Cronaca

Savelli: 5 scelgono rito abbreviato nell'inchiesta "Sistema Savelli"

19 marzo 2026, 12:47 5 min di lettura
Savelli: 5 scelgono rito abbreviato nell'inchiesta "Sistema Savelli" Immagine generata con AI Pallagorio
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Cinque indagati nell'inchiesta "Sistema Savelli" hanno optato per il rito abbreviato. L'indagine riguarda una presunta truffa da oltre 3 milioni di euro ai danni di tre comuni calabresi. La prossima udienza è fissata per il 10 giugno.

Savelli: Cinque scelgono rito abbreviato nell'inchiesta

Il Tribunale di Crotone ha visto una svolta significativa nell'ambito dell'indagine denominata “Sistema Savelli”. La giudice per le udienze preliminari, Elisa Marchetto, ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dai Comuni di Savelli, Cirò Marina e Pallagorio. Questi enti locali si costituiranno parte civile nel processo che vede coinvolti otto imputati.

L'indagine, condotta dai Carabinieri, mira a far luce su presunte appropriazioni indebite di fondi pubblici. Si parla di bonifici illeciti per una somma complessiva superiore ai 3 milioni di euro. I fatti contestati si sarebbero verificati in un arco temporale esteso, dal 2013 al 2023. La cifra è stata accertata dopo approfondimenti investigativi.

Cinque degli otto imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Questa opzione processuale, se accolta, permette una riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. La scelta è stata formalizzata da figure chiave nell'ambito amministrativo dei comuni coinvolti. Tra questi, l'ex responsabile del settore finanziario, Michele Giudicissi. Anche ex amministratori di Savelli hanno optato per questa via: Tommaso Frigoli, Letizia Grazia Barbato e Antonio Cerminara. Infine, anche l'ex dipendente municipale Olga Caputo ha scelto il rito abbreviato.

Per altri tre imputati, invece, si profila il rito ordinario. Tra questi figurano l'ex assessore Vincenzo Anania e l'ex vicesindaco Bruno Vittorio Caligiuri. Anche l'imprenditrice crotonese Giovanna Panaja affronterà il processo con rito ordinario. Il procedimento giudiziario proseguirà con la prossima udienza fissata per il 10 giugno, data in cui si attende un ulteriore sviluppo delle indagini.

L'indagine "Sistema Savelli": origini e meccanismi

L'inchiesta “Sistema Savelli” ha preso ufficialmente avvio nel novembre 2023. Tutto è scaturito da una denuncia presentata dall'ex sindaco Francesco Spina e dalla segretaria comunale Maria Rosa Laratta. I due avevano segnalato un ammanco di bilancio di difficile spiegazione. La stima iniziale parlava di circa un milione di euro.

Le successive indagini dei Carabinieri hanno però rivelato un quadro ben più complesso. Gli inquirenti hanno scoperto un meccanismo fraudolento esteso e profondamente radicato. Questo sistema, soprannominato dagli investigatori “Sistema Savelli”, avrebbe prosciugato le casse pubbliche per una cifra ben superiore. Si parla di oltre 3 milioni di euro, sottratti attraverso la distrazione di fondi. I fondi sarebbero stati deviati tra il 2008 e il 2023.

Invece di essere utilizzati per pagare i mandati ufficiali, i soldi venivano trasferiti sui conti personali di Michele Giudicissi. Quest'ultimo ricopriva la carica di responsabile finanziario. La sua posizione è centrale nell'intera vicenda. L'indagine ha quindi ampliato il suo raggio d'azione, coinvolgendo diverse figure. La gravità dei fatti contestati ha portato alla richiesta di costituzione di parte civile da parte dei comuni.

I ruoli chiave nel presunto sistema fraudolento

Al centro della presunta rete illecita figura Michele Giudicissi. Viene considerato l'architetto del raggiro. In qualità di responsabile finanziario dei tre comuni (Savelli, Pallagorio e Cirò Marina), è accusato di peculato e falso. Si ritiene che abbia materialmente emesso mandati di pagamento irregolari per ingenti somme. Questi fondi sarebbero stati destinati a sé stesso, a familiari e ad amministratori locali.

A supportarlo nell'ufficio ragioneria c'era Olga Caputo, ex dipendente municipale. Anche lei è accusata di concorso in peculato e falso. Si sostiene che abbia partecipato attivamente all'emissione e alla gestione dei pagamenti fittizi. I fondi illeciti avrebbero poi raggiunto anche figure esterne al municipio. Tra queste, l'imprenditrice Giovanna Panaja. È indagata per aver beneficiato di parte del denaro sottratto alle casse pubbliche tramite documentazione fasulla.

La svolta nell'indagine è arrivata con l'interrogatorio di Giudicissi. Ammettendo le proprie responsabilità, ha svelato i dettagli della presunta truffa. La sua confessione è stata poi confermata dalle indagini dei Carabinieri. Secondo quanto dichiarato, sarebbero stati emessi circa 320 mandati di pagamento falsi. Questi documenti contabili permettevano di dirottare somme ingenti su conti correnti personali o di società compiacenti.

Le confessioni e l'ampliamento delle indagini

Michele Giudicissi, nel corso del suo interrogatorio, ha fornito dettagli cruciali. Ha coinvolto nell'indagine anche ex amministratori locali. Ha parlato di indennità di carica illecitamente gonfiate a loro favore. I compensi mensili sarebbero passati arbitrariamente da 152,43 euro a 400 euro. Tutto ciò sarebbe avvenuto senza alcuna giustificazione legale.

L'inchiesta, inizialmente concentrata sul Comune di Savelli, si è successivamente estesa. L'indagine ha coinvolto anche i Comuni di Pallagorio e Cirò Marina. Questo ampliamento è stato possibile perché l'ex ragioniere Giudicissi aveva prestato servizio anche in questi enti. L'estensione delle indagini ha portato alla luce ulteriori distrazioni di fondi. Si parla di circa 305 mila euro in questi altri comuni.

La cifra totale contestata supera quindi i 3 milioni di euro. L'indagine ha messo in luce un presunto sistema ben oliato di appropriazione indebita. La prossima udienza del 10 giugno sarà fondamentale per definire i prossimi passi del procedimento giudiziario. La costituzione di parte civile dei comuni dimostra la volontà di recuperare i fondi sottratti.

Accuse politiche e amministrative: peculato e falso

Sul fronte politico e amministrativo, le accuse di peculato e falso ideologico o materiale colpiscono duramente diversi ex esponenti delle giunte comunali di Savelli. Una delle posizioni più delicate riguarda Vincenzo Anania, settantaquattrenne, ex assessore ed ex comandante della Polizia locale. Secondo l'accusa, avrebbe sfruttato la sua posizione per orchestrare l'emissione di 26 mandati falsi.

Si sarebbe appropriato indebitamente di 36.166,32 euro. L'uomo è peraltro coinvolto in un'altra inchiesta per frode, il che aggrava ulteriormente la sua posizione. Altri ex amministratori devono rispondere di aver percepito indennità maggiorate in modo illegittimo. Nonostante non siano state applicate misure cautelari personali, sono stati disposti sequestri preventivi sui beni.

L'ex vicesindaco Bruno Vittorio Caligiuri è chiamato a giustificare l'incasso illecito di 14.048,37 euro. L'ex assessora Letizia Grazia Barbato si sarebbe appropriata di 5.759 euro mediante l'incasso di emolumenti gonfiati. La stessa contestazione di peculato e falso riguarda l'ex assessore Tommaso Frigoli. Avrebbe beneficiato di 1.611,85 euro concordando l'emissione di sei mandati falsi. Infine, l'ex vicesindaco Antonio Cerminara avrebbe percepito illecitamente 1.824,62 euro. La vicenda giudiziaria è ancora in corso e si attendono sviluppi.

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