Una proposta per tassare i grandi patrimoni potrebbe generare fondi significativi per il welfare, con potenziali benefici anche per la Sicilia. L'idea è di un prelievo minimo sull'1% dei patrimoni più elevati.
Giustizia fiscale e contributo dei più ricchi
Il dibattito sulla tassazione dei milionari riemerge con forza. Figure come Zohran Mamdani, sindaco di New York, ricordano che il termine “socialista” non è un insulto. Nel mondo avanzato, il tema è ormai sdoganato. Molti super-ricchi chiedono di pagare più tasse. Vogliono stabilizzare le società che li hanno resi prosperi. Lo sviluppo del libro di Riccardo Staglianò, “Tassare i milionari”, evidenzia un punto cruciale. Un prelievo aggiuntivo dell’1% sui grandi patrimoni è irrisorio per i ricchi. Ma può portare enormi benefici ai poveri.
In Italia, i contribuenti con patrimoni superiori al milione sono circa centomila. Anche con una stima prudente, l’1% genererebbe centinaia di milioni annui. Questi fondi, in pochi anni, potrebbero costruire case per senzatetto. Potrebbero garantire loro pasti caldi ogni giorno. Si tratterebbe di una piccola quota di ricchezza per alleviare una grande povertà.
Il teatrino politico italiano
In Italia, il dibattito si arena nel solito scontro politico. La sinistra viene accusata di tassare per principio. La destra promette di non farlo mai. Spesso assolve l'evasore fiscale. La questione non è demonizzare la ricchezza. Si tratta di decidere chi pagherà il welfare. Chi finanzierà la transizione ecologica. Chi sosterrà l'istruzione per i futuri contribuenti.
È un mistero perché una misura che riguarda poche migliaia di persone venga presentata come una minaccia. La prospettiva dovrebbe essere ribaltata. La giustizia fiscale conviene a tutti. Anche ai più ricchi. Non è un'ideologia, ma un calcolo matematico. Se si alleggerisce il carico su lavoro e ceto medio, altri devono compensare.
La fragilità dei conti siciliani
La Sicilia dimostra quanto sia fragile questo equilibrio. Il bilancio regionale ammonta a circa 20 miliardi di euro annui. La maggior parte, 15-16 miliardi, è destinata a sanità, personale e funzionamento. Il resto copre trasporti ed enti collegati. Le entrate tributarie regionali raggiungono solo 12-13 miliardi. Il deficit è di circa 7 miliardi. Questo buco viene coperto da trasferimenti statali. Sono, in sostanza, le tasse pagate dagli italiani.
Nonostante ciò, il fisco viene ancora percepito come un usuraio. Non come uno strumento di coesione sociale. Forse serve un nuovo approccio. Un “Mont Pèlerin” al contrario. Le tasse dovrebbero essere viste come un pilastro della comunità. Ogni asilo, biblioteca o reparto oncologico dovrebbe recare un cartello. Indicare che è stato pagato con le tasse dei cittadini. Il fisco non è un nemico. È il meccanismo che tiene unita la società.
Investire nel futuro con intelligenza
Nel mondo sviluppato, molti ricchi hanno compreso questo concetto. Contribuire di più significa investire nel sistema. Un sistema che ha permesso loro di accumulare ricchezza. Se l’Italia supererà il suo provincialismo ideologico, capirà la vera domanda. Non è se tassare i ricchi, ma come farlo in modo intelligente. Senza tasse adeguate, l'unica cosa davvero progressiva è la rabbia sociale.