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Salvatore Borsellino sostiene che suo fratello Paolo fu ucciso per impedire che rivelasse legami tra compagni di gioventù e Stefano Delle Chiaie nella preparazione della strage di Capaci. Le sue dichiarazioni mettono in luce presunti depistaggi istituzionali e la possibile occultazione di prove.

Il movente dell'omicidio di Paolo Borsellino

Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato, ha espresso una nuova prospettiva sul movente dell'omicidio di Paolo Borsellino. Secondo Salvatore, suo fratello fu ucciso per evitare che testimoniasse. L'obiettivo era impedirgli di rivelare la partecipazione di alcuni suoi ex compagni di gioventù. Questi avrebbero collaborato con Stefano Delle Chiaie nella pianificazione della strage di Capaci.

Queste dichiarazioni sono state rilasciate ai microfoni di Diecimedia. Paolo Borsellino morì nella strage di via D'Amelio, insieme agli agenti della sua scorta. La nuova interpretazione suggerisce un movente legato all'eversione nera.

Eversione nera e depistaggi istituzionali

Salvatore Borsellino descrive la situazione attuale come una "stagione più nera". Egli critica i "depistaggi di Stato" che sarebbero sfociati in un "depistaggio istituzionale". Questo sarebbe portato avanti da una commissione parlamentare Antimafia. La commissione, a suo dire, cercherebbe di negare il coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi.

L'eversione nera, secondo Salvatore Borsellino, ha segnato la storia del Paese da Piazza Fontana in poi. Egli contesta anche l'attribuzione della strage di via D'Amelio a un "fantomatico dossier mafia-appalti". Questo dossier, a suo parere, non avrebbe mai potuto giustificare l'accelerazione della strage.

La scoperta di Paolo Borsellino

Salvatore Borsellino ha a lungo creduto che l'assassinio di suo fratello fosse legato alla trattativa Stato-mafia. Tuttavia, ora ritiene che Paolo sia stato ucciso per impedirgli di rivelare una scoperta cruciale. Paolo aveva appreso che alcuni suoi vecchi compagni di gioventù avevano partecipato alla preparazione della strage di Capaci. La sua testimonianza avrebbe potuto svelare questi legami con Stefano Delle Chiaie.

Paolo Borsellino non fu mai chiamato a deporre a Caltanissetta. Questo nonostante fosse l'unico ad aver letto il diario di Giovanni Falcone. Avrebbe potuto raccontare quanto gli aveva riferito Lo Cicero. Quest'ultimo aveva menzionato la presenza di un suo compagno di gioventù del Fuan. Questo individuo avrebbe incontrato Delle Chiaie e Mariano Tullio Troja.

L'agenda rossa e la verità nascosta

La conclusione di Salvatore Borsellino è netta: suo fratello fu ucciso per impedirgli di condividere queste informazioni. La sua testimonianza a Caltanissetta fu deliberatamente evitata. In questo contesto, diventa fondamentale anche la scomparsa della sua agenda rossa. L'agenda rossa è definita da Salvatore come la "scatola nera della strage di via D'Amelio". Se fosse venuta alla luce, la verità non avrebbe potuto più essere celata.

Le dichiarazioni di Salvatore Borsellino riaccendono i riflettori su aspetti ancora oscuri delle stragi che hanno segnato l'Italia. La sua interpretazione punta il dito contro presunti occultamenti e depistaggi a livello istituzionale. La figura di Paolo Borsellino emerge ancora una volta come simbolo di una giustizia che non si piega.

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