Il TAR di Palermo ha dato ragione a una proprietaria, annullando i vincoli imposti dalla Sovrintendenza su alcuni immobili dell'ex complesso dei Crociferi. Le sentenze tutelano il diritto di proprietà e l'accessibilità, anche per persone con disabilità.
Tar accoglie ricorsi su immobili ex Crociferi
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha emesso due sentenze favorevoli. Hanno accolto i ricorsi presentati dalla proprietaria di alcuni immobili. Questi si trovano all'interno dell'ex complesso conventuale dei Crociferi. L'area è in parte pubblica e in parte privata. I giudici hanno annullato i provvedimenti restrittivi. Questi erano stati emessi dalla Soprintendenza.
Le decisioni dei giudici amministrativi pongono fine a una lunga disputa legale. La contesa vedeva contrapposti il diritto alla proprietà e all'accessibilità. Si scontravano con i poteri di tutela dei beni culturali. La Soprintendenza sosteneva che l'intero immobile fosse vincolato. Aveva emesso un'ordinanza per il restauro di alcuni interventi edilizi. L'ente riteneva abusivi i lavori effettuati.
Tutela beni culturali e diritti dei cittadini
La difesa, affidata agli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, ha presentato prove decisive. È stato dimostrato che le opere erano state realizzate con permessi regolari. Questi erano stati rilasciati dal Comune di Palermo. Inoltre, al momento dell'ordinanza, non esisteva alcun vincolo sulla porzione di immobile privata. Il procedimento per l'apposizione del vincolo era iniziato solo successivamente.
Il TAR ha stabilito un principio fondamentale. I poteri di tutela non possono agire retroattivamente. Non possono colpire interventi già autorizzati. Soprattutto se basati su presupposti inesistenti. L'amministrazione è stata condannata anche al pagamento delle spese legali. La seconda sentenza riguarda l'installazione di un ascensore. Questo era necessario per garantire l'accesso all'abitazione di un giovane con grave disabilità.
Accessibilità e diritto alla disabilità
La Soprintendenza aveva negato il permesso per l'ascensore proposto dalla madre del ragazzo. Aveva suggerito un'alternativa. Questa prevedeva l'installazione in un immobile demaniale confinante. I legali della proprietaria hanno contestato questa scelta. L'hanno definita «impraticabile». L'area indicata, infatti, versava in stato di abbandono.
Il TAR ha dato ragione alla ricorrente. Ha rilevato un grave difetto nell'istruttoria. L'amministrazione non aveva valutato le reali condizioni tecniche dei luoghi. Ciò ha pregiudicato in modo sproporzionato il diritto all'accessibilità della cittadina. Le sentenze sottolineano l'importanza di un'azione amministrativa basata su dati certi. È necessario bilanciare la tutela architettonica con i diritti fondamentali dei cittadini. Questo è particolarmente vero in presenza di fragilità sociali.
Le dichiarazioni dei legali
«Le due sentenze», hanno dichiarato i legali, «ribadiscono la necessità per la pubblica amministrazione di agire su basi documentali certe». Hanno aggiunto che è fondamentale «bilanciare rigorosamente la tutela architettonica con i diritti fondamentali dei cittadini». Hanno sottolineato l'importanza di questo principio «specialmente in presenza di fragilità sociali».