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La Sicilia si conferma la regione italiana più colpita dagli incendi nel 2026, con oltre 71.000 ettari andati in fumo. Il report di Legambiente evidenzia la predominanza della mano umana e la correlazione con la criminalità.

Allarme incendi in Sicilia: la regione più colpita d'Italia

La Sicilia detiene il triste primato di regione italiana maggiormente colpita dagli incendi nel corso del 2026. I dati, raccolti nel report «La bioeconomia delle foreste 2026» da Legambiente, basati sulle rilevazioni Effis-Copernicus, sono allarmanti. L'isola ha registrato la distruzione di ben 71.178 ettari di territorio.

Questa cifra rappresenta una percentuale significativa, pari al 54,4% dell'intera superficie nazionale interessata dai roghi durante l'anno. Non solo in termini di superficie bruciata, la Sicilia si distingue negativamente anche per il numero di eventi registrati. Sono stati ben 836 gli incendi che hanno interessato l'isola.

Il periodo di riferimento per la raccolta dei dati va dal 1° gennaio al 15 ottobre del 2026. La gravità della situazione in Sicilia è ulteriormente sottolineata dal confronto con le altre regioni italiane. Dopo la Sicilia, le regioni che hanno subito maggiori danni a causa degli incendi sono la Calabria, con 14.359 ettari bruciati, e la Puglia, con 13.649 ettari andati in fumo.

Questi numeri evidenziano una criticità diffusa nel Sud Italia, ma con la Sicilia che si posiziona in una situazione di estrema emergenza. L'estensione delle aree colpite pone seri interrogativi sulla gestione del territorio e sulle strategie di prevenzione.

Comuni siciliani sotto assedio: Bivona e Butera le aree più colpite

L'analisi di Legambiente non si ferma ai dati regionali, ma scende nel dettaglio dei singoli comuni. Nel 2026, ben 27 comuni siciliani hanno superato la soglia critica di 1.000 ettari bruciati. Questo dato è particolarmente preoccupante se si considera che 20 di questi comuni erano già stati teatro di incendi significativi nell'anno precedente.

Il comune che ha subito la devastazione più estesa è stato Bivona, situato nella provincia di Agrigento. Le fiamme hanno divorato una porzione considerevole del suo territorio. Subito dopo, in ordine di gravità, si posiziona Butera, in provincia di Caltanissetta, anch'esso duramente colpito dagli incendi.

La lista dei territori più colpiti in Italia, secondo lo studio, include anche altre località siciliane. Tra queste spiccano Resuttano, ancora in provincia di Caltanissetta, e Castronovo di Sicilia, nel palermitano. La concentrazione di eventi gravi in queste aree suggerisce la necessità di interventi mirati e di una maggiore attenzione da parte delle autorità locali.

La ripetitività degli eventi in alcuni comuni solleva interrogativi sulla reale efficacia delle misure di prevenzione e contrasto messe in atto. La resilienza di queste comunità è messa a dura prova da incendi che sembrano ripetersi con una frequenza allarmante.

La mano dell'uomo dietro i roghi: criminalità e incendi dolosi

Nonostante il contesto di crisi climatica, che rende i territori sempre più vulnerabili e aridi, lo studio di Legambiente pone un accento deciso sulla causa principale degli incendi: la mano dell'uomo. Viene evidenziata una stretta correlazione tra gli incendi di natura dolosa e la presenza di attività criminali.

I dati sui reati legati agli incendi nel 2025 sono emblematici. Sono stati registrati 3.586 reati connessi ai roghi. Di questi, oltre il 51% degli illeciti si concentra in quattro regioni del Sud Italia: Sicilia, Puglia, Calabria e Campania. Questa concentrazione geografica rafforza l'ipotesi di un legame tra criminalità organizzata o diffusa e l'innesco degli incendi.

La natura dolosa di molti roghi non è solo un atto di vandalismo, ma spesso nasconde motivazioni economiche, speculative o legate al controllo del territorio. La distruzione di aree verdi può facilitare speculazioni edilizie o agricole, oppure essere utilizzata come strumento di intimidazione.

La vulnerabilità dei territori siciliani, resa ancora più critica dalla siccità e dalle alte temperature, amplifica l'impatto di questi atti criminali. La lotta agli incendi diventa quindi una battaglia su due fronti: quello ambientale e quello della sicurezza e legalità.

Contesto geografico e normativo degli incendi in Sicilia

La Sicilia, con la sua conformazione geografica variegata che spazia da aree costiere a zone montuose interne, presenta un mosaico di ecosistemi particolarmente esposti al rischio incendi. La presenza di macchia mediterranea, boschi e aree agricole rende il territorio un bersaglio ideale per i roghi, soprattutto durante i mesi estivi caratterizzati da temperature elevate e scarsa piovosità.

Le normative italiane ed europee mirano a contrastare il fenomeno degli incendi boschivi attraverso piani di prevenzione, gestione delle emergenze e sanzioni per i responsabili. La direttiva europea sugli incendi boschivi e i piani nazionali di gestione forestale prevedono misure di monitoraggio, pulizia del territorio e interventi di spegnimento.

Tuttavia, l'efficacia di queste misure sembra essere messa in discussione dai dati presentati da Legambiente. La persistenza di un alto numero di ettari bruciati e la correlazione con la criminalità suggeriscono la necessità di un rafforzamento delle azioni di contrasto e di una maggiore collaborazione tra le diverse istituzioni e le comunità locali. La vigilanza del territorio, le campagne di sensibilizzazione e il contrasto alle attività illecite sono passi fondamentali per invertire la tendenza.

La situazione in Sicilia richiede un'attenzione particolare, data la sua posizione di maglia nera per gli incendi. Le risorse destinate alla prevenzione e allo spegnimento devono essere adeguate alle reali necessità, e le indagini per identificare e punire i responsabili devono essere intensificate. La protezione del patrimonio naturale siciliano è una priorità non più procrastinabile.

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