio
Le indagini, condotte dalla Sezione Operativa di Modugno tra il 2023 e il 2024, hanno fatto luce su un episodio di tentato omicidio avvenuto a Palo del Colle il 16 novembre 2023. Questo grave fatto di sangue sarebbe scaturito da ripetute estorsioni ai danni di un imprenditore locale.
L'imprenditore sarebbe stato costretto da un pregiudicato, legato al Clan Strisciuglio, a cedere autovetture a noleggio senza ricevere alcun compenso. Le investigazioni hanno svelato una escalation di violenza.
Pochi giorni prima del tentato omicidio, l'estorsore avrebbe noleggiato un veicolo dalla vittima. Con l'intento di intimidire l'imprenditore, invece di restituire l'auto, le avrebbe dato fuoco. Questo gesto avrebbe preceduto l'assalto al bar dell'imprenditore.
L'autore del tentato omicidio, giunto a bordo di un'auto rubata, avrebbe esploso quindici colpi di pistola calibro 9 contro l'ingresso del locale. L'obiettivo era colpire le persone presenti all'interno.
L'autovettura utilizzata per l'agguato è stata successivamente ritrovata completamente carbonizzata. Questo per cancellare ogni traccia utile alle indagini.
Il ruolo del carcere e le SIM introdotte col "bacio"
Il controllo del principale indagato sul territorio e sui suoi sodali sarebbe proseguito anche dall'interno del carcere. Nel gennaio 2024, mosso da gelosia, l'uomo avrebbe ordinato dal carcere ai propri complici di rubare e incendiare l'auto della sua stessa fidanzata.
La donna, pur consapevole delle responsabilità del compagno, avrebbe denunciato il furto come opera di ignoti. La stessa fidanzata si sarebbe poi resa protagonista di un altro grave episodio.
Durante un colloquio in carcere, con il concorso di altri due indagati, sarebbe riuscita a consegnare al compagno tre schede telefoniche. Le SIM, intestate a prestanomi, sarebbero state nascoste in bocca e trasferite tramite un bacio.
Queste schede sarebbero state poi inserite in telefoni cellulari detenuti illegalmente nelle celle. Ciò avrebbe garantito la continuità delle comunicazioni dei detenuti con l'esterno.
Gli arresti e le misure cautelari
Il quadro indiziario raccolto dai Carabinieri è stato condiviso dalla DDA e dal Gip. Sono state disposte le catture degli indagati.
Al termine delle operazioni, tre indagati sono stati associati alle case circondariali. Un quarto è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
Per un quinto indagato, sebbene coinvolto nelle indagini, non è stata applicata alcuna misura cautelare. La decisione è motivata dal difetto di attualità delle esigenze cautelari.
L'esito di questa operazione sottolinea l'impegno congiunto dell'Autorità Giudiziaria e dell'Arma dei Carabinieri nel contrasto ai reati. L'obiettivo è la tutela della collettività.
È importante ricordare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Seguiranno l'interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati. La loro eventuale colpevolezza dovrà essere accertata in sede di processo.